1. Le imprese europee si trovano ad affrontare profonde trasformazioni, tensioni geopolitiche e una crescente concorrenza globale. Quali dovrebbero essere le priorità dell’Unione europea per rafforzare la competitività delle imprese, in particolare delle PMI?
Le imprese europee operano oggi in un contesto molto più difficile rispetto a dieci anni fa, caratterizzato da elevati costi energetici, vulnerabilità e dipendenze nelle catene di approvvigionamento, trasformazioni tecnologiche e concorrenti che beneficiano di ingenti sostegni pubblici. La priorità e l'obiettivo fondamentale del mercato unico europeo devono essere il rafforzamento e l'armonizzazione delle sue capacità, affinché l'Europa diventi realmente il luogo più semplice e sicuro al mondo in cui avviare, gestire e far crescere un'impresa.
Le PMI costituiscono l'ossatura dell'economia europea, rappresentando il 99,8% di tutte le imprese dell'UE. È pertanto necessario adeguare il mercato unico alle loro esigenze e alle loro più limitate risorse economiche. A mio avviso, la nostra risposta dovrebbe concentrarsi su tre priorità fondamentali.
In primo luogo, dobbiamo completare il mercato unico, soprattutto negli ambiti in cui persistono barriere e oneri burocratici ingiustificatamente elevati. Un'impresa che può espandersi in 27 mercati sulla base di un quadro normativo comune acquisisce quella dimensione che i competitors dell'Europa possono già dare per acquisita. L'introduzione di un cosiddetto «28° regime» per le imprese innovative potrebbe contribuire a questo obiettivo, a condizione che sia realmente accessibile anche alle PMI e non soltanto alle start-up sostenute da capitali di rischio.
La seconda priorità riguarda l'accesso ai finanziamenti. Troppo spesso le imprese europee in fase di espansione sono costrette a cercare risorse finanziarie all'estero. È quindi essenziale portare avanti l'Unione del risparmio e degli investimenti, rafforzare il capitale di rischio e i finanziamenti per la crescita e rendere gli strumenti europei più facilmente accessibili alle piccole imprese. In questo contesto, il dibattito sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'UE sarà determinante per garantire che tutte le misure e gli strumenti previsti siano accompagnati dalle risorse pubbliche necessarie alla loro effettiva attuazione. Anche la revisione della normativa europea sugli appalti pubblici sarà fondamentale per orientare la spesa pubblica a sostegno delle PMI, favorendone la crescita e lo sviluppo delle attività.
La terza priorità consiste nel realizzare una vera semplificazione, senza scivolare nella deregolamentazione. Le PMI non dispongono delle strutture legali delle grandi imprese e ogni obbligo amministrativo superfluo grava su di loro in misura maggiore. Norme meno numerose, più chiare e meglio coordinate rappresentano, di per sé, uno strumento di politica per la competitività.
Infine, in un'epoca segnata dalle tensioni geopolitiche, abbiamo bisogno di una politica commerciale aperta ma resiliente, fondata sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento, su nuovi accordi commerciali e su strumenti capaci di proteggere le nostre imprese dalla concorrenza sleale, aiutando al tempo stesso le PMI a cogliere le opportunità offerte da tali accordi.
2. La semplificazione normativa è oggi al centro del dibattito europeo. Come può l'UE ridurre gli oneri amministrativi per le imprese senza compromettere la tutela dei consumatori, la sostenibilità e l'integrità del mercato unico?
La semplificazione non deve trasformarsi in una forma mascherata di deregolamentazione. La questione non è se tutelare i consumatori, l'ambiente e la concorrenza leale, ma come farlo in modo intelligente, senza rinunciare agli standard e ai requisiti più elevati.
In primo luogo, dovremmo semplificare le modalità di applicazione delle norme, non gli obiettivi che esse perseguono. Finalità quali la sicurezza dei prodotti, la corretta informazione dei consumatori e un'informativa di sostenibilità credibile restano assolutamente necessarie. Ciò che possiamo modificare sono le procedure, privilegiando strumenti digitali, modelli armonizzati e il principio «una tantum» (once-only), affinché le imprese siano tenute a fornire le stesse informazioni alle autorità pubbliche una sola volta.
In secondo luogo, occorre garantire la proporzionalità. Gli obblighi dovrebbero essere commisurati alle dimensioni e al livello di rischio delle imprese. Soglie adeguate per gli adempimenti informativi e regimi semplificati per le PMI possono ridurre sensibilmente i costi senza abbassare gli standard di tutela.
