Il quarto rapporto sullo Stato del Decennio Digitale mostra che l’UE sta avanzando nelle infrastrutture, nei servizi pubblici digitali e nell’adozione di tecnologie come cloud e IA, ma resta in ritardo su semiconduttori, capacità di calcolo e competenze ICT. Per colmare questi divari e sostenere la competitività europea, la Commissione chiede maggiori investimenti e un’accelerazione della digitalizzazione delle PMI; l’Italia registra progressi significativi, ma deve ancora rafforzare competenze digitali, connettività nelle aree rurali e continuità degli investimenti oltre il 2026.

Il 17 giugno la Commissione europea ha pubblicato il quarto rapporto sullo Stato del Decennio Digitale, il monitoraggio annuale dei progressi dell’UE verso gli obiettivi di trasformazione digitale al 2030. Il documento evidenzia avanzamenti significativi nelle infrastrutture digitali, nella digitalizzazione dei servizi pubblici e nell’adozione di tecnologie avanzate da parte delle imprese. La copertura 5G di base raggiunge ormai la quasi totalità delle famiglie europee, mentre cresce l’utilizzo di cloud, analisi dei dati e intelligenza artificiale nel sistema produttivo. Anche le competenze digitali migliorano, con oltre il 60% dei cittadini europei in possesso almeno di competenze digitali di base.
Restano tuttavia divari strutturali che rischiano di rallentare il percorso verso il 2030. L’UE è ancora lontana dal target del 20% del mercato mondiale dei semiconduttori, registra carenze nella capacità di calcolo e resta dipendente da fornitori extraeuropei in ambiti strategici come cybersicurezza, cloud e tecnologie critiche. Sul fronte del capitale umano, gli specialisti ICT rappresentano solo il 5% dell’occupazione, contro l’obiettivo del 10% fissato per il 2030, con una presenza femminile ancora inferiore al 20%.
Il rapporto dedica particolare attenzione anche alle PMI, che continuano ad incontrare ostacoli nell’adozione di soluzioni digitali avanzate. La mancanza di competenze, risorse, dati e capacità di integrazione limita la possibilità di scalare tecnologie come IA, cloud e data analytics. È un punto centrale per la competitività europea: senza un’accelerazione della digitalizzazione delle imprese, il rischio è che l’Europa resti forte nella regolazione ma meno incisiva nella capacità industriale e tecnologica.
Per questo la Commissione invita gli Stati membri ad aggiornare le rispettive roadmap nazionali con misure più concrete e investimenti più mirati, anche in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale e del futuro Fondo europeo per la competitività. Il superamento progressivo del dispositivo per la ripresa e la resilienza rende infatti necessario evitare discontinuità nei finanziamenti e rafforzare il coordinamento tra iniziative nazionali ed europee. A sostenere questa spinta non è soltanto l’urgenza industriale e tecnologica evidenziata dal rapporto, ma anche una domanda crescente da parte dei cittadini. Il nuovo Eurobarometro speciale sul Decennio Digitale, pubblicato insieme al report, mostra infatti un forte sostegno all’azione dell’UE in campo digitale e a un percorso europeo più autonomo e competitivo.
Per l’Italia, un quadro in chiaroscuro. Il rapporto riconosce progressi significativi nella diffusione della fibra, nella digitalizzazione delle PMI e nell’adozione di tecnologie avanzate come cloud, intelligenza artificiale e analisi dei dati. Positiva anche la performance dei servizi pubblici digitali, sostenuta dallo sviluppo dell’identità digitale e della sanità elettronica. L’Italia può inoltre contare su solide basi industriali e di ricerca in settori strategici quali semiconduttori, calcolo ad alte prestazioni e quantum. Permangono però criticità strutturali. La copertura FTTP nelle aree rurali resta insufficiente, le competenze digitali di base sono ancora sotto la media UE e la carenza di specialisti ICT continua a rappresentare un limite per imprese e pubblica amministrazione. La roadmap italiana comprende 67 misure per 62,3 miliardi di euro, ma l’88% di queste è destinato a concludersi entro il 2026: un dato che rende centrale il tema della continuità degli investimenti nel nostro Paese.
Nel confronto europeo, i Paesi più avanzati restano quelli che riescono a combinare infrastrutture solide, competenze diffuse, servizi pubblici maturi e alta capacità di adozione tecnologica da parte delle imprese. Stati come Danimarca, Finlandia, Estonia, Paesi Bassi e Svezia confermano un posizionamento forte in diversi pilastri del Decennio Digitale, soprattutto grazie a ecosistemi digitali più integrati, maggiore disponibilità di competenze e una più ampia cultura dell’innovazione. L’Italia mostra segnali incoraggianti, ma per avvicinarsi ai migliori performer dovrà concentrare gli sforzi su competenze, territori meno connessi, digitalizzazione avanzata delle PMI e coordinamento degli investimenti post-2026.