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2. Le competenze e le transizioni verde e digitale

Le competenze sono il motore della doppia transizione verde e digitale che sta ridefinendo l’economia europea. La capacità di anticipare e sviluppare nuovi profili professionali è fondamentale per garantire crescita sostenibile e competitività globale.

  • La transizione verde richiede figure professionali specializzate in energie rinnovabili, efficienza energetica, gestione dei rifiuti, economia circolare e agricoltura sostenibile. Queste competenze contribuiscono a ridurre le emissioni, preservare le risorse naturali e creare nuovi posti di lavoro di qualità. Parallelamente, la transizione digitale impone la diffusione di competenze informatiche, analitiche e di intelligenza artificiale, ma anche soft skills legate alla creatività, al problem solving e alla collaborazione.


    Per affrontare questa sfida, la Commissione ha promosso iniziative come la Digital Skills and Jobs Platform e la Green Skills Agenda, che supportano la riqualificazione dei lavoratori e la formazione avanzata per i nuovi profili professionali. Tali politiche sono parte integrante del quadro di misure previste dal Green Deal europeo e dall’Agenda Digitale 2030, contribuendo a una transizione equa e inclusiva. Le competenze digitali — che spaziano dall’uso di base delle tecnologie fino alla programmazione e all’intelligenza artificiale — sono al centro del Digital Education Action Plan (2021–2027) e trovano riferimento comune nel DigComp, il Digital Competence Framework. Questo quadro europeo definisce cinque aree chiave di competenza digitale, dalla comunicazione online alla sicurezza informatica, fornendo una base condivisa per la progettazione di percorsi formativi in tutti gli Stati membri. Sebbene l’ultima versione del DigComp (2.2), pubblicata nel marzo 2022, non sia stata formalmente aggiornata, il quadro continua a essere ampiamente utilizzato nelle politiche europee e nazionali, evolvendo in particolare alla luce della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e delle nuove esigenze del mercato del lavoro.

     

    Parallelamente, la dimensione verde delle competenze è sostenuta dal GreenComp, l'European Sustainability Competence Framework, che definisce le conoscenze, le abilità e necessari per vivere e lavorare in modo sostenibile. GreenComp aiuta istituti formativi e imprese a tradurre la sostenibilità in competenze concrete: dall’efficienza energetica alla gestione delle risorse, dall’economia circolare all’adozione di comportamenti responsabili. Insieme, DigComp e GreenComp rappresentano due strumenti imprescindibili della nuova alfabetizzazione europea per la doppia transizione.


    Accanto a questi strumenti, l’UE utilizza i programmi di finanziamento europei per trasformare le politiche in progetti concreti di sviluppo delle competenze. Erasmus+, ad esempio, è oggi molto più di un programma di mobilità: è un vero laboratorio europeo di innovazione educativa. Attraverso partenariati strategici e alleanze per le competenze settoriali (Alliances for Innovation), Erasmus+ sostiene la creazione di nuovi curricula e metodologie formative in linea con le esigenze emergenti del mercato del lavoro. Università, enti formativi, imprese e Camere di commercio collaborano per progettare corsi su temi, quali la digitalizzazione delle PMI, l’imprenditorialità verde e le competenze per l’industria 4.0.


    Nel campo della sostenibilità ambientale, il programma LIFE gioca un ruolo complementare, finanziando progetti che favoriscono la formazione e l’adozione di competenze verdi nelle imprese. LIFE contribuisce a diffondere pratiche di economia circolare, gestione energetica e tutela della biodiversità, creando una connessione diretta tra innovazione ambientale e sviluppo professionale. Le imprese coinvolte non solo migliorano la propria performance ambientale, ma acquisiscono anche nuove competenze che rafforzano la competitività e la reputazione sul mercato.


    Anche Horizon Europe partecipa a questo sforzo, sostenendo progetti di ricerca e sperimentazione che anticipano i profili professionali del futuro. Attraverso Living Labs e partenariati di innovazione, vengono sviluppate soluzioni per la formazione nel campo dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie pulite, della mobilità sostenibile e del turismo intelligente.