In terzo luogo, abbiamo bisogno di un processo legislativo che presti maggiore attenzione agli operatori di minori dimensioni e meno alle grandi imprese. Ogni proposta dovrebbe essere accompagnata da una solida valutazione d'impatto, da un'effettiva applicazione del test PMI e da una verifica degli effetti sulla competitività e degli oneri di conformità. Il Parlamento dovrebbe esigere che tali valutazioni siano svolte in maniera rigorosa e aggiornate ogniqualvolta vengano apportate modifiche sostanziali ai testi legislativi.
Infine, è necessaria un'attuazione coerente e ambiziosa del quadro normativo europeo, per evitare la frammentazione giuridica del mercato unico e garantire che imprese e lavoratori godano degli stessi diritti e delle medesime tutele in tutta l'Unione europea.
3. In qualità di membro della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) del Parlamento europeo, quali ritiene siano i principali ostacoli che ancora impediscono alle PMI di beneficiare pienamente delle opportunità offerte dal mercato unico?
In qualità di eurodeputata del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) e portavoce del gruppo nella Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, il mio impegno è rivolto a rendere l'accesso al mercato unico più semplice e trasparente per le PMI. Queste imprese rappresentano la spina dorsale della nostra economia e una componente essenziale del tessuto economico e sociale dei territori. Eppure, troppe di esse continuano a operare esclusivamente a livello locale, non per scelta, ma perché vendere oltre i confini nazionali risulta troppo complesso, costoso o incerto.
Le grandi imprese sono in grado di assorbire questi ostacoli, mentre quelle più piccole spesso non dispongono delle risorse necessarie. Il problema principale resta dunque l'incompiutezza del mercato unico, al cui completamento dobbiamo continuare a lavorare nel nostro ruolo di colegislatori. Ne discutiamo da anni, ma oggi esiste una reale volontà politica di raggiungere questo obiettivo, come dimostra il documento «One Europe, One Market», presentato congiuntamente dalla Commissione, dal Consiglio e dal Parlamento europeo.
Diverse questioni rivestono carattere prioritario per il nostro gruppo e hanno un impatto diretto sulle PMI. Anzitutto, le restrizioni territoriali dell'offerta continuano a rappresentare una delle principali criticità. Spesso ai distributori e ai piccoli produttori viene impedito di approvvigionarsi nei mercati in cui i prodotti sono più convenienti, mentre i consumatori si trovano a pagare prezzi differenti a seconda del Paese in cui risiedono. Né le imprese né i consumatori dovrebbero essere penalizzati in funzione della loro ubicazione all'interno dell'UE. Dobbiamo garantire a entrambi l'accesso a prodotti di qualità elevata, a prezzi equi e uniformi.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la nostra autonomia digitale e la sovranità strategica europea. Ridurre la dipendenza dai Paesi terzi e costruire un mercato digitale europeo pienamente integrato nei settori dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale e delle telecomunicazioni è particolarmente importante per le PMI. Queste ultime dipendono infatti dalla disponibilità di strumenti digitali accessibili, sicuri e interoperabili, ma dispongono di uno scarso potere contrattuale nei confronti dei grandi fornitori extraeuropei che dominano il mercato.
Si tratta di una sfida che richiede coraggio politico e investimenti considerevoli, ma che dobbiamo essere pronti ad affrontare. L'Unione europea, con i suoi 450 milioni di consumatori, deve valorizzare il proprio peso politico e geopolitico per rafforzarsi e promuovere il proprio modello, fondato su un quadro giuridico chiaro e solido, capace di garantire certezza del diritto alle imprese.
Infine, dobbiamo utilizzare le risorse pubbliche in modo più efficace. Gli appalti pubblici rappresentano una componente rilevante dell'economia europea, ma le PMI si aggiudicano ancora troppo pochi contratti, perché le gare sono spesso di dimensioni eccessive, troppo complesse oppure basate esclusivamente sul prezzo.
La riforma del quadro normativo sugli appalti pubblici, attraverso il futuro Public Procurement Act, dovrebbe superare il ricorso al prezzo più basso come unico criterio di aggiudicazione. L'introduzione di criteri qualitativi consentirebbe di attribuire maggiore importanza alla qualità dell'occupazione, agli standard ambientali, alle pari opportunità di accesso per le PMI e, in determinati settori, a requisiti che valorizzino la produzione europea (made in EU). In questo modo, la spesa pubblica potrebbe sostenere le imprese europee di tutte le dimensioni.
