Dalle piattaforme digitali italiane al nuovo standard europeo volontario: la mappatura pubblicata da EFRAG fotografa gli strumenti disponibili per aiutare le PMI a raccogliere e comunicare le informazioni di sostenibilità secondo il VSME

Il “Mapping of Digital Platforms and Initiatives”, pubblicato da EFRAG offre una panoramica delle piattaforme e delle iniziative sviluppate per aiutare le piccole e medie imprese a raccogliere e comunicare le informazioni di sostenibilità secondo il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs).
L’EFRAG è l’organismo tecnico che supporta la Commissione europea nell’elaborazione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), applicabili alle imprese soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Ha inoltre elaborato il VSME, inizialmente recepito dalla Commissione con la Raccomandazione (UE) 2025/1710 del 30 luglio 2025 come quadro volontario per le piccole e medie imprese non quotate.
La mappatura consente di individuare gli strumenti digitali disponibili e di valutarne il grado di allineamento al VSME. Ne emerge un ecosistema dinamico, ma ancora in fase di consolidamento. La maggior parte delle piattaforme censite è stata sviluppata da operatori privati e molte dichiarano un allineamento totale o parziale allo standard. Tra le principali sfide figurano l’interoperabilità tra gli strumenti e l’impiego di formati digitali strutturati, come l’XBRL (eXtensible Business Reporting Language), ancora assente nella maggioranza delle piattaforme. L’Italia si distingue per il numero di iniziative censite. Nella selezione dell’EFRAG figurano ESGpass, sviluppato da Innexta con la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi; Smart CSR e SMARTER CSR, promossi dalla Camera di commercio di Como-Lecco; e SUSTAIN-ability, realizzato da Unioncamere e Dintec.
Il quadro europeo è stato nel frattempo rafforzato nell’ambito dell’Omnibus I. Venerdì 3 luglio 2026, la Commissione europea ha adottato due atti delegati: il primo modifica gli ESRS obbligatori, mentre il secondo istituisce lo standard europeo di rendicontazione volontaria per le imprese escluse dagli obblighi della CSRD e protette dal limite alla catena del valore.
Il nuovo standard volontario è basato sul VSME del 2025. La Commissione ne ha mantenuto l’impianto e la struttura modulare, introducendo modifiche limitate per allinearlo agli ESRS revisionati e al nuovo quadro normativo. Una volta applicabile, il secondo atto delegato sostituirà quindi la Raccomandazione del 2025 come riferimento europeo.
Lo standard persegue due obiettivi. Da un lato, mette a disposizione delle imprese non soggette alla CSRD un modello unico e proporzionato per comunicare le informazioni di sostenibilità richieste da banche, investitori e imprese clienti. Dall’altro, introduce il cosiddetto value-chain cap, volto a proteggere le imprese con non più di 1.000 dipendenti da richieste informative eccessive provenienti dalle imprese soggette alla CSRD. Tale limite riguarda i dati essenziali individuati dallo standard e le informazioni richieste ai fini della rendicontazione prevista dalla CSRD. Non impedisce invece richieste fondate su altri obblighi stabiliti dalla normativa europea o nazionale.
La mappatura costituisce pertanto non soltanto una fotografia degli strumenti esistenti, ma anche una base utile per accompagnarne l’adeguamento al nuovo quadro europeo. I due atti delegati saranno ora sottoposti allo scrutinio del Parlamento europeo e del Consiglio per due mesi, prorogabili di ulteriori due.