    Un ruolo chiave nello sviluppo delle competenze digitali è svolto dagli European Digital Innovation Hubs (EDIH), centri finanziati dall’UE nell’ambito del programma Digital Europe per sostenere la trasformazione digitale delle imprese e delle pubbliche amministrazioni. Gli EDIH agiscono come sportelli unici per l’innovazione, offrendo servizi di formazione, test-before-invest e consulenza tecnologica, in particolare alle PMI. Attraverso percorsi di upskilling e reskilling mirati, questi hub favoriscono la diffusione di competenze in ambiti come l’intelligenza artificiale, il cloud, la cybersecurity e la gestione dei dati, contribuendo a colmare il divario digitale tra territori e settori produttivi.

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    Insieme, questi strumenti — dai quadri di riferimento alle iniziative e ai programmi di finanziamento— delineano un ecosistema europeo integrato per le competenze. Un sistema in cui ogni impresa e ogni cittadino può accedere a percorsi formativi modulari, riconosciuti e mirati, e in cui le imprese sono incoraggiate a investire nelle persone come risorsa strategica per l’innovazione e la transizione sostenibile.
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3. Il Pact for Skills

Il Pact for Skills è l’iniziativa faro della Commissione europea per favorire partenariati su larga scala tra imprese, enti formativi, autorità pubbliche e parti sociali, con l’obiettivo di rafforzare la formazione e la riqualificazione della forza lavoro europea.

  • Lanciato nel 2020 nell’ambito della Nuova Agenda europea per le competenze, il Patto incoraggia tutti gli attori a sottoscrivere impegni concreti (pledges) per formare e aggiornare lavoratori e imprenditori. I firmatari si impegnano a condividere risorse, definire obiettivi comuni e misurare i progressi ottenuti, contribuendo alla costruzione di un mercato europeo del lavoro più dinamico, inclusivo e innovativo.

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    Il Patto è attuato attraverso le Large-Scale Skills Partnerships (LSP), che operano nei 14 ecosistemi industriali individuati dalla Strategia industriale europea: aerospazio e difesa; agroalimentare; costruzioni; economia sociale e prossimità; elettronica; energia rinnovabile; mobilità; tessile; salute; turismo; cultura e industrie creative; commercio al dettaglio; digitale; e sistemi a basso impatto ambientale. Queste partnership coinvolgono oltre 2.000 organizzazioni in tutta Europa — tra imprese, università, enti pubblici, Camere di commercio e organismi di formazione — e hanno l’obiettivo ambizioso di garantire la formazione annuale di milioni di cittadini europei entro il 2030.

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    Gli LSP non sono solo piattaforme di cooperazione, ma rappresentano luoghi privilegiati dove le organizzazioni possono trovare partner per progetti europei, condividere strumenti di skills intelligence, co-creare curricula, essere informate dei finanziamenti collegati ai principali programmi UE (come Erasmus+, Horizon Europe e Digital Europe). Attraverso la collaborazione transnazionale, gli LSP contribuiscono ad allineare la formazione ai fabbisogni emergenti delle industrie europee, rafforzando la competitività, la sostenibilità e la resilienza dei settori produttivi.

     

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4. Politiche europee trasversali sulle competenze

Le politiche europee su occupazione, educazione, innovazione e inclusione sociale sono strettamente connesse allo sviluppo delle competenze.

  • Il Pilastro europeo dei diritti sociali riconosce il diritto di ogni cittadino europeo a un’istruzione e una formazione di qualità lungo tutto l’arco della vita, ponendo le basi per un’Europa più equa, preparata e coesa. Il relativo Piano d’azione per il Pilastro sociale fissa obiettivi concreti da raggiungere entro il 2030, tra cui l’impegno a coinvolgere almeno il 60% degli adulti europei in attività di formazione ogni anno, e a ridurre sotto il 15% la quota di giovani che non lavorano e non studiano (NEET).

     

    In questo quadro, il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) rappresenta il principale strumento finanziario per sostenere tali obiettivi. Con un budget di oltre 99 miliardi di euro per il periodo 2021–2027, il FSE+ finanzia interventi destinati a migliorare l’accesso alla formazione, rafforzare la qualità dei sistemi educativi e promuovere l’inclusione nel mercato del lavoro. Il Fondo contribuisce a tradurre le strategie europee in azioni concrete nei territori, sostenendo programmi di upskilling e reskilling nei settori industriali strategici, percorsi formativi per le transizioni verde e digitale, e iniziative per l’integrazione dei gruppi vulnerabili e delle persone con basse qualifiche.