4. In qualità di Vicepresidente dell'Intergruppo PMI del Parlamento europeo, quale ruolo può svolgere questo organismo nel rafforzare la voce delle imprese e garantire che le loro esigenze siano adeguatamente considerate nella legislazione europea?
L'Intergruppo PMI rappresenta una preziosa piattaforma di confronto trasversale, nella quale eurodeputati appartenenti a diversi gruppi politici possono discutere in modo aperto e costruttivo delle questioni più rilevanti per le piccole e medie imprese. Operando al di fuori della struttura formale delle commissioni parlamentari, consente scambi più informali e diretti rispetto a quelli che caratterizzano abitualmente il processo legislativo.
L'Intergruppo riunisce inoltre un'ampia varietà di portatori di interesse, compresi i rappresentanti delle altre istituzioni europee, affinché le esigenze delle PMI siano ascoltate lungo l'intero processo decisionale e non soltanto all'interno del Parlamento.
Dare voce direttamente alle PMI è un elemento centrale del nostro lavoro. Invitiamo regolarmente alle nostre riunioni le associazioni rappresentative delle piccole e medie imprese e le start-up, attribuendo loro un ruolo di primo piano nel dibattito, affinché possano illustrarci in prima persona le difficoltà che affrontano, in particolare nel mercato unico.
Si tratta, ad esempio, degli oneri amministrativi e normativi, delle difficoltà di accesso ai finanziamenti o degli ostacoli alle attività transfrontaliere. Ascoltare direttamente queste preoccupazioni ci aiuta a comprendere come la legislazione europea incida concretamente sulle imprese di minori dimensioni, che spesso dispongono di risorse molto più limitate rispetto alle grandi aziende per adeguarsi alle nuove disposizioni.
L'Intergruppo può quindi contribuire a trasformare queste indicazioni in azioni concrete. Favorendo una comprensione condivisa delle problematiche tra eurodeputati di differenti orientamenti politici, contribuisce a garantire che le esigenze delle PMI siano prese in considerazione fin dalle prime fasi del processo legislativo e trovino riscontro nelle posizioni che sosteniamo nelle rispettive commissioni parlamentari e nei gruppi politici.
L'Intergruppo favorisce inoltre un confronto più coordinato e coerente sui dossier che interessano le PMI, evitando che gli interessi delle imprese più piccole siano affrontati in maniera frammentaria o considerati soltanto in una fase successiva.
Sono particolarmente lieta di ricoprire il ruolo di Vicepresidente di questo importante Intergruppo. È un'opportunità per confrontarmi con colleghi di tutto lo spettro politico su una questione fondamentale per la competitività e la resilienza dell'economia europea e per contribuire a garantire che le PMI, che ne costituiscono l'ossatura, siano adeguatamente ascoltate a Bruxelles e a Strasburgo.
5. Le Camere di commercio sostengono quotidianamente le imprese nell'accesso ai mercati, all'innovazione e ai finanziamenti europei. Come può il Parlamento europeo valorizzare maggiormente le reti camerali nell'attuazione delle politiche a sostegno delle PMI?
Le Camere di commercio rappresentano una delle risorse più preziose di cui l'Unione europea dispone per raggiungere le imprese. Profondamente radicate nei territori, conoscono direttamente ciò che funziona e ciò che non funziona per il sistema produttivo. Per questa ragione, il Parlamento dovrebbe considerarle veri e propri partner nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche, e non semplicemente soggetti da consultare occasionalmente.
Le Camere costituiscono una fonte essenziale di informazioni e riscontri concreti per i legislatori. Raccolgono testimonianze dirette sull'impatto delle norme europee sulle imprese, sulle lacune esistenti e sulle difficoltà incontrate nella loro applicazione. Un utilizzo più sistematico di queste informazioni consentirebbe al Parlamento di elaborare una legislazione maggiormente fondata su dati ed esperienze concrete e più vicina alle esigenze delle imprese di minori dimensioni.
Le Camere possono inoltre contribuire a colmare la distanza tra la definizione delle politiche e la loro effettiva attuazione. Molte iniziative europee non hanno un impatto sulle PMI semplicemente perché le imprese non ne conoscono l'esistenza. Le Camere svolgono già un ruolo di riferimento nell'informazione e nell'assistenza alle imprese in materia di accesso ai mercati, innovazione e finanziamenti, e molte di esse sono parte attiva della rete Enterprise Europe Network e degli hub per l'innovazione digitale.
