Oggi il divario non è solo tecnologico ma di adozione, soprattutto tra le PMI. Come intende la Commissione orientare il prossimo QFP per trasformare gli investimenti digitali in produttività reale per le imprese europee?
La transizione digitale rappresenta una delle quattro aree di focus del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), con cui la Commissione europea pone obiettivi concreti e ambiziosi per gli investimenti a favore della produttività europea.
Nel nuovo QFP, la Commissione ha definito come prioritaria una maggiore flessibilità negli investimenti, affinché l'Europa abbia la capacità di agire – e reagire – rapidamente quando le circostanze cambiano inaspettatamente o quando è necessario affrontare nuove priorità politiche. La Commissione vuole inoltre promuovere investimenti strategici in modo da dare un potente impulso alla competitività, garantendo catene di approvvigionamento, potenziando l'innovazione e guidando la corsa globale verso tecnologie pulite e intelligenti. Anche i programmi finanziari dell'UE diventano più semplici, snelli e armonizzati, affinché cittadini e imprese possano trovare e accedere facilmente alle opportunità di finanziamento. Inoltre, il bilancio viene tarato sulle esigenze locali, con piani di partenariato nazionali e regionali per investimenti e riforme, in modo da garantire un impatto mirato dove più conta.
Questo sostegno più rapido e flessibile punta a favorire una maggiore coesione economica, sociale e territoriale in tutta l'Unione.
Dopo AI Act, DMA e DSA, molte imprese temono complessità e incertezza applicativa. Quali strumenti concreti prevede la Commissione per accompagnare soprattutto le PMI nell’attuazione delle nuove regole digitali?
Questa è una domanda molto importante, perché sappiamo che l'applicazione della legislazione europea può essere particolarmente impegnativa per le PMI, che rappresentano il 99% delle imprese dell'UE. È per questo che sostenere le PMI è una priorità centrale nell'approccio europeo alla regolamentazione digitale.
Le legislazioni digitali europee di nuova generazione, come il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l’AI Act sono state pensate anche in considerazione delle PMI. Prevedono infatti obblighi proporzionati alla dimensione delle imprese o limitano la loro applicazione alle maggiori imprese multinazionali. È in particolare il caso del DMA che, lungi dal creare un complesso quadro normativo per le PMI, si applica solo ai cosiddetti gatekeepers, ovvero grandi aziende digitali come Meta, Apple, o Booking. L'obiettivo del DMA è proprio quello di aprire nuove opportunità per le imprese che usano o offrono servizi digitali, in particolare le PMI e le start-up europee. Anche il DSA prevede obblighi proporzionati rispetto alle dimensioni delle imprese regolate. Infatti, alcuni obblighi non si applicano alle microimprese o piccole imprese, proprio al fine di evitare oneri sproporzionati. I regolamenti europei e il diritto alla concorrenza offrono protezione e opportunità affinché le regole di gara siano le stesse per tutti.
Stiamo anche investendo in un sostegno pratico per l'implementazione della legislazione europea sul digitale. Tra le varie iniziative già in atto c’è l'AI Act Service Desk, dove le aziende – in particolare le PMI – possono ricevere guida e assistenza tecnica da esperti che collaborano a stretto contatto con l'AI Office, evitando alle imprese costi di consulenza legale. Inoltre, all’interno degli European Digital Innovation Hub verranno creati sportelli per offrire un primo supporto e reindirizzare gli utenti ove necessario verso altre iniziative, come l’AI Act Service Desk e le future AI regulatory sandboxes.
Tra le proposte più rilevanti per rafforzare il mercato unico digitale vi sono gli European Business Wallets: strumenti europei pensati per consentire alle imprese di identificarsi, dimostrare attributi e poteri di rappresentanza, firmare o sigillare documenti, ricevere notifiche e scambiare informazioni certificate in modo sicuro e interoperabile in tutta l’Unione. Il loro valore non sta solo nella digitalizzazione di procedure esistenti, ma nella costruzione di una vera infrastruttura europea di fiducia per l’attività economica, complementare al quadro dell’identità per i cittadini e adattata alle esigenze specifiche delle imprese e delle amministrazioni.
