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PASSAPAROLA- Carbonio e competitività: l’ETS al centro del dibattito a Bruxelles

02/03/26

L’ETS1 è al centro di un acceso confronto politico per il suo impatto sulla competitività industriale, soprattutto in relazione alla progressiva eliminazione delle quote gratuite e all’avvio definitivo del CBAM nel 2026.

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Per la prima volta, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) è stato apertamente messo in discussione ai massimi livelli politici. Il tema è emerso in modo esplicito al vertice industriale europeo di Anversa dello scorso 11 febbraio, dove i rappresentanti dei settori energivori — in particolare della chimica — hanno sollecitato interventi sul mercato del carbonio, ritenuto sempre più determinante per la competitività industriale e ripreso anche al ritiro informale dei leader UE di Alden-Biesen sulla competitività industriale del 17 febbraio. Il confronto riguarda soprattutto l’ETS “storico” – oggi spesso definito ETS1 – che copre industria energivora, produzione elettrica, aviazione e, a seguito della riforma del 2023, anche il trasporto marittimo.


L’ETS1, pilastro della politica climatica europea e basato sul principio “cap-and-trade”, fissa un tetto massimo alle emissioni, riduce progressivamente il numero di quote disponibili, lasciando al mercato la determinazione del prezzo della CO₂. Come si ricorderà, con la Direttiva (UE) 2023/959, adottata nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”, il sistema è stato rafforzato accelerando il ritmo di riduzione delle quote e avviando la progressiva eliminazione delle assegnazioni gratuite all’industria entro il prossimo decennio. La stessa direttiva ha inoltre istituito un secondo mercato del carbonio, l’ETS2, destinato a edifici, che entrerà in funzione nel 2027 (con possibile rinvio al 2028 in caso di prezzi energetici elevati). Il dibattito politico attuale riguarda quindi principalmente l’ETS1, ma l’ETS2 rappresenta una preoccupazione in prospettiva legata ai futuri costi energetici.


Il nodo centrale del dibattito è il legame tra ETS1 e Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). La fase transitoria del CBAM si è conclusa il 31 dicembre 2025 e dal 1° gennaio 2026 il meccanismo è entrato nella fase definitiva: gli importatori devono registrarsi come dichiaranti autorizzati e acquistare certificati corrispondenti alle emissioni incorporate nei beni importati, con prima restituzione prevista nel 2027. Come ben noto, il CBAM copre settori ad alta intensità di carbonio – acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità – ed è stato concepito per accompagnare la progressiva eliminazione delle quote gratuite nell’ETS1, evitando la rilocalizzazione delle emissioni (carbon leakage) e assicurando condizioni di concorrenza equivalenti tra produttori europei ed extra-europei. In questo quadro, BusinessEurope ha dedicato al tema una posizione specifica, che si riflette nei contributi e nelle raccomandazioni più ampie formulate da Eurochambres sul dossier competitività-clima in cui emerge la richiesta di garantire coerenza tra eliminazione delle quote gratuite ed effettiva operatività del CBAM. La sovrapposizione tra i due strumenti alimenta il confronto politico: le quote gratuite stanno già diminuendo, mentre l’efficacia del CBAM deve ancora essere verificata, con una valutazione prevista solo nel 2027.


In Italia, il Decreto bollette adottato recentemente dal Governo prevede lo scorporo del costo dell’ETS dalla formazione del prezzo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di attenuare l’impatto del carbon pricing sulle bollette e sui costi energetici delle imprese. La misura, ancora al vaglio della Commissione europea che ne sta valutando la compatibilità con il quadro normativo e con le regole sugli aiuti di Stato, mostra come il confronto sull’ETS non riguarda più soltanto l’architettura della politica climatica europea. A Bruxelles, la questione più delicata nel confronto sull’ETS continua ad essere come conciliare credibilità climatica e sostenibilità economica della transizione industriale europea.


diana.marcello@unioncamere-europa.eu

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