Il futuro dell'euro: la Commissione presenta una strategia per rafforzare il ruolo globale della moneta unica
02/03/26
In uno scenario globale segnato da crescenti tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, la Commissione Europea ha elaborato una nuova strategia per promuovere il ruolo internazionale dell'euro. Una nota dei servizi della Commissione, datata 13 febbraio e indirizzata all'Eurogruppo, analizza le sfide attuali e propone un percorso articolato su tre direttrici principali.

La nota prende le mosse da una fotografia aggiornata del sistema monetario internazionale: l’euro resta la seconda valuta più utilizzata al mondo, ma il contesto in cui opera è in rapida evoluzione. Da un lato, l’uso sempre più frequente delle sanzioni finanziarie e la crescente frammentazione degli scambi stanno ridefinendo le relazioni economiche e le catene del valore. Dall’altro, l’avanzare delle tecnologie digitali – criptovalute, stablecoin, valute digitali di banca centrale e nuove infrastrutture di pagamento – sta trasformando in profondità il modo in cui avvengono le transazioni a livello globale. In questo quadro, la Commissione ritiene necessario rafforzare l’autonomia e la resilienza del sistema economico e finanziario europeo, individuando nel rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro uno dei tasselli chiave della sua strategia.
Un primo asse di intervento riguarda il consolidamento delle fondamenta economiche e istituzionali dell’Unione. Per accrescere la fiducia nella moneta unica occorre proseguire lungo il percorso di approfondimento del Mercato Unico e di completamento dell’Unione Economica e Monetaria, con particolare attenzione all’integrazione degli strumenti esistenti. La nota richiama, fra gli spunti di riflessione, l’esigenza di ridurre la frammentazione degli strumenti di sostegno finanziario, come il Meccanismo Europeo di Stabilità, e di valutare in prospettiva forme più integrate e stabili di emissione di debito a livello europeo, in grado di offrire agli investitori internazionali un “asset sicuro” denominato in euro.
Un secondo filone riguarda lo sviluppo di mercati finanziari e sistemi di pagamento più efficienti, profondi e attrattivi per gli investitori globali. Una valuta che ambisce a un ruolo internazionale più forte ha bisogno di mercati dei capitali integrati, liquidi e innovativi. Da qui l’insistenza sull’attuazione dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, per orientare meglio i risparmi europei verso investimenti produttivi e aumentare la capacità di finanziamento dell’economia reale. La dimensione digitale occupa un posto centrale: la nota richiama l’importanza di portare avanti il pacchetto legislativo legato alla moneta unica, compresa la discussione su un eventuale euro digitale, e di monitorare con attenzione lo sviluppo di nuovi strumenti come le stablecoin emesse da paesi terzi, per preservare la stabilità finanziaria e l’autonomia europea nelle infrastrutture di pagamento.
Il terzo asse ha una chiara valenza esterna e geopolitica. La Commissione suggerisce di favorire un maggiore utilizzo dell’euro in settori considerati strategici – quali energia, materie prime critiche e difesa – anche attraverso accordi commerciali, partenariati mirati e iniziative di cooperazione con paesi partner. L’obiettivo è incoraggiare l’uso dell’euro nelle transazioni internazionali, nella fatturazione dei contratti, nell’emissione di titoli e negli investimenti diretti, non tramite imposizioni, ma rimuovendo ostacoli regolamentari e creando condizioni più favorevoli rispetto alle valute concorrenti. Una maggiore presenza dell’euro nei flussi globali dovrebbe contribuire a ridurre la vulnerabilità dell’UE a shock esterni e a rafforzarne il peso negoziale sulla scena internazionale.
Per un paese come l’Italia, profondamente integrato nelle catene globali del valore e con una forte vocazione all’export, questa strategia apre una serie di questioni non banali. Da un lato, un sistema finanziario europeo più solido e autonomo potrebbe tradursi in benefici concreti: minori costi di finanziamento per Stato e imprese, una riduzione del rischio di cambio per le aziende che commerciano con l’estero quando le transazioni avvengono direttamente in euro, una maggiore protezione in caso di turbolenze internazionali. Dall’altro lato, se il rafforzamento del ruolo globale dell’euro dovesse accompagnarsi, nel tempo, a un suo apprezzamento sui mercati valutari, le esportazioni europee – e con esse quelle italiane – potrebbero subire una perdita di competitività di prezzo, con effetti più marcati per quei comparti del made in Italy che competono soprattutto sui costi.
La nota della Commissione non entra nel merito di questo equilibrio delicato, che resta affidato alla valutazione politica e alle scelte di politica economica a livello europeo e nazionale. La logica di fondo è che i benefici strutturali di lungo periodo (in termini di stabilità, autonomia, capacità di finanziamento e peso negoziale) possano prevalere sui possibili svantaggi legati alla dinamica dei tassi di cambio, a condizione che l’evoluzione della moneta unica sia accompagnata da politiche industriali e commerciali adeguate.
Nei prossimi mesi, la discussione in seno all’Eurogruppo servirà a chiarire priorità e possibili tappe attuative di questo percorso. Unioncamere Europa continuerà a seguire da vicino l’evoluzione del dossier, con l’obiettivo di cogliere le opportunità che potranno emergere e di monitorare con attenzione le ricadute sui diversi segmenti del sistema imprenditoriale italiano.
Ana Sarateanu
Direttrice Unioncamere Europa