Per oltre trent’anni il mercato unico ha rappresentato il principale motore dell’integrazione europea. La progressiva eliminazione delle barriere, la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali e l’affermazione di un quadro normativo comune hanno contribuito a fare dell’Unione europea uno degli spazi economici più aperti e avanzati al mondo.
Negli ultimi anni, tuttavia, il contesto internazionale è profondamente mutato. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità di molte catene globali del valore. Le guerre ai confini europei e non solo hanno riportato al centro dell’agenda il tema della sicurezza energetica e della capacità produttiva. Le tensioni geopolitiche, la competizione tecnologica tra grandi economie e le vulnerabilità legate all’approvvigionamento di materie prime critiche hanno ulteriormente rafforzato la consapevolezza che apertura economica e resilienza non possano più essere considerate dimensioni separate.
È in questo quadro che si colloca la crescente attenzione dell’Unione europea verso il concetto di sicurezza economica. Non si tratta di una svolta protezionistica né di un superamento del mercato unico. Piuttosto, l’obiettivo è rafforzare la capacità dell’Unione di operare in un contesto globale più instabile, riducendo le dipendenze strategiche e preservando le condizioni di apertura che hanno sostenuto la crescita europea.
La Strategia europea per la sicurezza economica, il rapporto Draghi sul futuro della competitività europea, il Competitiveness Compass e le recenti iniziative in materia di politica industriale, energia, tecnologie critiche e difesa industriale rispondono, pur con strumenti diversi, a una medesima esigenza: rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire, assorbire e gestire gli shock esterni.
La novità più significativa non risiede tanto nei singoli strumenti quanto nell’approccio che sta emergendo. Politiche che tradizionalmente erano trattate in modo distinto - competitività, innovazione, energia, approvvigionamenti strategici, competenze e capacità industriale - sono oggi sempre più considerate come elementi interdipendenti di una più ampia strategia di resilienza europea.
Anche il dibattito sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, che definirà le priorità di bilancio dell’Unione dopo il 2027, riflette questa evoluzione. La discussione non riguarda soltanto l’entità delle risorse disponibili, ma soprattutto la loro destinazione: come sostenere gli investimenti necessari per la transizione verde e digitale, rafforzare la base industriale europea, promuovere l’innovazione e garantire la capacità dell’Europa di competere in un contesto internazionale caratterizzato da crescente frammentazione economica e geopolitica.
In questa prospettiva, la resilienza non rappresenta un’alternativa alla competitività. Ne costituisce sempre più una condizione. Un’economia innovativa ma dipendente da tecnologie critiche sviluppate altrove, una filiera efficiente ma vulnerabile a interruzioni esterne, oppure un sistema produttivo avanzato ma privo delle competenze necessarie ad accompagnarne l’evoluzione, difficilmente potranno garantire nel lungo periodo crescita sostenibile e prosperità.
Per questo motivo, la nuova agenda europea interpella direttamente anche imprese e territori. La capacità dell’Unione di rafforzare la propria resilienza dipenderà infatti dalla solidità del tessuto produttivo europeo, dalla diffusione dell’innovazione nelle PMI, dalla qualità delle competenze disponibili e dalla capacità delle filiere di adattarsi a un contesto in continua trasformazione.
Sono temi che il sistema camerale conosce bene e sui quali è impegnato da anni, accompagnando le imprese nei processi di innovazione, internazionalizzazione e sviluppo delle competenze. Se la resilienza si candida a diventare uno dei principi guida della nuova fase europea, il contributo dei territori e delle loro reti economiche sarà sempre più determinante per tradurre gli obiettivi strategici dell’Unione in risultati concreti.
L’Europa che si sta delineando non rinuncia alla propria vocazione di economia aperta. Cerca piuttosto di dotarsi degli strumenti necessari per affrontare un mondo più complesso, competitivo e incerto. La sfida pratica è tradurre la resilienza in vantaggi concreti per le imprese: filiere più stabili, tecnologie disponibili, competenze e investimenti che sostengono l’innovazione senza chiudere i mercati.
Ana Sarateanu
Direttrice Unioncamere Europa
