1 La politica dell’UE verso l’Africa e il Pacifico si è orientata verso partenariati fondati sulla reciprocità, la sostenibilità e il co-sviluppo, come previsto dall’Accordo di Samoa. Dal punto di vista delle imprese europee, come si traduce questo nuovo approccio in concrete opportunità di accesso ai mercati e di investimento, in particolare per le PMI? Quali sono i principali settori nei quali le imprese europee possono attendersi benefici tangibili?
Il nuovo approccio dell’UE al partenariato con l’Africa e il Pacifico si traduce in opportunità concrete per le imprese europee, comprese le PMI, attraverso una maggiore integrazione tra accesso ai mercati, facilitazione degli investimenti, cooperazione normativa e strumenti finanziari. L’obiettivo è creare un contesto imprenditoriale più prevedibile, grazie al dialogo e alla convergenza normativa, sostenendo al tempo stesso le condizioni necessarie agli investimenti attraverso i corridoi del Global Gateway, i programmi per lo sviluppo del settore privato e strumenti finanziari coordinati.
Per le imprese, ciò significa un’offerta europea più operativa. Il Global Gateway Investment Hub ne costituisce una componente essenziale e intende rappresentare un punto di accesso unico per i progetti coerenti con le priorità del Global Gateway. L’Hub permette di individuare tempestivamente i progetti più promettenti, sostenerne la preparazione, migliorare il coordinamento e mobilitare finanziamenti pubblici e privati europei. Per le PMI, in particolare, questo può facilitare l’accesso ai finanziamenti e contribuire a ridurre i rischi legati al contesto imprenditoriale.
Il coinvolgimento delle imprese è un elemento centrale di questo nuovo approccio integrato. Il contributo delle grandi aziende e delle PMI è essenziale per definire con chiarezza gli interessi dell’UE e individuare gli ostacoli che le imprese incontrano nei mercati dei Paesi partner. Queste indicazioni vengono raccolte attraverso il dialogo tra imprese e autorità pubbliche, le Camere di commercio nazionali, Eurochambres e le delegazioni dell’UE. Un ulteriore strumento è rappresentato dal punto di accesso unico attraverso il quale le imprese europee possono segnalare gli ostacoli agli scambi. L’obiettivo è fare in modo che strumenti europei quali gli EPA, i CTIP e i SIFA rispondano alle difficoltà concrete incontrate dagli operatori economici.
Un esempio è il Clean Trade and Investment Partnership tra UE e Sudafrica, concepito come una piattaforma flessibile, mirata e non vincolante per creare nuove opportunità commerciali e di investimento legate alla decarbonizzazione e alla transizione energetica giusta del Sudafrica. Tra i settori prioritari figurano le energie rinnovabili, la trasmissione dell’elettricità e le reti, i combustibili puliti, le catene del valore delle materie prime e le tecnologie per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli strumenti previsti comprendono la rimozione di specifiche barriere commerciali, misure di facilitazione degli investimenti, cooperazione normativa e un accesso più efficace e trasparente agli appalti pubblici nei settori delle tecnologie pulite. Il dialogo tra imprese e autorità pubbliche nell’ambito del CTIP ha già confermato il forte interesse dell’industria per i settori energetico e minerario sudafricani, evidenziando al tempo stesso la richiesta di maggiore prevedibilità e trasparenza del contesto imprenditoriale.
Oltre al Sudafrica e all’energia pulita, esiste un insieme più ampio di settori nei quali le imprese europee possono attendersi benefici concreti. Tra questi figurano l’agroalimentare, il farmaceutico, le filiere verdi, la trasformazione delle materie prime critiche, il commercio digitale e i servizi. Questi ultimi rappresentano oggi quasi la metà del PIL regionale dell’Africa subsahariana, mentre le esportazioni di servizi del continente stanno registrando una crescita particolarmente sostenuta. Anche il commercio digitale presenta importanti prospettive di sviluppo.
