La Water Resilience Strategy entra nella fase di attuazione. Investimenti, digitalizzazione, innovazione e nuovi obiettivi di efficienza stanno trasformando la politica europea dell’acqua. Una trasformazione che interessa direttamente anche le imprese e i territori italiani e che, in vista del Forum euro-mediterraneo dell’acqua di Roma, assume una particolare attualità.

Quanta acqua serve per produrre un alimento, un farmaco, un componente industriale o un microchip? E cosa accade quando un’impresa non può più considerare scontata la disponibilità di questa risorsa?
Per molto tempo la politica europea dell’acqua è stata associata soprattutto alla tutela ambientale, alla qualità delle acque e ai servizi idrici. Oggi questa prospettiva si sta ampliando. L’acqua è sempre più considerata anche come un input produttivo, una componente della sicurezza economica e una condizione per la competitività dei territori.
Non è difficile comprenderne le ragioni. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, sulla base dei dati disponibili per il periodo 2000-2022, agricoltura, industria manifatturiera, raffreddamento per la produzione elettrica e approvvigionamento pubblico rappresentano insieme il 98% dei prelievi idrici associati ai principali settori economici dell’Unione europea. Circa il 30% del territorio dell’UE sperimenta inoltre ogni anno condizioni di scarsità idrica stagionale. La capacità di garantire una disponibilità affidabile di acqua e, soprattutto, di utilizzarla in maniera più efficiente sta quindi diventando parte delle condizioni nelle quali le imprese europee producono e investono.
È in questo contesto che, nel giugno 2025, la Commissione europea ha presentato la European Water Resilience Strategy, con l’obiettivo di proteggere il ciclo dell’acqua, costruire una water-smart economy e garantire acqua pulita, sicura e accessibile.
A poco più di un anno di distanza, il dossier è entrato nella fase di attuazione.
Nel dicembre 2025 si è tenuto il primo Water Resilience Forum, mentre nel 2026 la Commissione ha avviato una serie di azioni volte a tradurre la Strategia in strumenti più concreti. Tra queste figura la definizione, insieme agli Stati membri e agli stakeholder, di una metodologia comune per misurare l’efficienza idrica.
L’obiettivo europeo è migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua di almeno il 10% entro il 2030. Sulla base della metodologia in preparazione, la Commissione intende sviluppare benchmark comuni in occasione della revisione della Strategia prevista nel 2027.
La logica è quella del principio