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Intervista a Diana Acconcia

10/05/24

Diana Acconcia - Direttrice Affari Internazionali e Finanziamento Climatico, DG CLIMA, Commissione europea

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1. Nel 2023 l’UE ha stretto nuove alleanze verdi. Può parlarci di queste partnership internazionali?


Nel 2023, l'Unione Europea ha progredito significativamente nell'espansione delle sue alleanze verdi, dimostrando il suo impegno verso la promozione di una globale transizione verso un'economia più sostenibile. Queste nuove partnership internazionali, basate sull'Agenda Verde Europea, rappresentano un ponte vitale tra l'UE ed altri paesi con ambizioni simili in materia ambientale. Nel 2023, alla Green Alliance con il Giappone e la Green Partnership con il Marocco si sono aggiunte l’alleanza con la Norvegia ed il Canada e la partnership con la Corea del Sud. Questi accordi non sono solo simboli di cooperazione internazionale, ma si traducono in azioni concrete attraverso lo scambio di conoscenze, risorse e strategie per affrontare le sfide ambientali globali. Le alleanze verdi si estendono su diversi settori, come l'energia, l'alimentazione, la mobilità ed il ripristino ambientale, evidenziando la natura interdisciplinare ed inclusiva dell'approccio dell'UE alla sostenibilità.


Nel caso di Giappone e Corea del Sud, le partnership sono supportate da progetti finanziati dal Fondo per il Partenariato Internazionale (FPI) dell'UE, destinando 4 milioni di euro ciascuno per 4 anni ad iniziative mirate a sostenere la Green Alliance e la Green Partnership. Questi fondi sono essenziali per alimentare attività di scambio e collaborazione tra l'UE ed i suoi partner asiatici. Oltre a facilitare gli scambi tra policy maker, i finanziamenti favoriscono anche l'interazione con il settore privato, stimolando investimenti ed opportunità derivanti da una rapida transizione verso un'economia verde. In questo modo, le alleanze verdi dell'UE non solo promuovono la cooperazione internazionale, ma fungono anche da catalizzatori per un dialogo più ampio e una collaborazione più stretta nell'affrontare sfide ambientali comuni.


Nel caso del Marocco, la Green Partnership ha contribuito ad aumentare il coinvolgimento politico e sfruttare fondi aggiuntivi per gli investimenti. Dall'avvio del partenariato, l'UE ha mobilitato oltre 260 milioni di euro in sovvenzioni per investimenti nella transizione energetica (incluso nell'idrogeno), la tariffazione del carbonio, l'agricoltura e la silvicoltura sostenibili, l'economia circolare e la decarbonizzazione dell'industria. Inoltre, grazie ad un'iniziativa del Team Europe, si mobilizzeranno ulteriori 4,8 miliardi di euro circa a sostegno di questa partnership.

In sintesi, le alleanze e partnership verdi di cui sopra dimostrano l’impegno e la leadership dell’UE nella lotta ai cambiamenti climatici, nella speranza che ciò possa stimolare maggiore ambizione climatica a livello globale.


2. Le imprese dell’UE possono beneficiare di queste collaborazioni per facilitare la transizione verde dei paesi terzi?


Le imprese europee svolgono un ruolo cruciale nella promozione della transizione verde dei paesi terzi attraverso la loro partecipazione attiva alle alleanze verdi dell'UE. Queste collaborazioni offrono alle nostre imprese un terreno fertile per esportare expertise, tecnologie e servizi sostenibili, accelerando così la trasformazione verso un'economia a basse emissioni di carbonio nei paesi partner. La collaborazione congiunta in settori chiave come l'energia rinnovabile, l'efficienza energetica, l'agricoltura sostenibile e la mobilità verde non solo stimola l'innovazione e la competitività delle imprese dell'UE, ma contribuisce anche alla creazione di nuovi mercati, opportunità commerciali e posti di lavoro. Inoltre, queste partnership favoriscono lo sviluppo di soluzioni su misura per le esigenze specifiche dei paesi terzi, consentendo alle imprese europee di

consolidare relazioni a lungo termine basate sulla fiducia reciproca e sul rispetto di valori ambientali comuni.


La nostra Green Partnership con il Marocco è un chiaro esempio di questo impegno globale e vantaggioso per entrambi i lati, in cui uniamo gli sforzi per gestire sfide e opportunità comuni. La partnership mostra come un serio impegno globale per la transizione verde e lo sviluppo sostenibile possa produrre significativi benefici economici, ambientali e sociali. Ad esempio, la transizione verso un'industria più pulita e competitiva consentirebbe una maggiore integrazione delle catene di valore tra il Marocco e l'Europa, una netta riduzione dei costi di produzione nei settori industriali a più alta intensità energetica, e anche un'opportunità per il Marocco di posizionarsi come partner eco-responsabile, competitivo e neutrale in termini di emissioni di carbonio.


