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EDITORIALE - European Innovation Act: oltre le startup, verso un vero ecosistema europeo dell'innovazione

31/08/26

L'Europa non soffre di una carenza di idee, di eccellenza scientifica o di talento imprenditoriale. La sua debolezza strutturale risiede altrove: troppe innovazioni faticano a trasformarsi in prodotti e servizi presenti sul mercato, troppe imprese incontrano ostacoli quando cercano di crescere oltre i confini nazionali e troppe PMI rimangono escluse dall'accesso alle competenze, alle infrastrutture e agli strumenti finanziari necessari per innovare

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È proprio a queste criticità che intende rispondere il futuro European Innovation Act, una delle iniziative di punta della EU Startup and Scaleup Strategy, con l'obiettivo di creare un quadro europeo più coerente per sostenere lo sviluppo, la sperimentazione, il finanziamento e la commercializzazione dell'innovazione nel mercato unico.

 

La tempistica non è casuale. Nel corso dell'attuale ciclo politico europeo, il rapporto Letta sul futuro del mercato unico, il rapporto Draghi sulla competitività europea, il Competitiveness Compass e la EU Startup and Scaleup Strategy hanno tutti evidenziato la stessa sfida: l'Europa eccelle nella produzione di conoscenza, ma incontra ancora difficoltà nel trasformarla in imprese capaci di crescere, competere e affermarsi a livello globale. In un contesto caratterizzato da una competizione internazionale sempre più intensa, dalla crescente rivalità tecnologica e dalla necessità di rilanciare la produttività europea, l'European Innovation Act si sta progressivamente affermando come uno dei pilastri della nuova agenda europea per la competitività.

 

Il suo percorso legislativo si è tuttavia rivelato più lungo del previsto. Inizialmente attesa per il primo trimestre del 2026, la proposta è stata rinviata dapprima a luglio e, secondo il calendario indicativo più recente, dovrebbe essere presentata il 9 settembre 2026. Al momento della stesura di questo articolo, tuttavia, il testo non è ancora stato pubblicato e né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno potuto avviare l'esame della proposta.

 

Se i rinvii hanno inevitabilmente alimentato le aspettative, hanno anche consentito di delineare con maggiore chiarezza l'impostazione della futura iniziativa. I lavori preparatori della Commissione europea, la consultazione pubblica conclusasi alla fine del 2025, la Startup and Scaleup Strategy e una bozza del provvedimento citata dalla stampa specializzata delineano infatti un quadro abbastanza coerente. Pur in assenza di un testo ufficiale - e con la consapevolezza che la proposta potrà ancora evolvere - emergono già alcuni temi destinati con ogni probabilità a orientare il dibattito dei prossimi mesi.


Tra questi figurano una definizione comune europea di startup, scaleup e impresa innovativa; un quadro più organico per i regulatory sandboxes; un accesso più semplice alle infrastrutture di ricerca e tecnologiche; un maggiore ricorso agli appalti pubblici per l'innovazione e al pre-commercial procurement; strumenti per favorire la valorizzazione economica della ricerca pubblica; e un più ampio riconoscimento della proprietà intellettuale quale asset strategico.

 

Nel loro insieme, questi elementi suggeriscono che l'European Innovation Act non intende creare un nuovo programma di finanziamento, bensì migliorare le condizioni quadro che consentono all'innovazione di svilupparsi e diffondersi nell'intera economia europea.

Sebbene molti aspetti della proposta restino ancora da definire, le informazioni disponibili consentono già di individuare alcune questioni che saranno probabilmente al centro del dibattito nei prossimi mesi.

 

Innovazione: non solo startup

Una prima questione riguarda la definizione stessa di "impresa innovativa" a livello europeo. Se l'accesso alle future misure dovesse essere collegato esclusivamente alla presenza di capitale di rischio, di brevetti o di modelli di crescita tipici delle startup, una parte significativa della capacità innovativa dell'industria europea rischierebbe di rimanere esclusa. L'Europa ha certamente bisogno di più innovazione di frontiera, di imprese deep-tech e di scaleup capaci di competere a livello globale. Sono obiettivi fondamentali per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività dell'Unione.


Allo stesso tempo, una parte rilevante della forza industriale europea è costituita da PMI consolidate che innovano ogni giorno sviluppando nuovi prodotti, introducendo tecnologie avanzate, modernizzando i processi produttivi e adottando modelli di business più sostenibili. Il loro contributo alla competitività europea non è meno importante soltanto perché non assume la forma di una startup finanziata dal venture capital. La vera sfida sarà quindi riconoscere l'eccellenza senza adottare una definizione troppo restrittiva di innovazione. Sostenere l'innovazione di frontiera e favorire la diffusione dell'innovazione nell'intero tessuto produttivo europeo non sono obiettivi alternativi, ma due componenti complementari di una strategia di competitività più ampia.

 

Valorizzare l'ecosistema europeo già esistente

Negli ultimi anni l'Unione europea ha investito nella costruzione di una rete articolata di strumenti e soggetti a supporto dell'innovazione, dall'Enterprise Europe Network agli European Digital Innovation Hubs, passando per cluster tecnologici, centri di ricerca e, in prospettiva, la futura rete EU4Business. L'ambizione di oggi non consiste tanto nel creare nuovi strumenti, quanto nel rendere realmente accessibili e coordinati quelli già esistenti.