     

    Il FSE+ si collega direttamente all’attuazione del Pact for Skills e delle Large-Scale Skills Partnerships (LSP), finanziando attività di formazione e cooperazione a livello locale e regionale. In questo modo, il Fondo garantisce che la dimensione europea delle politiche sulle competenze venga radicata nei territori, favorendo la creazione di ecosistemi locali di apprendimento e partenariati pubblico-privati per l’innovazione formativa.

     

    Accanto a questo strumento, il Digital Education Action Plan (2021–2027) e la European Education Area incoraggiano la modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione professionale (VET), promuovendo metodologie didattiche digitali e cooperative. Queste iniziative puntano a rendere la formazione più accessibile, inclusiva e in linea con le esigenze di un mercato del lavoro in evoluzione.

     

    In parallelo, programmi come EURES e Europass sostengono la mobilità dei lavoratori e degli studenti, facilitando il riconoscimento delle qualifiche e delle esperienze professionali tra Stati membri. Questi strumenti promuovono una vera dimensione europea delle competenze, nella quale i cittadini possano imparare, lavorare e crescere in qualsiasi Paese dell’Unione.

     

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5. Programmi e strumenti europei per le competenze

Le politiche europee sulle competenze oggi si declinano in un contesto fortemente orientato alle due transizioni: verde e digitale. In particolare, la European Skills Agenda riconosce che il Green Deal e la digitalizzazione richiedono una ridefinizione dei profili professionali e della formazione continua.

  • Ambiti come l’energia rinnovabile, la mobilità pulita, l’economia circolare, l’efficienza energetica e il data-driven management diventano centrali, e la domanda di competenze ibride (tecniche, digitali, ambientali) aumenta. Le politiche della Commissione europea intervengono allora con strumenti integrati che cercano di accelerare l’adeguamento delle competenze alle nuove esigenze.

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    Tra questi strumenti, si ritrovano le Skill Academies (talvolta indicate come Industry Skills Academies o EU Skills Academies), che l’Unione ha inserito fra le azioni prioritarie per collegare l’industria con i centri formativi e che sono parte della road map e delle azioni che fanno capo al Net-Zero Industry Act. Queste strutture sono pensate per fungere da hub formativi specializzati, dove imprese, università e fornitori di formazione collaborano per sviluppare curricula ad alto contenuto tecnologico, percorsi di upskilling/reskilling e moduli formativi innovativi rispondenti ai fabbisogni industriali emergenti.

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    Ancora una volta, a supporto di queste strategie, i programmi europei giocano un ruolo cruciale:

    • Erasmus+ finanzia partenariati strategici e progetti di cooperazione transnazionale che permettono la co-progettazione di nuovi curricula orientati alle sfide digitali e ambientali. Le università, gli istituti di VET e le imprese collaborano per sperimentare modelli di apprendimento ibrido, mobilità formativa e scambio di buone pratiche.

    • LIFE, in particolare nelle sue componenti ambientali, sostiene progetti che non solo implementano innovazioni green, ma includono anche percorsi formativi per le imprese: formazione sulle pratiche di economia circolare, monitoraggio ambientale, tecnologie pulite e rinnovabili. In questo modo, LIFE contribuisce a “coltivare” le competenze green necessarie al tessuto imprenditoriale.

    • Horizon Europe facilita la sperimentazione di modelli di apprendimento avanzato, l’adozione di tecnologie emergenti (IA, digital twins, sistemi intelligenti) e supporta reti di innovazione che integrano formazione e sviluppo tecnologico.

    • Digital Europe Programme (DEP) può finanziare componenti di formazione avanzata in ambiti come il cloud, la cybersecurity, l’analisi dati e l’infrastruttura digitale, contribuendo a colmare il divario digitale nei territori e nelle PMI.

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    Questi programmi agiscono in sinergia: le Skill Academies emergono come punti di convergenza, dove risorse, best practices e competenze vengono incubate e diffuse. Esse rappresentano un ponte che collega il mondo della ricerca e dell’innovazione con il mondo dell’istruzione e della formazione tecnica, riducendo il tempo tra la progettazione delle competenze e la loro applicazione reale nelle aziende.

