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Intervista a Magda De Carli

30/01/26

Capo unità e Direttore Aggiunto, Direzione generale della Ricerca e dell’innovazione – Direzione A ERA & Innovation– Unità A2 ERA, Spreading Excellence and Research Careers, Commissione europea

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  1. Qual è la sua visione personale sull’evoluzione dell’ERA nei prossimi anni? E, a suo avviso, quali sono oggi le principali sfide e opportunità che essa si trova ad affrontare?


Originariamente concepito nel 2000 per ridurre la frammentazione nell'ecosistema della ricerca europeo, lo Spazio Europeo della Ricerca (ERA) mira a favorire la libera circolazione di ricercatori, conoscenze scientifiche e tecnologie, e ad allineare le politiche e i programmi nazionali di ricerca per massimizzare l'impatto e la competitività. 


Ciò che mi aspetto ed auguro per ERA nei prossimi anni è che passi dall’essere un'iniziativa principalmente basata sul coordinamento delle azioni tra Stati Membri ad uno spazio politico più coerente ed efficace, dove i sistemi nazionali ed europei di ricerca e innovazione operino in modo complementare e in modo da rinforzarsi reciprocamente. L’ambizione è di vedere uno Spazio Europeo della Ricerca completamente integrato, che diventi una destinazione preferita sia per ricercatori europei che internazionali grazie alla sua eccellenza, alla sua apertura e alle opportunità uniche che offre. Una parte centrale di questa visione è il futuro ERA Act, che la Commissione intende proporre quest'anno, la prima iniziative legislativa mai lanciata in quest’ambito.


Non c’e’ alcun dubbio che nei suoi 25 anni d’esistenza, l’ERA abbia fatto notevoli progressi raccogliendo molti successi (basti pensare all’Open Science Cloud, le European Research Infrastructures Consortium -ERIC- …), ma resta al momento un processo incompiuto con importanti sfide da affrontare.


Una delle sfide più persistenti è la frammentazione dei sistemi di ricerca e innovazione in tutta Europa. Le differenze nelle normative nazionali, nelle regole di finanziamento, nei sistemi di valutazione e nelle procedure amministrative continuano ad ostacolare la collaborazione transfrontaliera e a limitare la portata e l'impatto degli sforzi di ricerca europei. Questa frammentazione influisce anche sulla mobilità dei ricercatori, che spesso si trovano ad affrontare barriere legali, di sicurezza sociale e di riconoscimento nel trasferimento tra i paesi.


Una seconda grande sfida è il basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo tra gli Stati membri. Sebbene l'UE abbia fissato un obiettivo di lunga data di investire il 3% del PIL in Ricerca e Sviluppo, i progressi restano disomogenei e le disparità tra i paesi rischiano di ampliare il divario di innovazione all'interno dell'Europa. L'insufficiente investimento privato in alcuni Stati Membri regioni aggrava ulteriormente questo problema. Per esempio, l’Italia ha una intensità di investimento in R&S dell’1.38% of PIL, contro una media European del 2.24%.


In terzo luogo, a livello globale, i valori fondamentali profondamente radicati in Europa sono sotto attacco. L'ERA incarna una cultura della ricerca e dell'innovazione che sostiene la salvaguardia della libertà accademica e scientifica, dell'uguaglianza e inclusione di genere, delle pratiche etiche di ricerca e di condizioni di lavoro eque. Questi sono i valori e i principi fondamentali che vogliamo far sì che si diffondano. 


Come ripeto sempre nelle mie presentazioni, affrontare queste sfide ora è ‘tempestivo’, ‘importante’ e ‘urgente’.

‘Tempestivo’ perché ci troviamo all’inizio di una nuovo ciclo legislativo e programmatico (MFF, Horizon, varie strategie e atti) e ciò che si discute ora sarà la base delle azioni e misure nei prossimi sette anni; ‘importante’ perché mai come ora la ricerca e innovazione è stata all’apice dell’agenda della Commissione e delle altre istituzioni e bisogna che la scienza dimostri di esserne all’altezza; ‘urgente’ perché con il clima geopolitico esistente nei riguardi della scienza in paesi terzi ha acceso un faro su quello che fa l’Europa, e ogni passo in favore di un miglioramento delle condizioni di ricercatori e innovatori porterà inevitabilmente nuovi talenti in Europa e riterrà quelli esistenti. 


