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PASSAPAROLA - Senza energia non c’è competitività: la svolta europea

27/04/26

AccelerateEU combina misure per contenere i prezzi energetici e rafforzare la resilienza del sistema europeo. La sua efficacia resta tuttavia legata alla capacità di intervento dei singoli Stati membri.

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Il nuovo pacchetto energia AccelerateEU, presentato il 22 aprile dalla Commissione europea, non si limita al contenimento dei costi ma riflette la crescente centralità dell’energia nelle dinamiche economiche europee. L’iniziativa integra diversi strumenti: da un lato, un rafforzamento del coordinamento tra Stati membri nella gestione delle scorte e delle emergenze; dall’altro, l’introduzione di osservatorio europeo dei carburanti per migliorare la trasparenza e anticipare eventuali criticità. Parallelamente, viene prevista la possibilità di attivare misure temporanee di sostegno per famiglie e imprese, accompagnate da maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. In questo ambito, la Commissione sta lavorando a un quadro aggiornato che consentirebbe ai Paesi membri di compensare una quota rilevante dei costi energetici aggiuntivi sostenuti dai settori più esposti, come trasporti e agricoltura, fino a circa la metà degli extracosti.

 

Il pacchetto interviene anche sul piano strutturale, puntando sull’elettrificazione e sul rafforzamento delle infrastrutture di rete, oltre che su interventi di repowering per aumentare rapidamente la capacità rinnovabile. In particolare, l’elettrificazione è vista come leva centrale per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nei settori hard-to-abate (industria, trasporti, riscaldamento), attraverso la diffusione di tecnologie come pompe di calore, veicoli elettrici e processi industriali elettrificati. Parallelamente, il rafforzamento delle reti, sia di trasmissione che di distribuzione, mira a gestire una quota crescente di energia rinnovabile non programmabile, migliorare le interconnessioni tra Stati membri e ridurre le congestioni, che oggi rappresentano uno dei principali colli di bottiglia per l’integrazione del mercato energetico europeo. In questo contesto, assume rilievo anche lo sviluppo delle reti intelligenti (smart grids), dei sistemi di accumulo e delle infrastrutture digitali, indispensabili per garantire flessibilità e stabilità al sistema. Sul fronte delle rinnovabili, il pacchetto promuove interventi di repowering e ammodernamento degli impianti esistenti, in particolare eolici e solari, per incrementarne la capacità e l’efficienza senza ulteriore consumo di suolo, accompagnati da misure di semplificazione autorizzativa e accelerazione delle procedure. A queste misure si affianca una roadmap operativa già scandita nei prossimi mesi: entro maggio è attesa una proposta su tassazione energetica e oneri di rete, con maggiore flessibilità per gli Stati membri nel ridurre il carico fiscale su imprese energivore e famiglie vulnerabili e nel riequilibrare la tassazione a favore dell’elettricità rispetto al gas; nello stesso periodo saranno presentate iniziative per rafforzare il risparmio energetico e accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energia pulita. Entro giugno, inoltre, la Commissione prevede di introdurre un piano dedicato all’elettrificazione, accompagnato da obiettivi più vincolanti, mentre è già in programma la revisione delle norme sulle scorte petrolifere per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. A ciò si aggiungono iniziative su fiscalità energetica e oneri di sistema, orientate a ridurre il peso delle componenti parafiscali sulle bollette e ad incentivare comportamenti più efficienti, insieme a un’attenzione crescente agli investimenti, con l’obiettivo di mobilitare risorse pubbliche e private e accelerare l’attuazione dei progetti. In questo senso, strumenti come i contratti per differenza, le garanzie pubbliche e il rafforzamento del ruolo della Banca europea per gli investimenti sono considerati fondamentali per ridurre il rischio degli investimenti e attrarre capitali privati, soprattutto nei progetti infrastrutturali più complessi.

 

In questo quadro, il caso italiano evidenzia un limite rilevante. Le misure europee presuppongono un ruolo attivo degli Stati membri nel sostenere imprese e consumatori, ma i margini fiscali restano contenuti. Secondo ISTAT, il deficit italiano si è attestato al 3,1% del PIL nel 2025, sopra la soglia europea. Ciò riduce la capacità dell’Italia di ricorrere agli aiuti di Stato e di accompagnare pienamente le misure europee, con un impatto potenzialmente inferiore nel compensare i costi energetici rispetto ad altri Paesi. In un contesto che la stessa Commissione considera ancora instabile e con effetti destinati a protrarsi nei prossimi mesi anche oltre il settore energetico, i rischi di ricadute su crescita e inflazione restano significativi.E senza condizioni energetiche stabili e sostenibili, competitività e reindustrializzazione restano obiettivi fragili.


diana.marcello@unioncamere-europa.eu

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