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PASSAPAROLA - Il ritorno della materia

19/10/26

Energia, acqua e minerali critici: le basi materiali della trasformazione digitale e le nuove sfide per la competitività europea.

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La rivoluzione digitale ha una dimensione materiale sempre più evidente. Dietro gli algoritmi di intelligenza artificiale si trovano data center, semiconduttori, reti elettriche e sistemi di raffreddamento. Infrastrutture che richiedono energia, acqua e materie prime, riportando al centro della competizione economica la disponibilità delle risorse e la solidità delle filiere industriali.


Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), il consumo elettrico mondiale dei data center, pari a circa 415 TWh nel 2024, potrebbe raggiungere 945 TWh nel 2030, più che raddoppiando in sei anni. Una crescita trainata soprattutto dall'intelligenza artificiale, che rende sempre più importante la capacità di produrre e distribuire energia in modo affidabile e a costi competitivi.


La questione dei tempi emerge già a questo livello. Un data center può essere realizzato in due o tre anni, mentre la costruzione di nuove linee di trasmissione elettrica nelle economie avanzate può richiederne da quattro a otto, secondo l'IEA. La disponibilità di connessioni alla rete diventa così un fattore determinante nelle decisioni di investimento. La rapidità dell'innovazione digitale si confronta con infrastrutture la cui realizzazione segue cicli industriali molto più lunghi.

 

Una dinamica analoga riguarda le materie prime. Il rame, indispensabile per le reti elettriche, i data center e l'elettrificazione dell'economia, potrebbe diventare uno dei principali colli di bottiglia della trasformazione industriale. Nel Global Critical Minerals Outlook 2026, l'IEA stima che, sulla base dei progetti minerari esistenti e annunciati, nel 2035 potrebbe emergere un deficit di offerta primaria pari al 25% del fabbisogno previsto. La progressiva riduzione della qualità dei giacimenti, gli elevati costi di investimento e i lunghi tempi di sviluppo delle miniere rendono complesso adeguare rapidamente l'offerta.


Per altri minerali, la vulnerabilità deriva soprattutto dalla concentrazione delle capacità di trasformazione. Nel 2024, la Cina rappresentava il 91% della produzione raffinata mondiale delle terre rare utilizzate nei magneti permanenti, secondo l'IEA. Questa posizione riflette decenni di investimenti in impianti, tecnologie, competenze e integrazione delle filiere. Anche laddove esistono giacimenti alternativi, sviluppare capacità di raffinazione e produzione industriale richiede tempo.

 

La nuova geografia delle dipendenze si costruisce dunque lungo l'intera catena del valore. La disponibilità delle risorse, la capacità di trasformarle e l'accesso alle infrastrutture necessarie al loro utilizzo determinano le possibilità di sviluppo industriale dei diversi territori.

 

In questa geografia rientra anche l'acqua, una risorsa la cui disponibilità presenta vincoli prevalentemente locali. Secondo il rapporto Europe's Environment 2025 dell'Agenzia europea dell'ambiente, lo stress idrico interessa ogni anno circa il 30% del territorio europeo e il 34% della popolazione. La Strategia europea per la resilienza idrica, adottata nel 2025, stima un deficit di investimenti di circa 23 miliardi di euro annui per attuare la normativa europea esistente.


La disponibilità idrica condiziona già le attività agricole, industriali ed energetiche e assume rilievo anche per le infrastrutture digitali. Nei data center, i sistemi di raffreddamento a circuito chiuso possono ridurre drasticamente il consumo diretto d'acqua, fino ad azzerare quello per evaporazione durante il funzionamento. La loro diffusione dipenderà dai costi e dalle condizioni infrastrutturali e ambientali dei diversi territori. Al tempo stesso, tecnologie di raffreddamento, ricircolo e recupero delle acque aprono nuove opportunità industriali, valorizzando competenze nelle quali l'Europa dispone di capacità consolidate.

 

Il ritorno della materia porta così alla luce una caratteristica della trasformazione tecnologica: la domanda può crescere rapidamente, mentre l'offerta di risorse e infrastrutture richiede investimenti programmati con largo anticipo. Le nuove tecnologie possono contribuire a ridurre consumi e dipendenze, ma la loro diffusione necessita a sua volta di capacità produttive, energia e infrastrutture adeguate.

 

L'Unione europea ha avviato una risposta attraverso il Critical Raw Materials Act, le iniziative per rafforzare le reti energetiche e la Strategia per la resilienza idrica. Gli obiettivi fissati al 2030 indicano una direzione precisa. La loro attuazione richiede però una capacità di investimento e realizzazione coerente con la velocità dei cambiamenti in corso.

L'Europa dispone di competenze industriali avanzate nell'efficienza energetica, nel riciclo, nella gestione delle risorse e nelle tecnologie ambientali. L'applicazione dell'intelligenza artificiale ai processi produttivi può valorizzarle ulteriormente, migliorando l'utilizzo di energia e materiali e favorendo nuove soluzioni industriali. Per le imprese, comprese le PMI, saranno determinanti l'accesso ai capitali, la disponibilità di infrastrutture e un mercato unico capace di sostenere investimenti e innovazione su scala europea.

 

La velocità della trasformazione digitale impone scelte industriali i cui effetti si misureranno nell'arco di decenni. Miniere, raffinerie, reti energetiche e infrastrutture idriche richiedono tempi lunghi, capitali ingenti e continuità degli investimenti. Nel frattempo, la domanda di risorse accelera e le dipendenze si consolidano.

Il tempo necessario a costruire nuove capacità industriali rischia così di diventare, esso stesso, una delle principali vulnerabilità strategiche europee.

 

Esistono, tuttavia, margini di azione che possono produrre risultati anche prima che nuove miniere, raffinerie e infrastrutture entrino in funzione. Il primo riguarda la domanda: aggregare i fabbisogni delle imprese e favorire accordi di approvvigionamento di lungo periodo può offrire ai produttori europei la certezza commerciale necessaria per investire in nuove capacità. Il Raw Materials Mechanism, avviato dalla Commissione nell'aprile 2026, rappresenta un primo strumento in questa direzione. Il secondo riguarda la circolarità: sviluppare un mercato europeo delle materie prime secondarie, valorizzando le competenze industriali già disponibili nel riciclo e nel recupero dei materiali, può ridurre la pressione sulle importazioni e creare nuove opportunità produttive. Il terzo è l'innovazione tecnologica: applicare l'intelligenza artificiale alla gestione delle reti elettriche, all'ottimizzazione dei processi industriali e all'uso efficiente delle risorse può paradossalmente contribuire a contenere la domanda di energia e materie prime. In tutti e tre gli ambiti, il sistema camerale può svolgere un ruolo concreto, aiutando le PMI a individuare i propri fabbisogni, a costruire partenariati di filiera e a valutare i rischi legati agli approvvigionamenti.


Ana Sarateanu

Direttrice di Unioncamere Europa

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