L’ERA può contare su numerosi punti di forza che di fatto rappresentano altrettante opportunità: l'Europa dispone di una base di conoscenze eccezionalmente solida, con università di primo piano, infrastrutture di ricerca e una forza lavoro altamente qualificata. Il rinnovato impegno politico verso l'ERA, riflesso nel futuro ERA Act, nel Patto per la Ricerca e l'Innovazione e nelle due Agende Politiche ERA, fornisce uno slancio unico. Con una governance migliorata, impegni più chiari e una cooperazione rafforzata, l'ERA può evolvere in uno strumento più efficace e visibile per affrontare le sfide condivise dell'Europa. 



  1. Dopo oltre due decenni di cooperazione volontaria tra gli Stati membri, la Commissione propone ora un atto legislativo per l’ERA. Qual è la visione strategica alla base di questa scelta e quali cambiamenti concreti introdurrebbe l’ERA Act rispetto all’attuale modello di governance?


Una ERA più strutturata e orientata ai risultati è necessaria per sostenere la competitività a lungo termine dell'Europa, l'eccellenza scientifica e la resilienza sociale. Si tratta di permettere agli Stati membri di agire insieme in modo più efficace, a beneficio dell'intera Europa.

Con l’ERA Act si passa da una collaborazione volontaria - che ha portato molti risultati ma che mostra i suoi limiti a raggiungere gli obiettivi finali - al livello successivo usando la possibilità della Commissione di proporre una legislazione a questo fine. 

 

L'ERA Act rappresenta sia il tanto atteso consolidamento delle nostre ambizioni condivise per uno Spazio Europeo della Ricerca veramente integrato sia un'opportunità cruciale per ripensare il modo in cui l'Europa organizza, finanzia e valorizza la conoscenza. 


Gli obiettivi sono raggruppati attorno a tre blocchi principali: 1) Aumento degli investimenti in R&D per raggiungere l'obiettivo del 3% del PIL;  2) Migliore allineamento di investimenti, politiche e programmi attorno alle priorità strategiche; 3) Miglioramenti nelle condizioni di riferimento per la ricerca e i ricercatori. Questo anche include la protezione di valori fondamentali quali la libertà di ricerca scientifica, gender, etica.


Se attuato con ambizione, l’ERA ACT può essere il catalizzatore che ci sposterà dal coordinamento a una maggiore integrazione—da un concetto politico a una realtà tangibile per i ricercatori sul campo. La sua ambizione è certamente di snellire la governance, fare in modo che i suoi attori principali siano in grado di sfruttare tutte le loro potenzialità nel proprio ruolo strategico e operativo, e così facendo creare un vero Mercato Unico della conoscenza—quella che molti hanno definito la quinta libertà, concetto ripreso nel recente rapporto Letta sul Mercato Unico e che la Presidente della Commissione Von der Leyen ha richiesto venga completato per il 2028. La quinta libertà deve essere costruita sulla fiducia, apertura e equità. Ma richiederà volontà politica. La legge deve avere un peso giuridico e finanziario sufficiente a guidare l'attuazione in tutti gli Stati membri, non solo in quelli già ben posizionati.


L'ERA Act rappresenta un impegno vincolante a rimuovere barriere strutturali che impediscono a talenti, dati e risultati di ricerca di circolare liberamente.  In un mondo plasmato dalla competizione globale, dalla sovranità tecnologica e dall'incertezza geopolitica, la forza dell'Europa risiederà nella sua capacità di mettere in comune conoscenze e risorse. L'ERA Act può posizionare l'UE come un punto di riferimento globale per una ricerca aperta, responsabile e collaborativa.


