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EDITORIALE - Competitività, l’ora delle scelte

21/09/26

A due anni dalla pubblicazione, il rapporto Draghi ha cambiato profondamente l’agenda europea, ma solo una parte limitata delle sue raccomandazioni si è tradotta in risultati concreti. Il negoziato sul bilancio UE 2028-2034 sarà decisivo anche per la capacità delle PMI di partecipare alla nuova politica europea per la competitività.

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Il 9 settembre 2024 veniva pubblicato il rapporto di Mario Draghi sul futuro della competitività europea. Due anni dopo, produttività, investimenti, innovazione e autonomia strategica sono entrati stabilmente nelle priorità dell’Unione. Più lento è stato il passaggio dalle indicazioni alle decisioni concrete.


La diagnosi era netta. Il modello di crescita europeo non appariva più adeguato a un contesto caratterizzato dalla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, dalle tensioni commerciali e da una crescente attenzione alla sicurezza economica. Restano inoltre la debolezza della produttività, gli elevati costi dell’energia e una capacità di investimento inferiore a quella dei principali concorrenti internazionali.


Il rapporto ha avuto il merito di ricondurre questi problemi a una visione unitaria. Innovazione, politica industriale, energia, competenze e mercato dei capitali sono parti di una stessa strategia. Una lettura complementare a quella offerta da Enrico Letta nel rapporto Much More Than a Market, che ha individuato nella frammentazione del mercato unico uno dei principali ostacoli alla crescita.


L’Europa non può infatti essere competitiva all’esterno se le imprese continuano a incontrare barriere al suo interno. Le differenze normative e amministrative limitano l’espansione oltre i confini nazionali e pesano soprattutto sulle PMI, chiamate ad affrontare obblighi simili a quelli delle grandi imprese con risorse molto più limitate.


La Commissione ha tradotto numerose indicazioni dei due rapporti nella propria agenda. La Bussola per la competitività, il Clean Industrial Deal e le iniziative di semplificazione riflettono questa impostazione. L’attuazione resta tuttavia lenta. Secondo il monitoraggio indipendente DraghiWatch, soltanto il 15,7% delle raccomandazioni considerate risulta pienamente realizzato. Nei settori digitale e tecnologico la quota scende al 6,4%.


Uno dei principali banchi di prova sarà la programmazione finanziaria 2028-2034. La proposta di un Fondo europeo per la competitività mira a coordinare gli investimenti nelle tecnologie strategiche, nella decarbonizzazione industriale e nella resilienza delle catene del valore. Non conterà, però, soltanto la quantità delle risorse. Saranno determinanti la semplicità delle procedure, la proporzionalità dei requisiti e la capacità degli strumenti di raggiungere l’economia reale.


La capacità europea di sviluppare grandi progetti strategici deve accompagnarsi a quella di rafforzare l’intero tessuto produttivo. Le PMI sono parte essenziale delle filiere europee, contribuiscono alla diffusione dell’innovazione e sostengono l’occupazione. Il successo della futura programmazione si misurerà quindi non solo dalle risorse mobilitate, ma dalla capacità di creare le condizioni perché un numero crescente di imprese possa innovare, crescere e competere.


On. Michl Ebner

Vicepresidente di Eurochambres

Capo Delegazione Unioncamere presso Eurochambres

Presidente della CCIATA di Bolzano

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