Guardando al futuro, l’EPA rafforzato con Comore, Seychelles, Madagascar e Mauritius può rappresentare un modello. L’accordo amplia infatti la cooperazione a servizi, investimenti, commercio digitale, proprietà intellettuale e appalti pubblici, creando ulteriori opportunità per le imprese europee.
Anche il quadro economico generale evidenzia il potenziale di un maggiore coinvolgimento delle imprese dell’UE. Entro il 2050 l’Africa dovrebbe rappresentare il 25% della popolazione mondiale, con una spesa complessiva di consumatori e imprese stimata in 16.000 miliardi di dollari e una classe media in rapida crescita.
Nel complesso, l’approccio delineato dall’Accordo di Samoa si sta traducendo in un modello europeo più integrato, che combina accordi commerciali, finanziamenti, cooperazione normativa e consultazione diretta delle imprese. Per le aziende europee, comprese le PMI, ciò significa maggiore sostegno nell’accesso ai mercati, più strumenti per ridurre i rischi degli investimenti e canali più strutturati per contribuire alla definizione e all’attuazione delle politiche dell’UE nei Paesi partner.
2 Gli Accordi di partenariato economico con le regioni africane sono in vigore ormai da diversi anni. Dal punto di vista della DG TRADE, quali EPA hanno prodotto i risultati più significativi per le imprese europee in termini di accesso ai mercati e dove si trovano le principali opportunità ancora da sfruttare? Cosa si può fare di più affinché anche le PMI, e non soltanto le grandi imprese, possano beneficiare di questi accordi?
Tutti gli EPA hanno conseguito i loro obiettivi principali, offrendo preferenze tariffarie, un migliore accesso ai mercati e piattaforme istituzionali per un dialogo strutturato.
Contribuiscono ad affrontare le problematiche legate all’accesso ai mercati e garantiscono maggiore prevedibilità alle imprese. Un dato è particolarmente significativo: negli ultimi dieci anni gli scambi complessivi dell’UE con i Paesi africani che hanno concluso un EPA sono aumentati del 35% rispetto al 2015, contro un incremento di appena l’8% per i Paesi senza EPA. Risultati positivi emergono anche dagli elevati tassi di utilizzo delle preferenze sulle importazioni europee provenienti dai Paesi EPA e dal regolare funzionamento dei comitati istituiti dagli accordi.
Le principali opportunità ancora da sfruttare riguardano la possibilità di utilizzare gli EPA non soltanto come strumenti di accesso ai mercati, ma anche come quadri di riferimento per una cooperazione più approfondita su specifiche catene del valore e in ambiti quali il commercio digitale, il turismo, i servizi finanziari, la tutela della proprietà intellettuale – comprese le indicazioni geografiche di entrambe le parti – e l’accesso ai mercati degli appalti pubblici.
Per consentire alle PMI di beneficiare più efficacemente degli EPA, questi accordi devono essere collegati a un sistema più ampio di strumenti di sostegno. L’UE si sta muovendo proprio verso un approccio maggiormente integrato, che mette in relazione commercio, investimenti, finanza per lo sviluppo e cooperazione normativa, anche attraverso strumenti come l’Investment Hub. Questo può contribuire a ridurre la frammentazione e ad accompagnare gli impegni in materia di accesso ai mercati con un sostegno concreto sul fronte dei finanziamenti, della riduzione dei rischi e degli aspetti normativi.
Il coinvolgimento diretto delle imprese, e in particolare delle PMI, nell’attuazione degli accordi e nella definizione delle nuove iniziative resta quindi fondamentale e continuerà a rappresentare una priorità.
3 Il Parlamento europeo ha chiesto una maggiore integrazione del Global Gateway con la politica commerciale dell’UE e di dare priorità agli investimenti nella convergenza normativa, al fine di facilitare gli scambi. Il Global Gateway Investment Hub, lanciato nell’ottobre 2025 e operativo dal febbraio 2026, è stato concepito per aiutare le imprese europee a individuare opportunità e accedere a forme di cofinanziamento. In che modo l’Hub sta concretamente aiutando le PMI italiane ed europee a partecipare ai progetti Global Gateway in Africa e nel Pacifico? Quali sono i principali ostacoli che gli investitori europei continuano a incontrare?