Oggi il mercato unico resta troppo spesso frammentato da controlli ripetuti, documenti duplicati e adempimenti nazionali non interoperabili. I Business Wallet mirano a ridurre questi attriti, semplificare la compliance, accelerare le procedure transfrontaliere e liberare risorse per crescita, investimenti e innovazione. Per questo non sono soltanto uno strumento tecnico, ma una leva di competitività europea, di semplificazione amministrativa e di sovranità digitale.
Per il sistema camerale, la posta in gioco è strategica. La proposta costruisce sui registri d’impresa, sull’EUID e su BRIS (Business Register Interconnection System) come fonti autentiche e infrastrutture già esistenti, senza sostituirli. In questa prospettiva, le Camere di commercio possono diventare un nodo centrale del nuovo ecosistema europeo di fiducia, come soggetti chiamati, secondo i diversi ordinamenti nazionali, a sostenere l’emissione, la verifica e la circolazione di attestazioni elettroniche affidabili per le imprese.
In parallelo, stiamo lavorando alla semplificazione legislativa. Attraverso le cosiddette proposte "Omnibus" adottate a novembre 2025, stiamo revisionando il regolamento digitale per eliminare sovrapposizioni, disposizioni obsolete e obblighi di segnalazione non necessari. L'attenzione è particolarmente rivolta alle PMI, che spesso affrontano oneri regolamentari sproporzionati rispetto alle loro dimensioni e faticano con l'implementazione delle regole digitali europee, come da loro riportato nell'ambito delle consultazioni che abbiamo avviato. È per questo che nelle proposte Omnibus abbiamo proposto regimi regolamentari più leggeri per le PMI, ad esempio nel settore della condivisione dei dati, mantenendo al contempo i principi regolatori fondamentali del Data Act, che garantiscono trasparenza e prevengono rifiuti ingiustificati alla divulgazione dei dati.
Vogliamo anche far sì che le imprese europee, soprattutto le startup, scelgano l’UE per crescere. Per questo, abbiamo presentato EU Inc., un nuovo insieme unico di norme societarie che le imprese potranno scegliere invece di navigare più regimi nazionali.
L'obiettivo è rendere la conformità più semplice e meno costosa, con un risparmio stimato fino a 5 miliardi di euro entro il 2029. Questo fa parte del più ampio obiettivo dell'attuale mandato della Commissione di ridurre gli oneri amministrativi del 25%, raggiungendo il 35% per le PMI, favorendo la crescita dei nostri talenti europei, che sono tanti e capaci.
In che modo le politiche europee su competenze digitali possono essere costruite partendo dai fabbisogni espressi dalle imprese e dai territori, evitando approcci troppo astratti o centralizzati?
Aumentare le competenze digitali nell’UE è uno degli obiettivi chiave della Commissione. La transizione digitale non può compiersi senza professionisti in grado di creare, sviluppare e applicare tecnologie digitali all’avanguardia, come intelligenza artificiale, supercomputer e tecnologie quantistiche, in tutti i settori.
Tuttavia, secondo alcune rilevazioni fatte da Eurostat, nell'Unione Europea la maggior parte delle imprese, e questo vale soprattutto per le PMI, fatica a trovare personale con competenze digitali adeguate. Questo rappresenta un problema per la competitività delle nostre imprese e della nostra economia. Per questo la Commissione sta agendo per assicurare all’UE un numero adeguato di specialisti nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. L’azione si inserisce nel quadro del Programma per il Decennio Digitale, che stabilisce come target 20 milioni di specialisti ICT nell'UE nel 2030, ed è sostenuta dal programma Europa digitale, pensato per accelerare e potenziare la trasformazione digitale. Con esso, abbiamo rafforzato notevolmente l’offerta accademica di corsi in ICT, in modo che gli studenti universitari abbiano a disposizione curricula adatti per specializzarsi e collocarsi nel mercato del lavoro. Stiamo anche creando Digital Skills Academy in settori chiave come l’intelligenza artificiale, il quantum, la realtà virtuale e i semiconduttori, con l'obiettivo di creare ecosistemi in cui imprese, università e altri organi di formazione collaborino per definire un’offerta formativa mirata al fabbisogno del mercato.