E non va dimenticata la dimensione umana. L'ERA avrà successo solo se i ricercatori se ne sentiranno parte — se gli scienziati all'inizio della carriera, ad esempio, vedranno la mobilità non come un sacrificio ma come un'opportunità, e se diversità e inclusività continueranno a essere caratteristiche distintive della cultura della ricerca europea.


Questo non è il primo tentativo della Commissione di proporre un ERA Act. Abbiamo provato anche nel 2012. Mi si chiede spesso perché dovrebbe funzionare ora? Semplicemente perché c’è una combinazione favorevole di vari fattori che mancava nel passato: non solo la competitività guidata dalla ricerca e dall'innovazione è in cima alle priorità dell’attuale Commissione, ma abbiamo 25 anni di ERA alle spalle che hanno maturato evidenze ed esperienze su cosa può funzionare e cosa no e successi su cui costruire per avanzare oltre. Non da ultimo la consapevolezza tra istituzioni comunitarie, Stati Membri e stakeholders dell’importanza di mandare importanti segnali in questo momento che l’Europa crede nella scienza e nei suoi ricercatori e crea le condizioni ideali perché possono svolgere al meglio la loro attività, con finanziamenti adeguati, obiettivi chiari e condivisi e la protezione di valori essenziali. 



  1. Una dimensione chiave dell’ERA riguarda il legame tra ricerca, innovazione e industria. In che modo l’ERA Act contribuirà a trasformare la conoscenza scientifica in valore economico e sociale, rafforzando la competitività europea e sostenendo le transizioni verde e digitale?


Creata 25 anni fa e formalmente entrata nel trattato 16 anni fa (art 179TFUE), la governance dell’ERA e i suoi obiettivi specifici sono stati rivisitati cinque anni fa per affrontare le sfide urgenti poste dalla pandemia di coronavirus e dalla necessità di sostenere le trasformazioni verde e digitale, la sostenibilità e la competitività nell'UE.

In quel momento l’ERA si è anche dotata di una nuova governance e nuovi strumenti di implementazione delle azioni per raggiungere i propri obiettivi. Il Patto per Ricerca e Innovazione, adottato nel 2021 rappresenta un punto di svolta molto importante e porta una serie di novità di rilievo anche per l’industria e la transizione: la definizione delle le 4 maggiori aree di intervento di ERA (tra cui ‘ampliare ERA’ per coprire anche le tematiche legate alla transizione); l’Agenda politica ERA triennale come base di implementazione volontaria, con azioni volte anche al coinvolgimento dell’industria, 3) e la creazione dell’ ERA Forum come braccio operativo in cui le azioni si identificano e definiscono in maniera congiunta tra Commissione, Stati Membri, Paesi associati ad Horizon e, per la prima volta, gli stakeholders. Questi includono associazioni europee che varie categorie tra cui l’industria (rappresentata da Science Europe). 

Questo nuovo setting rappresenta un’importante opportunità per i vari attori nel panorama di ricerca e sviluppo, incluso l’industria, di giocare un ruolo importante nel definire le azioni ERA da portare avanti. L’ ERA agenda 2025-27, adottata in maggio 2025, con le sue 19 azioni (11 strutturali e 8 ‘adhoc’) segna il percorso da seguire per i prossimi due anni.

Negli ultimi due decenni, siamo riusciti a trasformare l'ERA da un'ambizione a una realtà. Tra gli altri risultati, l'ERA ha realizzato infrastrutture di ricerca europee migliori e più accessibili, programmi di ricerca congiunti, partenariati pubblico-privati, condizioni migliori per la carriera e la mobilità dei ricercatori e un accesso aperto crescente ai risultati scientifici. 


In tutto ciò si inserisce l’ERA ACT, chiaramente indicato nella comunicazione della commissione del gennaio 2025 ‘Competitiveness Compass’ come una delle iniziative chiave necessarie a colmare il divario in innovazione tra la UE e le altri grandi potenze.


Le priorità dell’ERA ACT, cosi’ some identificate nella comunicazione, seguono le conclusioni del rapporto Draghi e le riflessioni del rapporto Letta, che mettono Ricerca e Sviluppo al centro della agenda politica e economica e ne sottolineano l’impatto sulla competitività europea e la transizione digitale e verde, nonché la capacità di tradurre la conoscenza scientifica in valore economico e sociale.


