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Intervista a Ben Butters

22/05/26

CEO di Eurochambres.

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  1.  Guardando al prossimo decennio, come immagina l’evoluzione del ruolo delle Camere di commercio in Europa e quale funzione fondamentale dovrà essere preservata affinché continuino a essere indispensabili per le imprese?


Le Camere di commercio diventeranno ancora più centrali in un decennio che si prospetta segnato da tensioni geopolitiche, frammentazione economica e dall’urgenza di rilanciare la competitività europea. Il nostro ruolo non si limita a rappresentare il mondo imprenditoriale: consiste nel garantire che le scelte politiche europee si traducano in un effettivo miglioramento del contesto in cui operano le imprese.

L’Europa non manca di strategie; ciò che spesso manca è la capacità di attuarle. Le Camere svolgono un ruolo determinante nel colmare questo divario, contribuendo affinché la legislazione affronti concretamente gli ostacoli esistenti, acceleri il completamento del mercato unico e consenta alle imprese di innovare, crescere e competere a livello globale in modo sostenibile.

L’attività di rappresentanza, tuttavia, non è sufficiente. Le Camere costituiscono anche un’infrastruttura essenziale a supporto del successo imprenditoriale. Accompagnano le imprese in ogni fase del loro percorso – dalla start-up al passaggio generazionale – aiutandole a orientarsi nel quadro normativo, sviluppare competenze, accedere ai mercati internazionali e cogliere le opportunità offerte dagli accordi commerciali.

Questo supporto operativo riflette la caratteristica distintiva delle Camere: la prossimità alle imprese. La nostra legittimità e la nostra efficacia derivano dall’essere radicati nella realtà quotidiana delle aziende. Fare impresa oggi è complesso; l’economia evolve rapidamente e con un elevato grado di imprevedibilità. In questo contesto, le Camere possono aiutare gli imprenditori a trasformare le sfide in opportunità e a mitigare i rischi.

 

  1. Dal suo punto di vista, quali sono oggi le sfide più urgenti per le PMI europee e dove si riscontra il maggiore scollamento tra le ambizioni delle politiche UE e la realtà sul terreno?


Le imprese europee si trovano sempre più costrette tra un contesto globale incerto e sfide strutturali interne, evidenziando un crescente divario tra le ambizioni politiche e la realtà economica.

Le strategie orientate all’export, perseguite a lungo per accedere a nuovi mercati, espongono oggi le imprese a tensioni geopolitiche crescenti, dazi e altre barriere commerciali. Un recente studio dei Chief Economists di Eurochambres, redatto con l’Istituto Tagliacarne di Unioncamere, dimostra chiaramente l’impatto negativo sulle imprese europee dell’incertezza a livello di commercio internazionale. Parallelamente, concentrarsi sul mercato interno significa confrontarsi con un mercato unico ancora fortemente regolamentato e lontano dal pieno dispiegamento del proprio potenziale.

Gli sforzi della Commissione europea per rafforzare l’integrazione del mercato unico e ridurre gli oneri amministrativi sono certamente positivi, ma il loro impatto sulle imprese resta ancora limitato. Si tratta di un elemento particolarmente preoccupante, considerando la portata della sfida. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, le barriere ancora esistenti nel mercato unico equivalgono a dazi del 44% sui beni e del 110% sui servizi. Ridurre tali ostacoli libererebbe un significativo potenziale economico per l’Europa.

L’Eurochambres Economic Survey 2026, che raccoglie le opinioni di oltre 41.000 imprenditori europei, evidenzia inoltre che, oltre agli oneri regolatori, le imprese devono far fronte a costi energetici elevati – alimentati dalle persistenti tensioni geopolitiche – e a un crescente deficit di competenze, in particolare in settori come l’intelligenza artificiale. Anche in questo caso emerge uno scollamento evidente: se da un lato le politiche europee attribuiscono grande attenzione all’IA, dall’altro molte imprese stanno ancora completando il proprio percorso di trasformazione digitale di base.

L’intelligenza artificiale sarà un fattore decisivo per la competitività futura dell’Europa, ma richiede fondamenta digitali solide. Le PMI hanno bisogno non solo di strategie, ma di supporto accessibile, strumenti pratici e programmi mirati di aggiornamento delle competenze, coerenti con le loro esigenze quotidiane. Attraverso iniziative come la European Learning Experience Platform, la rete camerale contribuisce a trasformare le ambizioni in risultati concreti. Colmare questo divario sarà essenziale per conseguire gli obiettivi europei in materia di competitività.


 3. Ritiene che l’attuale quadro europeo offra alle PMI sufficiente fiducia per investire nelle transizioni verde e digitale? Quali miglioramenti sarebbero necessari?


L’Unione europea ha definito obiettivi ambiziosi per la transizione verde e digitale: dall’aumento della quota di imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale – dal 13,5% nel 2023 al 75% entro il 2030 – al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, l’ambizione da sola non basta a generare fiducia negli investimenti da parte delle PMI.

