Uno studio di Assembly, commissionato da Connect Europe, analizza l’impatto della revisione del Cybersecurity Act sulle reti telecom europee. Il rapporto evidenzia possibili criticità su costi, tempi di sostituzione dei fornitori ad alto rischio, concorrenza e capacità di investimento degli operatori.

La revisione del Cybersecurity Act europeo (CSA2) apre un nuovo fronte nel dibattito sulla sicurezza delle infrastrutture digitali europee. La proposta della Commissione punta infatti a trasformare alcune misure finora previste dal 5G Security Toolbox in obblighi vincolanti, introducendo un quadro europeo più stringente per la gestione dei fornitori considerati ad alto rischio nelle reti di telecomunicazione.
Tra gli elementi più rilevanti figura la possibilità di imporre agli operatori la sostituzione delle apparecchiature provenienti da fornitori classificati come high-risk vendors. Per le reti mobili, la proposta prevede un periodo di 36 mesi per completare il processo di sostituzione, mentre valutazioni specifiche dovrebbero essere condotte anche per le reti fisse e satellitari.
Su questi aspetti si concentra un recente studio di Assembly, società specializzata nell’analisi dei mercati delle comunicazioni e dell’economia digitale, commissionato da Connect Europe per conto dei propri operatori telecom associati. Secondo lo studio, tempi troppo rigidi potrebbero entrare in conflitto con la complessità delle procedure autorizzative, la carenza di tecnici specializzati e i lunghi cicli di investimento tipici del settore telecom. L’analisi richiama inoltre il rischio di una riduzione del numero di fornitori disponibili, con possibili conseguenze sulla concorrenza, sui prezzi delle apparecchiature e sulla capacità degli operatori di diversificare le proprie supply chain. Gli investimenti destinati alla sostituzione di infrastrutture già operative potrebbero inoltre sottrarre risorse allo sviluppo di nuove reti in fibra e 5G, con effetti potenziali soprattutto nelle aree rurali e meno servite.
Lo studio sottolinea quindi la necessità di un approccio maggiormente proporzionato e basato sul rischio, capace di tenere conto delle differenze tra Stati membri, della criticità delle diverse componenti di rete e delle misure di sicurezza già adottate a livello nazionale.
La sfida per i legislatori europei sarà trovare un equilibrio tra sicurezza delle infrastrutture, certezza regolatoria e capacità di investimento, evitando che il rafforzamento della resilienza digitale produca effetti indesiderati sulla competitività e sullo sviluppo delle reti europee.
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