L'ERA ACT agirà infatti per raggiungere la cosiddetta 'quinta libertà': la libera circolazione di conoscenze, ricercatori e tecnologie all'interno dell'UE, incluse la valorizzazione della ricerca attraverso lo sfruttamento dei risultati di ricerca dall’industria che è alla base della resilienza economica, la capacità di innovazione, l'indipendenza strategica e il benessere sociale dell'UE.


Con il suo obiettivo – reso più stringente nell’ERA ACT - di raggiungere un investimento pubblico e privato in R&S nell’UE pari almeno il 3% del PIL supportato da nuovi meccanismi legali, l’ERA ACT spingerà gli Stati Membri verso investimenti pubblici in ricerca e sviluppo che  facciano leva finanziaria sugli investimenti privati, creandone incentivi e condizioni favorevoli; l’allineamento delle politiche e il rafforzamento del coordinamento degli investimenti e delle politiche tra UE e Stati membri in aree prioritarie strategiche, favoriranno la transizione verde e digitale; i miglioramenti delle condizioni per le carriere dei ricercatori, favoriranno tra le altre cose anche la mobilità intersettoriale tra mondo academico e industria. 



  1. In che modo le nuove priorità dell’ERA contribuiranno a rafforzare la competitività industriale europea, in particolare nei settori in cui l’Italia è tradizionalmente competitiva, come la manifattura, i materiali avanzati, l’aerospazio e la robotica? Inoltre, cosa consiglierebbe alle imprese italiane che desiderano impegnarsi più attivamente nell’ecosistema dell’ERA?


Nelle due Agende Politiche ERA, quella terminata che ha coperto 2022-2024 e in quella appena cominciate 2025-2027, vi è stata una continua attenzione ad accrescere la competitività industriale europea. 

Nella prima vi si trovano l’Azione 2 – ‘Affrontare insieme le sfide poste dalla doppia transizione verde e digitale e aumentare la partecipazione della società all'ERA’ volta a promuovere l'allineamento della ricerca e dell'innovazione agli obiettivi politici dell'UE relativi alla doppia transizione, guidando trasformazioni industriali e istituzionali e promuovendo il coinvolgimento degli stakeholder per affrontare le sfide verdi e digitali, con focus speciale sulla decarbonizzazione, roadmap tecnologici e infrastrutture tecnologiche); e l’Azione 4 – ‘Promuovere investimenti e riforme concertate nella Ricerca e l'Innovazione’ che è andata a fondo sull’uso degli appalti sull’innovazione per accrescere al domanda, il sul superamento delle barriere normative e l’uso maggiore del Seal of Excellence). 

Nell’agenda politica ERA 2025-2027 si trova invece l’azione 16, come risposta all'aumento delle tensioni geopolitiche, che ha hanno reso altamente richieste le rapide innovazioni tecnologiche, e quindi maggiori investimenti in aree strategiche come materiali avanzati, aerospaziale e robotica e l’allineamento delle politiche europee per accelerare gli investimenti in R&I per la trasformazione industriale e la sostenibilità competitiva. 

Lo scopo dell'Azione 16 dell'ERA è triplice: (i) Raggiungere una maggiore comprensione delle esigenze industriali per i risultati e gli investimenti in R&I, permettendo ai decisori politici e alle agenzie di finanziamento di progettare e implementare strumenti mirati per mobilitare investimenti in R&I; (ii) Aumentare le sinergie nel finanziamento della R&I, in particolare da parte dell'industria, per il trasferimento di tecnologia, i dimostratori, la scala, la validazione e le infrastrutture tecnologiche; (iii) Facilitare il percorso verso l'implementazione e l'uso di tecnologie avanzate nell'industria, con un focus sulla sostenibilità e sul beneficio sociale. 