Le PMI restano impegnate nella twin transition, ma tre lacune strutturali continuano a limitarne investimenti, digitalizzazione e competitività: complessità normativa, difficoltà nell’  ambito dei finanziamenti e carenza di orientamento operativo.

In primo luogo, l’accesso ai finanziamenti rappresenta ancora un collo di bottiglia significativo. Una recente indagine Eurochambres sulla finanza sostenibile mostra che oltre il 60% delle PMI investe in sostenibilità, ma solo il 20% ricorre a finanziamenti esterni, facendo affidamento prevalentemente su risorse proprie. Il prossimo bilancio pluriennale dell’UE – incluso l’European Competitiveness Fund, ancora in fase di proposta – dovrà affrontare questa criticità e mobilitare strumenti realmente efficaci a favore delle PMI.

In secondo luogo, competenze e supporto all’implementazione restano elementi essenziali. L’esperienza maturata in diversi progetti LIFE gestiti da Eurochambres con il coinvolgimento delle Camere italiane dimostra chiaramente che il solo sostegno finanziario non è sufficiente. Le Camere possono svolgere un ruolo decisivo nel fornire formazione e strumenti pratici.

Infine, la complessità regolatoria continua a rappresentare un importante ostacolo alla competitività. È necessario semplificare il quadro normativo esistente e rimuovere le barriere che ancora ostacolano il pieno funzionamento del mercato unico.


  1. Quali insegnamenti ha tratto Eurochambres dalle crisi recenti – dalla pandemia allo shock energetico fino alle tensioni geopolitiche – e in che modo stanno influenzando le vostre priorità strategiche?


Le crisi recenti hanno dimostrato che resilienza e competitività sono due facce della stessa medaglia. La volatilità dei prezzi energetici, le interruzioni nelle catene di approvvigionamento e le tensioni geopolitiche incidono profondamente sulla capacità delle imprese europee, in particolare delle PMI, di competere.

Per Eurochambres, il messaggio è chiaro: l’Europa deve rafforzare la propria resilienza economica per ridurre l’esposizione a shock futuri e tutelare la competitività. Questo significa accelerare la transizione verso un’energia pulita, sicura e accessibile, diversificare le catene di fornitura, promuovere l’economia circolare e approfondire il mercato unico.

Le PMI sono tra i soggetti più vulnerabili nelle crisi, poiché spesso dispongono di risorse limitate per assorbire gli shock. È proprio per questo che il ruolo delle Camere è così importante: da un lato, sono la voce delle imprese presso i decisori politici, affinché le politiche rafforzino la resilienza del sistema produttivo; dall’altro, offrono supporto concreto sul territorio.

Nei momenti di crisi, le Camere rappresentano spesso il primo punto di riferimento per le imprese, aiutandole a orientarsi nell’incertezza e ad adattarsi rapidamente.


  1. Guardando al 2030, come prevede l’evoluzione di Eurochambres come organizzazione e quale ruolo immagina nel panorama decisionale europeo?


Il 2030 coinciderà con l’avvio di una nuova legislatura europea, successiva alle elezioni del Parlamento europeo e alla nomina di una nuova Commissione. Eurochambres è già oggi una delle principali voci del mondo imprenditoriale presso le Istituzioni europee, e intende consolidare ulteriormente questo ruolo contribuendo a definire l’agenda del prossimo ciclo politico.

Partiamo da una posizione solida. Nel 2025, ci siamo confrontati direttamente con i Commissari europei, inoltrato oltre 60 proposte per ridurre gli oneri amministrativi e adottato più di 60 posizioni politiche. Certamente le nostre posizioni hanno un peso, ma il nostro obiettivo è che influiscano con maggiore incisività nel processo decisionale.

La nostra ambizione è chiara: diventare un partner di riferimento nella costruzione di politiche europee favorevoli alle imprese. Ciò significa garantire che l’ecosistema delle imprese imprenditoriale sia maggiormente considerato e che l’Europa produca regole più semplici, efficaci e orientate alla crescita.

Continueremo, inoltre, a rafforzare la capacità di mettere in contatto il mondo imprenditoriale e i decisori politici. Iniziative come il Parlamento europeo delle imprese dimostrano la nostra capacità unica di connettere le istituzioni con l’economia reale. Con l’emiciclo di Bruxelles prossimo alla chiusura per lavori di ristrutturazione, collaboreremo con Unioncamere e con le altre 37 associazioni camerali nazionali per individuare modalità innovative che consentano agli imprenditori di confrontarsi direttamente con i decisori europei.

Eurochambres deve continuare a essere il ponte tra le ambizioni politiche e la realtà delle imprese, oltre che una forza trainante per un’Europa più competitiva e più favorevole al business.

Ben Butters

CEO di Eurochambres

 

 

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