Le politiche rivolte alle PMI dovrebbero pertanto essere concepite tenendo conto di questi canali di attuazione, attribuendo alle reti coinvolte ruoli chiaramente definiti e risorse adeguate.
Le Camere di commercio assicurano inoltre una diffusione capillare delle politiche europee a livello regionale e locale, offrendo agli eurodeputati uno strumento concreto per dialogare con le imprese dei propri territori di riferimento e di altre regioni. Le delegazioni e le missioni parlamentari potrebbero, ove opportuno, prevedere la partecipazione di rappresentanti camerali, contribuendo così a collegare maggiormente il dibattito europeo alle realtà locali.
Tutto questo, tuttavia, richiede un sostegno stabile e prevedibile. Le Camere possono svolgere efficacemente il proprio ruolo soltanto se i programmi che sostengono queste reti saranno salvaguardati nel prossimo bilancio dell'Unione europea. Investire nelle reti camerali rappresenta una scelta efficiente sotto il profilo dei costi, capace di tradurre concretamente le politiche europee in risultati tangibili sui territori.
6. La proposta per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (2028–2034) prevede una profonda revisione degli strumenti europei per la competitività. Come può essere concepito il nuovo sistema per rispondere meglio alle esigenze delle PMI, comprese quelle che si avvicinano per la prima volta ai finanziamenti europei, valorizzando al contempo le organizzazioni che sostengono le imprese a livello regionale e locale?
La revisione proposta, con l'istituzione di un Fondo europeo per la competitività che riunirebbe diversi strumenti attualmente esistenti, rappresenta un'opportunità per rendere il sostegno dell'UE più semplice e strategico. Tuttavia, questo processo di accorpamento potrà produrre benefici per le PMI soltanto se determinerà una reale riduzione della complessità per i soggetti che presentano domanda, anziché limitarsi a una riorganizzazione degli strumenti a Bruxelles.
Anzitutto, le PMI devono trovare uno spazio chiaramente riconoscibile nell'architettura del nuovo quadro finanziario. Ritengo necessario prevedere obiettivi, indicatori e risorse specificamente destinati alle piccole imprese, affinché queste non vengano penalizzate dalla concorrenza dei grandi consorzi e dei progetti di maggiore dimensione. Il Parlamento dovrebbe inoltre insistere su un monitoraggio trasparente delle risorse che raggiungono effettivamente le PMI.
Anche l'accesso ai finanziamenti deve essere semplice, idealmente attraverso un punto di accesso unico. Gli imprenditori non dovrebbero essere costretti a orientarsi tra decine di programmi differenti. Un portale unificato, modelli standardizzati, formulari più brevi, opzioni semplificate di rendicontazione dei costi, come gli importi forfettari, e tempi decisionali più rapidi potrebbero fare una differenza sostanziale. I requisiti dovrebbero essere sempre proporzionati alle dimensioni e alla capacità economica delle imprese.
Inoltre, chi presenta domanda per la prima volta ha bisogno di un accompagnamento mirato e continuativo. Molte piccole imprese, pur disponendo di progetti di eccellente qualità, rinunciano a partecipare perché percepiscono le procedure come eccessivamente complesse. Servizi di orientamento preliminare, attività di tutoraggio, strumenti di accesso semplificati e il riconoscimento della qualità dei progetti attraverso meccanismi quali il Seal of Excellence potrebbero contribuire ad ampliare la partecipazione.
È altrettanto importante salvaguardare la dimensione regionale e locale. Qualora una quota maggiore dei finanziamenti fosse canalizzata attraverso piani nazionali e regionali, il principio di partenariato dovrebbe assumere carattere vincolante. Le autorità regionali, le Camere di commercio e le organizzazioni imprenditoriali dovrebbero essere coinvolte nella definizione e nell'attuazione di tali piani, affinché le risorse rispondano effettivamente alle esigenze dei territori.
Infine, l'accesso ai finanziamenti dovrebbe prevedere una combinazione di sovvenzioni, garanzie e strumenti di capitale, resi disponibili attraverso intermediari locali, con calendari prevedibili e regole stabili.
Nel suo ruolo di colegislatore, il Parlamento dovrebbe assicurare che la Commissione rispetti questi principi, attraverso obiettivi chiari, relazioni periodiche sui risultati e un impegno concreto e costante a favore della semplificazione.