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6. La prospettiva futura: la Union of Skills

L’evoluzione delle politiche europee sulle competenze punta oggi verso una visione ancora più integrata e strategica: la Union of Skills, una roadmap pubblicata il 5 marzo 2025.

  • L’obiettivo della Union of Skills è creare un mercato unico delle competenze, parallelo e complementare al mercato unico dei beni e dei servizi. Essa mira a collegare in modo stabile sistemi educativi, imprese, camere di commercio e organismi di formazione, garantendo che le competenze acquisite siano riconosciute, trasferibili e utilizzabili in tutta l’Unione. 

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    La Union of Skills rappresenterà una piattaforma di governance e coordinamento delle iniziative europee in materia di formazione e occupazione, favorendo la convergenza tra gli strumenti esistenti (EQF, Europass, DigComp, GreenComp, microcredenziali) e integrandoli in un ecosistema digitale europeo delle competenze. Questo ecosistema permetterà ai cittadini di gestire in autonomia il proprio “profilo di competenze”, certificare microcredenziali e accedere a offerte formative personalizzate, mentre le imprese potranno individuare talenti e fabbisogni professionali in tempo reale grazie ai dati condivisi di skills intelligence. Tale processo, tuttavia, può realizzarsi solo attraverso strumenti di soft law — come raccomandazioni, quadri comuni e partenariati volontari — poiché l’istruzione e la formazione restano competenze primarie degli Stati membri.

     

    La Commissione europea, dunque, non impone armonizzazioni, ma promuove coordinamento, convergenza e mutuo riconoscimento tra i sistemi nazionali, facilitando la costruzione graduale di un vero spazio europeo delle competenze basato sulla cooperazione e sul consenso dei Paesi membri. 

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    Un asse centrale della Union of Skills riguarda la libera circolazione dei lavoratori e la portabilità delle competenze.

     

    L’obiettivo della Commissione è fare in modo che una competenza, una qualifica o un’esperienza formativa acquisita in uno Stato membro possa essere più facilmente riconosciuta e valorizzata in un altro Paese dell’Unione, riducendo gli ostacoli amministrativi e aumentando la trasparenza per imprese, lavoratori e sistemi formativi. In questa prospettiva, la Commissione ha annunciato una Skills Portability Initiative, prevista nel quadro della Union of Skills, volta a migliorare la portabilità delle competenze e delle qualifiche indipendentemente dal luogo in cui sono state acquisite. Si tratta di un passaggio importante per il mercato unico: la libera circolazione non riguarda solo persone, beni, servizi e capitali, ma anche la capacità di far circolare e riconoscere il capitale umano europeo.

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    Questa iniziativa si collega agli strumenti già esistenti, come il Quadro europeo delle qualifiche, Europass e le microcredenziali, ma punta a rafforzarne l’impatto pratico. Per le imprese, in particolare le PMI, una maggiore portabilità delle competenze può facilitare il reperimento di profili qualificati in altri Stati membri, migliorare il matching tra domanda e offerta di lavoro e ridurre le difficoltà legate al riconoscimento di percorsi formativi non sempre immediatamente comparabili tra sistemi nazionali. In questa prospettiva, la Union of Skills richiama anche il ruolo dei Learning Accounts e delle microcredenziali, strumenti pensati per rendere la formazione continua più accessibile, flessibile e riconoscibile. I primi mirano a favorire l’accesso individuale a percorsi di aggiornamento e riqualificazione lungo la carriera; le seconde consentono di certificare competenze specifiche acquisite attraverso percorsi brevi, modulari o esperienze formative non tradizionali. Il loro sviluppo concreto dipenderà tuttavia dalle scelte degli Stati membri, competenti in materia di istruzione e formazione. La Commissione potrà quindi promuovere quadri comuni, raccomandazioni e strumenti di coordinamento, ma saranno i Paesi membri a decidere in che misura integrare Learning Accounts e microcredenziali nei rispettivi sistemi nazionali.

     

    Se valorizzati, questi strumenti potranno facilitare il riconoscimento delle competenze, la mobilità dei lavoratori e un migliore incontro tra fabbisogni delle imprese e offerta formativa. 