L'approccio operativo comprende l'organizzazione di conferenze, workshop e seminari, sondaggi, preparazione di rapporti tematici e visite di studio. Inoltre, una Azione di Coordinamento e Supporto (CSA) sulla decarbonizzazione industriale sarà lanciata nella primavera 2026, finanziata da Horizon Europe, mentre un’altra sarà lanciata nel quarto trimestre del 2026 su progetti pilota di accesso multi-sito per startup, scale-up e altre PMI innovative. Infine è prevista una Carta di Accesso per gli utenti industriali alle infrastrutture di ricerca e tecnologiche, un Repository per le migliori pratiche di finanziamento e meccanismi di accesso e un Esercizio di Apprendimento Reciproco sull'avanzamento dell'economia circolare, finanziato dal Policy Support Facility di Horizon Europe, sarà lanciato a maggio 2026. 


Il 10 ottobre scorso si è tenuta la riunione di apertura dell'Azione 16, che ha coinvolto esperti nominati degli Stati Membri, dei Paesi Associati ad Horizon e delle organizzazioni stakeholder, seguita da una visita di studio e un workshop, organizzati a Bruxelles a fine novembre. Inoltre, il Forum ERA, gruppo di esperti che promuove l'Agenda Politica ERA, ha accolto il 10 dicembre rappresentanti di Allied for Start-up, Business Europe, EUCAR, European Start-Up Network, la Federazione Europea per le Imprese Sostenibili, ORGALIM e Process4Planet European Partnership. Hanno fornito feedback positivi sull'Azione 16 dell'ERA come potenziale veicolo per contribuire alle politiche dell'UE nel rafforzamento della competitività industriale europea. 

L'Italia è stato il 20° Stato membro dell'UE a confermare l'impegno, tramite il Ministero dell'Università e della Ricerca, nell'Azione ERA 16 nel dicembre 2025. Ci sono anche 6 Paesi Associati e 11 organizzazioni europee di stakeholder che contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi dell'Azione lavoreranno insieme nel 2026-2027.  

Chiaramente lo sforzo richiesto agli Stati Membri non si limita alle azioni ERA: la raccomandazione della Commissione nel ciclo del Semestre 2025 chiede all’Italia di supportare l'innovazione rafforzando ulteriormente i legami business-accademia, gli ‘innovation procurements’, il capitale di rischio aziendale e le opportunità per i talenti. Raccomanda inoltre di rafforzare il ruolo delle università nell'innovazione aumentando il loro focus sulla commercializzazione dei risultati della ricerca e migliorando il percorso professionale dei ricercatori, promuovere la crescita e l'aggregazione di PMI e start-up.

Il consiglio alle aziende italiane che desiderano impegnarsi più attivamente nell'ecosistema ERA è di tenere d'occhio gli sviluppi e i progressi delle Azioni ERA più rilevanti - come l'Azione ERA 16 - mettersi in contatto con le associazioni che li rappresentano e partecipare a forum aperti, discussioni e sondaggi per contribuire alla definizione delle politiche R&I dell'UE e nazionale.  



  1. L’iniziativa “Choose Europe for Science” mira a rafforzare l’immagine dell’Europa come destinazione globale di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione. Quali opportunità concrete potrebbe creare per i ricercatori e le imprese italiane, e in che modo si inserisce nelle più ampie ambizioni dell’ERA Act? 


L’iniziativa Choose Europe for Science risponde alla situazione geopolitica venutasi a creare ad inizio 2025 e in particolare alla richiesta esplicita da parte dei ministri di tredici Stati membri alla Commissione a cui si sono associati via via quasi tuttu gli Stati Membri). 

Questa richiesta degli Stati Membri era pienamente in linea con il lavoro che la Commissione porta avanti ormai da anni nel contesto di ERA. Rafforzare l'attrattività e la sostenibilità delle carriere di ricerca è infatti una priorità di lunga data, come è dimostrato dal Quadro Europeo per le Carriere di Ricerca 2023, dall'Esercizio di Apprendimento Reciproco sulle Carriere di Ricerca e dall’azione specifica nell'Agenda Politica ERA 2025–2027.