Il Global Gateway Investment Hub rappresenta un punto di accesso unico per i progetti in linea con le priorità del Global Gateway. L’obiettivo è colmare il divario tra ambizione strategica e attuazione concreta, individuando tempestivamente i progetti più promettenti, facilitandone la preparazione e il coordinamento e mobilitando finanziamenti pubblici e privati europei. Più in generale, il Global Gateway riflette un nuovo approccio, che combina le esigenze dei Paesi partner con una valutazione più attenta degli interessi strategici dell’UE e del settore privato europeo.
Per le PMI italiane ed europee, l’Hub offre diversi vantaggi concreti. Apre nuove opportunità di finanziamento, contribuendo a ridurre i rischi legati agli investimenti e a sviluppare progetti finanziariamente sostenibili. Il meccanismo prevede la presentazione dei progetti attraverso gli Stati membri, seguita da una valutazione a livello nazionale e dalla successiva mobilitazione, a livello europeo, di strumenti di assistenza finanziaria e non finanziaria. L’obiettivo finale è riunire le diverse forme di sostegno all’interno di un quadro coordinato, coinvolgendo istituzioni finanziarie, Stati membri, delegazioni dell’UE e programmi di cooperazione allo sviluppo.
Un ulteriore vantaggio riguarda il miglioramento dello scambio di informazioni tra imprese e istituzioni europee. Questo dialogo può contribuire alla cooperazione normativa e, più in generale, al miglioramento del clima per gli investimenti nei Paesi partner.
Quanto agli ostacoli, le imprese segnalano frequentemente la scarsa prevedibilità del quadro normativo nei Paesi partner, comprese modifiche improvvise delle regole e una più generale situazione di incertezza per gli investitori. A queste criticità si aggiungono procedure di appalto pubblico poco aperte o trasparenti e barriere amministrative. Le imprese europee devono inoltre confrontarsi con la forte concorrenza di operatori che possono mobilitare e utilizzare più rapidamente risorse finanziarie sostenute dallo Stato.
Sebbene l’Hub si trovi ancora in una fase iniziale, l’obiettivo è offrire una piattaforma europea più integrata per sostenere le imprese, migliorare il coordinamento e rafforzare la coerenza strategica dell’offerta dell’UE. In questo modo, le aziende europee potranno competere più efficacemente con gli investitori provenienti da Paesi terzi.
4 Quali sono i Una delle principali preoccupazioni delle imprese europee riguarda la frammentazione normativa e la mancanza di standard trasparenti in molti Paesi partner. Le disposizioni dell’Accordo di Samoa sulla convergenza normativa e gli Accordi per la facilitazione degli investimenti sostenibili (SIFA), come quello con l’Angola entrato in vigore nel settembre 2024, mirano ad affrontare queste criticità. In che modo questi strumenti stanno concretamente migliorando il contesto imprenditoriale e riducendo le barriere non tariffarie per le imprese europee che intendono investire e operare sui mercati internazionali?
Gli Accordi per la facilitazione degli investimenti sostenibili rappresentano una componente centrale della nuova strategia dell’UE. A differenza degli accordi commerciali tradizionali, i SIFA si concentrano sul miglioramento del clima per gli investimenti attraverso riforme concrete. L’approccio si articola su quattro pilastri: trasparenza e prevedibilità, semplificazione delle procedure di autorizzazione, creazione di punti di contatto e coinvolgimento delle parti interessate, nonché integrazione tra investimenti e sviluppo sostenibile.
I SIFA offrono una piattaforma bilaterale di cooperazione in materia di investimenti, rafforzano le riforme del contesto imprenditoriale nei Paesi partner e sono accompagnati da assistenza tecnica e attività di capacity building. Sono inoltre esplicitamente collegati a iniziative europee più ampie, tra cui il Global Gateway.