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    La Commissione prevede anche di istituire partenariati settoriali permanenti per aggiornare le strategie di formazione nei principali ecosistemi industriali, in continuità con le Large-Scale Skills Partnerships del Pact for Skills, e di rafforzare le Skill Academies come nodi centrali della rete.


    Inoltre, sarà potenziata la cooperazione con le camere di commercio e le autorità regionali per valorizzare il ruolo dei territori come hub di apprendimento continuo, dove imprese e istituzioni pubbliche co-progettano percorsi formativi su misura per i bisogni locali.

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    Accanto agli strumenti individuali di apprendimento e certificazione, la Union of Skills interviene anche sul rafforzamento delle istituzioni educative e formative europee, con l’obiettivo di rendere più integrati e riconoscibili i percorsi scolastici, universitari e professionali.

     

    In questo ambito, la Commissione intende proseguire il lavoro verso uno European degree, pensato per facilitare lo sviluppo di programmi di studio congiunti e innovativi tra istituzioni di diversi Stati membri. Il percorso è già stato avviato con il Joint European Degree Label, istituito dalla Raccomandazione del Consiglio del 12 maggio 2025 come prima fase verso un possibile futuro titolo europeo congiunto, più facilmente riconoscibile a livello transnazionale.

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    Accanto all’istruzione superiore, la Commissione richiama la necessità di rafforzare la formazione professionale attraverso un possibile European VET diploma, volto a rendere più visibili, comparabili e spendibili le qualifiche professionali in Europa.

     

    Questo elemento è particolarmente rilevante per le imprese, perché mira a dare maggiore riconoscibilità ai percorsi tecnico-professionali e a rafforzare l’attrattività del VET, oggi considerato essenziale per rispondere agli skill shortages nei settori industriali, digitali e green. La Commissione collega inoltre questa prospettiva al rafforzamento delle European Universities alliances e dei Centres of Vocational Excellence, chiamati a sviluppare programmi congiunti, microcredenziali, percorsi flessibili e moduli formativi in stretta connessione con gli ecosistemi territoriali e produttivi.

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    In questa stessa logica si collocano anche le European School Alliances, pensate per rafforzare la mobilità di studenti e insegnanti e promuovere una maggiore cooperazione tra scuole europee. Queste iniziative completano la dimensione della Union of Skills lungo tutto l’arco dell’apprendimento: scuola, VET, università, formazione continua e apprendimento sul lavoro. 

     

    Un pilastro fondamentale della Union of Skills sarà anche la promozione delle competenze imprenditoriali, considerate una leva chiave per l’innovazione, la crescita sostenibile e l’occupazione. In questo ambito, la Commissione rafforzerà il quadro EntreComp – The European Entrepreneurship Competence Framework, che definisce le competenze necessarie per trasformare idee in azioni di valore economico e sociale.

     

    EntreComp identifica tre aree principali - Idee e opportunità, Risorse, In azione - e venti competenze che spaziano dalla creatività e visione strategica fino alla gestione del rischio, alla collaborazione e alla sostenibilità. 


    Attraverso EntreComp, la Union of Skills intende incoraggiare l’imprenditorialità come competenza trasversale, integrandola nei programmi educativi e formativi a tutti i livelli e promuovendo ecosistemi locali dell’imprenditorialità in cui istituzioni, camere di commercio, università e PMI cooperino per sostenere la nascita e la crescita di nuove imprese.

     

    In linea con questa visione, la Commissione ha inoltre presentato nel 2025 una nuova comunicazione sulla Strategia europea per l’alfabetizzazione finanziaria, volta a integrare le competenze finanziarie di base nei percorsi educativi e formativi, favorendo una cittadinanza più consapevole e una maggiore capacità di gestione del risparmio, degli investimenti e delle decisioni economiche personali.

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    La Union of Skills assume infine una dimensione internazionale. La Commissione sottolinea che l’Europa deve non solo formare meglio le proprie competenze interne, ma anche attrarre, sviluppare e trattenere talenti provenienti da Paesi terzi, in particolare nei settori in cui le carenze di manodopera qualificata rischiano di frenare innovazione, crescita e competitività. In questo quadro si inserisce l’EU Talent Pool, la futura piattaforma europea per il reclutamento internazionale, pensata per mettere in contatto datori di lavoro europei e persone in cerca di occupazione residenti al di fuori dell’UE, con particolare attenzione alle professioni caratterizzate da carenze di competenze. La partecipazione degli Stati membri sarà volontaria; dopo l’entrata in vigore del regolamento il 1° giugno 2026, la piattaforma dovrebbe diventare pienamente operativa entro la fine del 2027.

