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Bilancio UE: il difficile equilibrio del compromesso irlandese

20/10/26

La Presidenza irlandese del Consiglio dell’UE presenta una nuova proposta di compromesso sul bilancio europeo 2028-2034, ridimensionando le risorse rispetto alla proposta della Commissione. Persistono profonde divergenze tra gli Stati membri su dotazioni, priorità di spesa e nuove entrate, mentre si restringono i tempi per raggiungere un accordo entro il 2026.

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Dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, l’Irlanda esercita la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE in una fase cruciale del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Il 10 ottobre la Presidenza irlandese ha presentato un Negotiating Box aggiornato: una proposta di compromesso che riunisce dotazioni, priorità e nodi politici sui quali i leader devono convergere. È la base del negoziato, e un punto di partenza che per il momento anziché avvicinare, sembra sommare le insoddisfazioni: troppo oneroso per chi finanzia il bilancio, troppo restrittivo per chi ne difende l’ambizione.


Ricordiamo i dati principali del Negotiating Box: la presidenza irlandese propone un bilancio 2028-2034 di circa 1.620 miliardi di euro a prezzi 2025, pari all’1,16% del reddito nazionale lordo dell’UE. La riduzione rispetto alla proposta della Commissione è di 141 miliardi, ossia l’8%. Gli aggiustamenti sono però differenziati: circa il 3% per il blocco comprendente coesione, agricoltura e pesca, il 13% per competitività e sicurezza e il 17% per l’azione esterna.


Importi e distribuzione alimentano il dissenso dei «frugali», Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia, che considerano ancora eccessivo il volume complessivo. Chiedono risparmi di diverse centinaia di miliardi rispetto alla proposta della Commissione, coinvolgendo maggiormente agricoltura e coesione e di ricalibrare la proposta per preservare gli investimenti in competitività, innovazione e difesa. Difendono inoltre la condizionalità prevista dalla Commissione, che lega l’erogazione dei fondi dei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali a riforme coerenti con le raccomandazioni del Semestre europeo. Contestano quindi l’allentamento di questo vincolo nel compromesso irlandese, considerandolo essenziale per la qualità e l’efficacia della spesa.


Gli «Amici della coesione», diciassette Paesi prevalentemente dell’Europa meridionale e orientale, tra cui l’Italia, contestano il taglio del 3% rispetto alla proposta della Commissione per il blocco comprendente coesione, agricoltura e pesca, le cui dotazioni scenderebbero da circa 946 a 914 miliardi di euro. Chiedono di preservare queste risorse e di finanziare le nuove priorità con stanziamenti aggiuntivi: la loro obiezione investe anche la riduzione complessiva dell’8%, considerata incompatibile con le crescenti ambizioni dell’Unione.


Resta irrisolto anche il capitolo delle entrate. Il pacchetto irlandese punta a circa 55 miliardi annui, rispetto ai 58,2 miliardi stimati dalla Commissione, a prezzi 2025, attraverso modifiche alle risorse esistenti delle cinque nuove fonti: quote dei proventi ETS e del meccanismo del carbonio alle frontiere (CBAM), contributi basati sui rifiuti elettronici non raccolti e sulle accise sul tabacco, e un contributo annuale delle grandi imprese, denominato CORE. I «frugali» insistono sulla necessità di ridurre la spesa, senza affidarne la sostenibilità a gettiti ancora incerti ma le aperture e resistenze variano tra Stati membri secondo la risorsa in discussione, impedendo finora una convergenza sull’intero pacchetto.


Resta da costruire una posizione condivisa tra i Ventisette ma senza un’intesa entro fine 2026, i tempi del confronto con il Parlamento europeo e dell’adozione dei programmi settoriali nel 2027 si restringerebbero pericolosamente, con un rischio concreto, segnalato da più parti, di ritardare l’avvio dei finanziamenti a gennaio 2028.


diana.marcello@unioncamere-europa.eu

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