Ma il 5 maggio, alla Sorbona, la Commissione ha fatto un passo oltre, con l’annuncio da parte della Presidente von der Leyen di un pacchetto da 500 milioni di euro per il 2025–2027. Include nuovi "super grant" a lungo termine nell'ambito dell'ERC, nel frattempo chiamati ERC+, pensati per supportare la scienza rivoluzionaria, con la prima chiamata che si avvierà il prossimo maggio. 

Poche settimane dopo, al Consiglio COMPET del 23 maggio, la Commissione ha annunciato ulteriori misure, tra cui una call ERA Chairs da 230 milioni di euro per portare fino a 120 ricercatori di alto livello nelle regioni che ne hanno più bisogno.

Il pilota Marie Skłodowska-Curie "Choose Europe for Science" per ricercatori all'inizio della carriera è stato lanciato il 1° ottobre 2025 con una chiamata da 22,5 milioni di euro e un budget raddoppiato per il periodo 2026–2027.


Da notare che l’iniziativa Choose Europe for Science consiste nei seguenti aspetti:

  • non solo finanziamenti ma anche riforme

  • non solo attrarre i talenti dai paesi terzi (qualsiasi paese, senza preferenza) ma anche trattenere i talenti che già sono in Europa

  • non solo azioni a livelle EU ma anche a livello nazionale / regionale /locale in uno spirito TeamEurope

 

Infatti, oltre alle azioni intraprese a livello europeo c’è stata una grande mobilizzazione da parte di State membri e regioni che hanno promosso iniziative e misure accessibili ai ricercatori di tutto il mondo e a quelli europei.

Misure a livello Europeo e a livello nazionale/regionale sono state quindi presentate come parte di un unicum e possono trovarsi pubblicate su EURAXESS, che conta ora più di 100 iniziative, incluse quelle italiane, come il Programma Rita Levi Montalcini che incoraggia il ritorno di giovani ricercatori (italiani o stranieri) offrendo posizioni a tempo indeterminato presso le università o il Fondo Italiano per la Scienza. Inoltre l’Italia supporta progetti di ricerca condotti da ricercatori in linea con il modello ERC.


Attraverso una campagna di comunicazione dedicata, queste iniziative hanno acquisito visibilità globale tra i ricercatori. Stiamo già vedendo che l'interesse per applicare a posizioni nella UE è in aumentato, come si deduce dall’interesse suscitato ultimamente dalle diverse call di Horizon (ERC e MSCA) e dall’aumento del traffico internazionale di EURAXESS (+158% negli ultimi cinque mesi).


Oltre ai finanziamenti, una serie di misure volte al miglioramento della condizione dei ricercatori sono già in preparazione o lanciate: ad esempio una nuova strategia per i visti dei ricercatori aiuterà a ridurre la burocrazia e ad accelerare l'arrivo di talenti internazionali.


L'ERA Act è parte centrale della strategia di Choose Europe for Science, visto che tutte le proposte in ambito di miglioramento delle condizioni dei ricercatori saranno fondamentali per l’attrazione di talenti, basi pensare al possibile riconoscimento di PHD degrees, al facilitare circolazione dei talenti in Europa, e non da ultimo la protezione della libertà di ricerca scientifica in tutta l’EU.


Per concludere va ricordato che Choose Europe for Science fa parte di un contesto più ampio. Oltre a Choose Europe for Science, l'UE ha lanciato anche Choose Europe for Life Sciences e, per gli imprenditori, ora abbiamo Choose Europe for your Startup e Scaleup. Questa si inserisce nella strategia UE per le Startup e la Scala adottata a maggio dalla Commissione e dello scale-up Fund in preparazione che effettuerà investimenti diretti in equity in scale tecnologiche profonde in settori strategici, fianco a fianco con investitori privati. Il prossimo Innovation Act collegherà molti di questi elementi, promuovendo  sandbox regolatori affinché le startup possano testare nuovi prodotti in uno spazio sicuro.


Insieme, queste iniziative mostrano una visione coerente: che tu sia ricercatore, innovatore o imprenditore, l'Europa vuole essere il luogo dove il talento può fiorire.


Magda.DE-CARLI@ec.europa.eu

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