Nell’Africa subsahariana, l’unico SIFA attualmente in vigore è quello tra UE e Angola, che ha già prodotto benefici concreti per le imprese europee. L’accordo ha contribuito, ad esempio, alla modernizzazione dello sportello unico digitale angolano per gli investitori, alla pubblicazione online dell’elenco delle restrizioni applicabili agli investimenti esteri e all’eliminazione dei costi di accesso alla Gazzetta ufficiale dell’Angola.
La modernizzazione dello sportello unico digitale ha inoltre consentito di ridurre in maniera significativa i tempi necessari per ottenere il certificato di registrazione degli investimenti privati: da tre mesi ad appena cinque giorni.
Le attività di attuazione attualmente in corso comprendono la creazione di meccanismi di consultazione con le parti interessate, interventi per affrontare ulteriori ostacoli incontrati dagli investitori, come quelli legati ai visti, e misure di assistenza tecnica e capacity building per promuovere il commercio e gli investimenti in Angola.
È inoltre previsto a breve l’avvio di un SIFA con la Costa d’Avorio, che comprenderà disposizioni aggiuntive sulla sostenibilità del settore del cacao. Proseguono parallelamente i lavori con l’Egitto e le consultazioni con altri potenziali Paesi partner.
Nel complesso, i SIFA possono contribuire alla creazione di contesti più trasparenti, prevedibili e favorevoli alle attività economiche, facilitando gli investimenti delle imprese europee.
5 Gli standard di sostenibilità dell’UE, pur perseguendo obiettivi ambiziosi, possono creare difficoltà per le imprese europee che competono sui mercati dei Paesi terzi con operatori non soggetti agli stessi requisiti. La recente attuazione del regolamento dell’UE sulla deforestazione ha sollevato preoccupazioni circa la sua applicazione e il possibile impatto sui flussi commerciali. In che modo la DG TRADE intende evitare che gli standard europei penalizzino la competitività delle imprese dell’UE, sostenendo al tempo stesso i Paesi partner nel percorso di adeguamento?
La Commissione europea sta affrontando le sfide competitive legate agli standard di sostenibilità dell’UE attraverso un approccio che combina applicazione graduale, semplificazione e sostegno ai Paesi partner.
Per quanto riguarda il regolamento dell’UE sulla deforestazione (EUDR), è importante precisare che le nuove disposizioni non sono ancora applicabili. Il regolamento (UE) 2025/2650, adottato nel dicembre 2025, ne ha rinviato l’applicazione al 30 dicembre 2026 per gli operatori di grandi e medie dimensioni, mentre per le micro e piccole imprese che operano al di fuori del settore del legno la data prevista è il 30 giugno 2027.
Per rendere l’attuazione più agevole, il 4 maggio 2026 la Commissione ha pubblicato un pacchetto di semplificazione comprendente una relazione di riesame, orientamenti aggiornati e nuove domande e risposte, un progetto di atto delegato relativo all’ambito di applicazione dei prodotti e un atto di esecuzione aggiornato sul sistema informativo. Secondo le stime, queste semplificazioni dovrebbero ridurre i costi annuali di conformità rispetto all'impostazione originaria.
Parallelamente, la DG TRADE e la DG INTPA stanno sostenendo i Paesi partner affinché il rispetto degli standard europei sia il risultato di uno sforzo condiviso e non rappresenti un onere unilaterale. L’UE mantiene quindi un dialogo aperto e costante con questi Paesi, mettendo a disposizione specifiche forme di sostegno laddove necessario.
Un esempio è la Sustainable Cocoa Initiative in Ghana e Costa d’Avorio, che punta a favorire lo sviluppo di filiere del cacao a deforestazione zero. L’UE ha inoltre sostenuto la creazione di una piattaforma multilaterale per facilitare la cooperazione tra le parti interessate e l’attuazione delle nuove disposizioni.
Nel complesso, l’approccio mira a conciliare gli obiettivi di sostenibilità con le esigenze delle imprese, garantendo più tempo per l’adeguamento, maggiore chiarezza delle regole, minori costi di conformità e un accompagnamento mirato dei Paesi partner. L’UE punta così a preservare i propri standard di sostenibilità, limitando al tempo stesso le distorsioni competitive per le imprese europee e salvaguardando la stabilità delle relazioni commerciali.