3. Come incide la disinformazione sulle politiche climatiche e sulle imprese?


Il Report sui Rischi Globali 2024 redatto dal World Economic Forum mette in guardia sui pericoli legati alla disinformazione nel panorama mondiale attuale.


Secondo il report, la disinformazione sulle tematiche climatiche è in aumento ed il suo impatto maggiore sarà avvertito nei prossimi due anni; particolarmente rilevante è il negazionismo climatico, una narrativa scientificamente errata secondo la quale i cambiamenti climatici provocati dall'uomo non esistano. Il negazionismo climatico alimenta a sua volta narrative atte a screditare o minimizzare gli sforzi compiuti dalle istituzioni per rendere possibile la transizione verde, supportando il mantenimento dello status quo a discapito di politiche climatiche efficaci.


È poi importante notare che non solo la disinformazione ha un effetto deleterio sulla fiducia del grande pubblico nei media e nelle istituzioni, ma compromette anche l’abilità dei cittadini di prendere decisioni informate. Con l’avvicinarsi delle elezioni europee 2024, la disinformazione sul clima avrà sicuramente un peso sulle scelte di voto dei cittadini, rischiando di intaccare il lavoro portato avanti con il Green Deal Europeo, nonché l’obiettivo UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il cambiamento climatico implica anche rischi rilevanti per diverse industrie, comprese il settore agricolo e quello dell'energia. La diffusione di disinformazione sul clima può oscurare tali rischi, inducendo le imprese a compiere scelte d'investimento inadeguate o a trascurare misure di adattamento necessarie, con conseguenti perdite finanziarie e mancate opportunità di innovazione e crescita sostenibile.


Per tutte queste ragioni, la Commissione Europea sta monitorando le modalità di diffusione delle fake news sul cambiamento climatico, nonché’ il loro impatto sulle opinioni e il comportamento di cittadini ed imprese. Inoltre, la Commissione intende rafforzare gli strumenti politici, le soluzioni digitali e gli sforzi di comunicazione impiegati nella lotta alla disinformazione climatica. A tal fine, la Commissione si impegna a garantire che venga rispettato il Digital Services Act (creato per tutelare i consumatori online), ed impone alle grandi aziende che possiedono social media di includere il rispetto della scienza climatica nel proprio codice di condotta.


Infine, riconoscendo la disinformazione come sfida sociale in crescita e minaccia per i sistemi democratici, la Commissione Europea si impegna a collaborare con i propri partner a livello internazionale per la lotta a questo crescente fenomeno.


4. Nel contesto del cambiamento climatico, quali le sfide per gli investimenti?


Come indicato dai risultati della prima Valutazione Europea del Rischio Climatico (EUCRA), pubblicata recentemente dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), l'Unione Europea è chiaramente impreparata alle conseguenze del cambiamento climatico. Tali risultati rendono evidente la necessità e l’urgenza di sostanziali investimenti per la transizione ecologica e, nello specifico, l’adattamento alla crisi climatica. Investimenti considerevoli saranno necessari anche per raggiungere gli obiettivi del Green Deal Europeo, in particolare la decarbonizzazione dell’economia, con stime che toccano i 520 miliardi di euro circa all'anno fino al 2030, di cui 92 miliardi per potenziare la produzione di tecnologie a zero emissioni in Europa.


Allo stesso tempo, i governi dell’UE si trovano ad affrontare altre sfide che richiedono grandi sforzi economici, come l’inflazione, la crisi energetica, e la salvaguardia della sicurezza dei cittadini. Alcuni di questi fattori hanno causato un'impennata vertiginosa dei costi di gestione aziendale nell’ultimo periodo, mettendo a dura prova molte imprese europee. Per tutte queste ragioni, la volontà di governi ed imprese di investire nella transizione ecologica sta vacillando.

Per ovviare a queste problematiche e preservare l'attrattiva degli investimenti verdi, l’UE si sta muovendo su più fronti. Una delle mosse più significative in questo senso è stato il lancio di misure politiche ed economiche ad hoc, come il Green Deal Industrial Plan ed il Net-Zero Industry Act. Tali iniziative hanno l’obiettivo di promuovere la decarbonizzazione delle nostre industrie, sostenendo la crescita della nostra economia e creando “occupazione verde”. Queste misure puntano inoltre a rendere l’Europa un leader globale nella produzione di tecnologie pulite, andando a contrastare la crescente concorrenza da parte di Cina e Stati Uniti nel settore.


In vista delle prossime elezioni europee, l’UE dovrà mantenere alta l’attenzione pubblica sulla necessità ed urgenza di spingere l’acceleratore sugli investimenti per la transizione ecologica, così da salvaguardare il compimento degli obiettivi climatici europei e globali. Sarà fondamentale in questo senso convincere governi, imprese e cittadini che la transizione ecologica può e deve essere un motore di crescita economica e benessere per tutti.

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