Inoltre, vogliamo investire in un’iniziativa che può essere definita il “Cern dell’AI”, facendo dell’Europa un polo di attrazione per i migliori ricercatori mondiali. A questo proposito, il 18 febbraio scorso la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha lanciato il primo European Legal Gateway Office in India per il settore ICT, grazie al quale sarà più semplice per studenti, ricercatori e professionisti indiani del settore trovare informazioni chiare e affidabili sulle opportunità di studio e lavoro nell'UE e preparare il proprio trasferimento in Europa. Se questo pilot andrà bene, potremo replicarlo in altri paesi terzi.
I Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio e i Digital Innovation Hub sono spesso il primo punto di contatto delle imprese italiane con l’Europa. In che modo questi importanti strumenti possono essere sempre più integrati nell’ecosistema europeo per la transizione digitale?
Gli European Digital Innovation Hub (EDIH) sono in effetti i nostri punti di riferimento sul territorio. I 36 Hub sul territorio italiano agiscono a livello nazionale e regionale. Grazie alle loro capacità ed expertise comprovate, questi sostengono PMI e amministrazioni pubbliche nell'implementazione strategica di tecnologie digitali avanzate, come l'intelligenza artificiale, per migliorare le loro offerte.
Gli hub offrono anche altri tipi di servizi, come consulenze finanziarie, opportunità di networking e sviluppo di competenze. Siamo già partiti con la fase due di questi progetti: i Digital Innovation Hub 2.0 saranno ulteriormente rafforzati per sostenere l’adozione dell’intelligenza artificiale, diventando un vero e proprio punto di riferimento per le aziende e il settore pubblico nel navigare l’ecosistema europeo dell’innovazione. Vogliamo costruire un ecosistema unico per fare dell’IA un motore di crescita, innovazione e competitività. Gli EDIH ne sono un tassello, insieme a infrastrutture avanzate, strategie settoriali, investimenti senza precedenti e un forte impegno su talenti e semplificazione normativa, in modo che startup, PMI e ricercatori europei possano crescere e competere a livello globale.
Come può l’Europa promuovere un modello di IA responsabile a livello globale senza penalizzare la capacità di innovazione delle proprie imprese?
L’UE possiede già un forte ecosistema concepito in modo che possa supportare piuttosto che ostacolare l’innovazione. Attorno a tale ecosistema, stiamo costruendo un solido quadro giuridico, ad esempio con l'AI Act, e attuando politiche efficaci e concrete.
Per portare l’IA in settori chiave dell’industria europea e nel settore pubblico, abbiamo adottato ad ottobre 2025 la Strategia “Apply AI” che mira a sostenere lo sviluppo di modelli settoriali di IA nell'UE, oltre a contenere alcune misure trasversali su competenze, incentivi “buy European” e regolamentazione. Inoltre, è previsto un processo di governance consultivo permanente, la Apply AI Alliance, che permetterà di continuare il dialogo con tutte le parti interessate, per identificare ostacoli ed opportunità settoriali nell’adozione dell’IA.
L'approccio europeo rappresenta una "terza via per l'IA": vogliamo evitare sia le tecnologie di IA controllate dallo Stato, sia quelle sviluppate senza alcuna barriera. Per renderla realtà, l'UE si basa su risorse e punti di forza strategici, come talento, ricerca, forza industriale (inclusi i dati industriali) e un ampio mercato unico con regole uniformi. L’Europa deve essere preparata a giocare un ruolo da protagonista nella rivoluzione IA: collettivamente abbiamo la dimensione di mercato e le capacità, ma la situazione attuale ci richiede di essere più disponibili al gioco di squadra. Concretizzare questo ruolo a livello internazionale come parte dell'offerta tecnologica dell'UE è la chiave per la costruzione di partnership e alleanze in tutto il mondo.
