Il futuro European Competitiveness Fund rappresenta uno strumento ambizioso per rafforzare innovazione e competitività europea, ma rischia di lasciare ai margini PMI e territori. Per essere davvero efficace, dovrà prevedere strumenti più accessibili, capaci di valorizzare l’innovazione diffusa lungo le filiere produttive.

C’è qualcosa di profondamente europeo nella proposta della Commissione sul futuro European Competitiveness Fund, oggi al vaglio del Parlamento europeo. L’ambizione è alta, la diagnosi corretta. Eppure, il rischio è che tutto si fermi un passo prima del punto decisivo.
La lettura è condivisa: l’Europa deve crescere, innovare, competere, trasformare l’eccellenza scientifica in capacità industriale e rafforzare le filiere strategiche. Ma nel passaggio dalla visione all’architettura qualcosa si perde: il tessuto produttivo diffuso.
Il futuro ECF è uno strumento costruito “dall’alto”, pensato per grandi attori e grandi progetti. È necessario, ma non sufficiente. La competitività europea si gioca anche nelle catene del valore e nelle migliaia di imprese che innovano ogni giorno. Questo mondo resta ai margini.
Le PMI sono citate, ma non realmente integrate. Mancano strumenti dedicati, semplificazione dell’accesso e correttivi a uno squilibrio strutturale che favorisce chi è già organizzato. Non è solo una questione di equità: è una questione di efficacia. Senza mobilitare questa base, il fondo resta limitato.
Il problema è di prospettiva: non basta finanziare l’innovazione, bisogna capirne la diffusione. Questa avviene attraverso adozione e integrazione lungo le filiere, tramite innovazione incrementale spesso invisibile ma cruciale per la produttività.
Anche il rafforzamento della governance rischia di tradursi in complessità. Per molte imprese, l’ostacolo non è l’assenza di opportunità, ma la difficoltà di accesso. Senza semplificazione, la frammentazione diventa complessità integrata.
Infine, un sistema basato su scala ed eccellenza tende a concentrarsi nei territori già forti, ampliando i divari. Una contraddizione per un’Unione fondata sulla coesione.
Il punto non è ridurre l’ambizione, ma renderla concreta: mettere le imprese al centro, costruire strumenti accessibili, valorizzare l’innovazione diffusa. Senza una base ampia, la competitività resta una promessa.
On. Michl Ebner
Vicepresidente di Eurochambres
Capo Delegazione Unioncamere presso Eurochambres
Presidente della CCIATA di Bolzano