6 Guardando al futuro, in un contesto di crescente competizione globale e di rafforzamento della presenza di Cina e Stati Uniti in Africa e nel Pacifico, quale strategia sta adottando la DG TRADE per garantire la competitività delle imprese europee e condizioni di concorrenza eque in questi mercati? Cosa dovrebbe fare l’UE affinché i suoi partenariati producano risultati concreti e sostenibili per le imprese europee e in che modo la comunità imprenditoriale può contribuire più efficacemente alla definizione della politica commerciale dell’UE verso l’Africa e il Pacifico?
La DG TRADE sta rispondendo alla crescente pressione competitiva in Africa e nel Pacifico attraverso un’offerta europea più integrata e coerente. Politica commerciale, facilitazione degli investimenti, cooperazione normativa, finanza per lo sviluppo e attuazione del Global Gateway vengono riunite in un unico quadro strategico, anziché essere utilizzate come strumenti separati. Questo approccio coordinato mira ad aumentare la prevedibilità, sostenere le imprese e garantire condizioni di concorrenza più eque per gli operatori europei.
Il posizionamento competitivo dell’UE si fonda sul suo ruolo di partner affidabile, orientato al lungo periodo e basato su regole condivise. Altri attori, in particolare la Cina, stanno rafforzando la propria presenza nel continente africano. L’UE risponde valorizzando gli strumenti messi a disposizione nel corso degli anni, tra cui l’accesso preferenziale al mercato europeo attraverso il Sistema di preferenze generalizzate (SPG) e il regime “Everything But Arms”. A questi si affiancano gli strumenti di difesa commerciale dell’UE per contrastare le pratiche di concorrenza sleale.
Tre sono le principali linee d’azione individuate per garantire che questi partenariati producano risultati concreti per le imprese europee, in particolare per le PMI.
La prima riguarda un maggiore coinvolgimento delle imprese. Il loro contributo è essenziale per comprendere gli ostacoli incontrati sul campo e definire con maggiore precisione le posizioni dell’UE. Le aziende sono quindi incoraggiate a partecipare attraverso i dialoghi tra imprese e autorità pubbliche, le Camere di commercio nazionali, Eurochambres e le delegazioni dell’UE. Nell’ambito del Clean Trade and Investment Partnership con il Sudafrica, questo dialogo ha già permesso di individuare problematiche concrete, tra cui la prevedibilità e la trasparenza del contesto imprenditoriale, le politiche di localizzazione, i visti per gli specialisti coinvolti nei progetti e l’accesso agli appalti nei settori dell’energia e in altri comparti.
La seconda linea d’azione riguarda un migliore coordinamento e un più efficace accesso ai finanziamenti attraverso il Global Gateway Investment Hub. Per le imprese di minori dimensioni, questo dovrebbe tradursi in maggiori possibilità di finanziamento, una riduzione dei rischi connessi agli investimenti e una migliore integrazione dei diversi strumenti di sostegno dell’UE. L’Hub dovrebbe inoltre rafforzare lo scambio di informazioni tra imprese e istituzioni, affinché il dialogo normativo e il sostegno finanziario rispondano maggiormente alle esigenze concrete degli operatori economici.
La terza linea d’azione consiste nel concentrare gli interventi sui settori e sulle catene del valore con maggiore potenziale. Le principali opportunità riguardano l’agroalimentare, il farmaceutico, le filiere verdi, la trasformazione delle materie prime critiche, il digitale e i servizi.
Nel complesso, l’obiettivo è rendere l’offerta dell’UE più coerente, più attenta alle esigenze delle imprese e maggiormente orientata a risultati concreti, rafforzando i collegamenti tra politica commerciale, finanziamenti e cooperazione normativa. In questo quadro, il ruolo della comunità imprenditoriale è centrale: informazioni puntuali sugli ostacoli e sulle opportunità presenti nei diversi mercati consentono all’UE di indirizzare meglio i propri strumenti di sostegno e migliorare concretamente le condizioni in cui operano le imprese europee.
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