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Skills Portability Initiative: qualifiche più trasparenti e spendibili nel mercato unico

21/09/26

Il nuovo pacchetto europeo sulla mobilità del lavoro punta a rendere qualifiche e competenze più trasparenti, digitali e facilmente riconoscibili in tutta l’UE. Procedure più rapide e strumenti comuni contribuiranno a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e a rispondere alle carenze professionali nel mercato unico.

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Lo scorso 15 settembre la Commissione europea ha presentato il Fair Labour Mobility Package, volto a rendere la mobilità dei lavoratori nell’Unione più semplice, equa e sicura. Oltre a una comunicazione programmatica, il pacchetto prevede cinque proposte legislative: l’istituzione del Passaporto sociale europeo (Esspass), lo Skills Portability Act per favorire la digitalizzazione e la comparabilità delle qualifiche, il rafforzamento dell’Autorità europea del lavoro (ELA), la revisione delle norme sulle qualifiche professionali e una nuova disciplina per il riconoscimento di quelle conseguite dai cittadini di Paesi terzi.


Le iniziative sulla portabilità delle competenze attuano uno degli impegni prioritari della roadmap “One Europe, One Market”. Favorire la mobilità dei lavoratori significa infatti favorire l’integrazione del mercato unico ampliando il bacino di competenze a disposizione delle imprese, migliorando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contribuendo a colmare le carenze professionali che interessano numerosi settori strategici europei.


Lo Skills Portability Act, fulcro del pacchetto, propone di modificare il regolamento (UE) 2018/1724 sullo sportello digitale unico, includendo tra le procedure disponibili online la richiesta dei documenti necessari al rilascio delle credenziali digitali relative a titoli e competenze. Gli interessati potranno ottenerle gratuitamente e conservarle nel Portafoglio europeo di identità digitale (EUDI Wallet), secondo un formato comune che ne agevoli la consultazione e la verifica dell’autenticità. La proposta prevede inoltre un servizio europeo gratuito che, attraverso l’interconnessione delle banche dati nazionali, consentirà a lavoratori e imprese di comprendere e confrontare più facilmente le qualifiche conseguite nei diversi Stati membri.


La riforma proposta interessa anche le professioni regolamentate. Per chi intende esercitare in un altro Stato membro, ad esempio medici, infermieri, ingegneri o insegnanti, la procedura di riconoscimento diventerebbe interamente digitale e si concluderebbe in circa cinque settimane, rispetto ai tre mesi attuali. La semplificazione dovrebbe contenere tempi e costi senza ridurre le garanzie relative alla sicurezza, alla tutela dei consumatori e alla qualità delle prestazioni. L’adozione di percorsi formativi condivisi consentirebbe inoltre di ampliare il numero delle professioni ammesse al riconoscimento automatico, con particolare attenzione ai settori in cui manca personale. Una prima selezione su cui intervenire comprende dieci categorie professionali, mentre il primo quadro comune è stato già approvato per i fisioterapisti, tra le figure che più frequentemente lavorano in diversi Paesi dell’Unione.


Sono previste, infine, regole uniformi per valutare i titoli conseguiti al di fuori dell’UE, applicabili sia ai cittadini europei sia ai professionisti stranieri già attivi nel mercato unico o intenzionati ad entrarvi. L’obiettivo è ridurre da quattordici a quattro mesi la durata media dell’iter e dimezzare le spese amministrative sostenute dai datori di lavoro. Per sette professioni già disciplinate da requisiti formativi europei, il riconoscimento sarebbe automatico quando il titolo proviene da un istituto estero accreditato ed è convalidato da organismi europei competenti in materia di qualità. Rimarrebbe comunque di competenza dei singoli Stati membri stabilire le condizioni di ingresso nel proprio territorio dei lavoratori dei paesi terzi e definire i requisiti per l’esercizio della professione.


Il pacchetto proposto interviene su alcuni degli ostacoli più concreti alla mobilità professionale; la sua effettiva incisività dipenderà, tuttavia, dall’interoperabilità delle infrastrutture digitali, dall’affidabilità e dal costante aggiornamento delle informazioni, dalla capacità di imprese e amministrazioni di avvalersi dei nuovi strumenti e, non da ultimo, dall’impegno degli Stati membri nel dare piena attuazione a un quadro europeo comune.


diana.marcello@unioncamere-europa.eu

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