Per molte PMI il problema non è la mancanza di opportunità, ma la difficoltà di orientarsi tra infrastrutture di ricerca, strumenti finanziari, servizi per la proprietà intellettuale, partenariati e misure di accompagnamento.


In questo contesto assumono particolare rilievo le cosiddette misure di supporto orizzontali. L'innovazione richiede sempre più intermediari qualificati, in grado di combinare competenze tecniche, accompagnamento strategico e conoscenza del territorio. Le Camere di commercio e le altre Business Support Organisations possono svolgere un ruolo importante nel tradurre gli strumenti europei in opportunità concrete per le imprese.


Mentre il dibattito sul prossimo Quadro finanziario pluriennale concentra comprensibilmente l'attenzione sulle tecnologie strategiche, sarà altrettanto importante garantire risorse adeguate a queste strutture di accompagnamento. La competitività europea dipenderà infatti non solo dalla capacità di generare innovazione, ma anche da quella di diffonderla e renderla accessibile all'intero sistema produttivo.

 

Una regolazione che favorisca l'innovazione

Innovare richiede investimenti, ma anche un quadro regolatorio capace di accompagnare il cambiamento.


Sarà fondamentale trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei legittimi interessi pubblici e la necessaria flessibilità normativa che consenta alle innovazioni di essere sperimentate e portate sul mercato. L'efficacia dei regulatory sandboxes dipenderà proprio dalla loro capacità di diventare veri ambienti di sperimentazione e non semplicemente un ulteriore livello amministrativo. Se progettati in modo efficace, potranno offrire alle imprese innovative la possibilità di testare nuovi prodotti e servizi in condizioni reali, favorendo al tempo stesso un dialogo costruttivo con le autorità pubbliche.


Per le PMI sarà essenziale che tali strumenti rimangano accessibili, proporzionati e utilizzabili anche in contesti transfrontalieri, valorizzando il ruolo degli intermediari nel facilitare la partecipazione delle imprese.


In definitiva, il quadro regolatorio europeo non dovrebbe limitarsi a proteggere i mercati esistenti, ma contribuire anche a creare le condizioni affinché le innovazioni possano raggiungere il mercato più rapidamente e con maggiore certezza giuridica.

 

Creare un mercato europeo per l'innovazione

Tradizionalmente l'Europa ha concentrato gran parte della propria politica dell'innovazione sul lato dell'offerta, sostenendo ricerca, sviluppo tecnologico e nascita di nuove imprese.

L'innovazione, tuttavia, produce valore solo quando trova un mercato.


Le amministrazioni pubbliche possono svolgere un ruolo determinante come primi utilizzatori di soluzioni innovative. Strumenti quali gli appalti pubblici per l'innovazione, il pre-commercial procurement e i modelli di sviluppo collaborativo meritano quindi un'attenzione crescente, non solo come strumenti di acquisto, ma come leve strategiche della competitività europea.

Favorire la creazione di veri lead markets consentirebbe a un numero maggiore di imprese innovative di crescere all'interno del mercato unico, anziché cercare le prime opportunità commerciali al di fuori dell'Europa.

 

Da strumenti frammentati a un ecosistema europeo dell'innovazione

L'Unione europea dispone oggi di un patrimonio considerevole di programmi, strumenti finanziari e iniziative dedicate all'innovazione. Dal punto di vista delle imprese — soprattutto delle PMI — tali strumenti appaiono però ancora troppo spesso come iniziative separate, anziché come parti di un unico ecosistema.


Uno dei principali contributi dell'European Innovation Act potrebbe quindi consistere nel rafforzare il coordinamento tra gli strumenti esistenti, evitando di creare nuovi livelli di governance o ulteriori piattaforme autonome. Maggiore interoperabilità, accesso semplificato e una più stretta cooperazione tra livello europeo, nazionale e regionale consentirebbero alle imprese di accompagnare con maggiore continuità il percorso che va dalla ricerca alla sperimentazione, dal finanziamento all'accesso al mercato e dalla dimensione nazionale a quella europea.


L'Europa non ha bisogno di un numero maggiore di programmi dedicati all'innovazione. Ha bisogno di un sistema capace di collegarli e renderli realmente fruibili dalle imprese.

Se l'European Innovation Act riuscirà a raggiungere questo obiettivo, potrà essere ricordato non come l'ennesima iniziativa di politica industriale, ma come il momento in cui l'Europa ha iniziato a spostare l'attenzione dal semplice finanziamento dell'innovazione alla costruzione delle condizioni necessarie affinché l'innovazione possa svilupparsi, crescere e generare competitività.


In sintesi, l'aspirazione europea non consiste più soltanto nel produrre nuova conoscenza, ma nel creare le condizioni affinché gli innovatori possano crescere, competere e rimanere in Europa. L'Europa non ha mai sofferto di una mancanza di innovatori. L'obiettivo reale è costruire un ecosistema dell'innovazione capace di accompagnarli nella crescita, sostenerne lo sviluppo e renderli competitivi a livello globale.


Ana Sarateanu

Direttrice di Unioncamere Europa

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