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    A questo si aggiunge la strategia europea sui visti, presentata nel gennaio 2026, che mira a rendere più semplice l’ingresso nell’Unione di studenti di talento, ricercatori, lavoratori qualificati, fondatori di start-up e imprenditori innovativi. La Commissione collega esplicitamente questa agenda alla necessità di ridurre gli ostacoli amministrativi, accelerare le procedure e rendere l’Europa più attrattiva per profili ad alto potenziale nei settori strategici per la doppia transizione e per la competitività industriale.  

    Nel campo della ricerca, questa strategia è completata dall’iniziativa Choose Europe for Science, lanciata nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions per rafforzare l’attrattività delle carriere scientifiche in Europa, migliorare le prospettive di lungo periodo dei ricercatori e contrastare la precarietà e la fuga dei talenti. La prima call pilota è stata aperta nel 2025; la successiva opportunità “MSCA Choose Europe for Science 2027” risulta prevista in apertura l’8 dicembre 2026, con scadenza il 6 aprile 2027. 

7. Harnessing Talent: attrarre e trattenere le competenze nelle regioni 

La Commissione europea sostiene le regioni maggiormente colpite dal calo della popolazione in età lavorativa, dalla partenza dei giovani e dalla difficoltà ad attrarre lavoratori qualificati. L’iniziativa Harnessing Talent in Europe’s Regions mette a disposizione assistenza tecnica, investimenti e strumenti di collaborazione per aiutare questi territori a formare, attrarre e trattenere i talenti. 

  • Il calo della popolazione in età lavorativa, la partenza dei giovani e la difficoltà ad attrarre lavoratori qualificati colpiscono in modo particolarmente intenso alcune regioni europee, riducendone le prospettive di sviluppo e ampliando i divari territoriali. Per affrontare il fenomeno, nel gennaio 2023 la Commissione europea ha presentato l’iniziativa Harnessing Talent in Europe’s Regions, rivolta ai territori che si trovano, o rischiano di trovarsi, in una cosiddetta “trappola per lo sviluppo dei talenti” (talent development trap). 

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    Questa condizione riguarda regioni caratterizzate da una rapida diminuzione della popolazione in età lavorativa, da una quota ridotta o stagnante di persone con un’istruzione terziaria e, in molti casi, dalla partenza di una parte significativa della popolazione più giovane. Si tratta di dinamiche spesso associate ad altri problemi strutturali, quali la scarsa diversificazione economica, una limitata capacità di innovazione, mercati del lavoro poco dinamici e un accesso insufficiente ai servizi essenziali. Nel 2023 la Commissione aveva individuato 82 regioni europee già esposte o a rischio di esposizione a questo fenomeno. 

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    Il principale strumento operativo dell’iniziativa è il Talent Booster Mechanism, un meccanismo articolato in otto pilastri per aiutare le regioni a formare, trattenere e attrarre le persone e le competenze necessarie ad affrontare la transizione demografica. Non si tratta di un nuovo fondo europeo, ma di un quadro che coordina assistenza tecnica, finanziamenti, conoscenze e programmi dell’UE già esistenti, adattandoli alle caratteristiche dei singoli territori. 

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    Il sostegno si traduce concretamente in progetti pilota e assistenza specialistica messi a disposizione attraverso diversi strumenti europei. Il Technical Support Instrument – TSI aiuta le amministrazioni nazionali e regionali a progettare e attuare riforme nei settori delle competenze, della formazione, del mercato del lavoro e dell’imprenditorialità. Lo strumento Interregional Innovation Investments – I3, finanziato dal FESR, sostiene la collaborazione tra ecosistemi regionali dell’innovazione e la creazione di catene del valore e posti di lavoro altamente qualificati. La European Urban Initiative – EUI consente invece alle città interessate dal declino demografico di sperimentare soluzioni territoriali innovative, trasferibili e adattabili anche ad altri contesti. 

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    Attraverso questi interventi, il Talent Booster Mechanism affronta non soltanto la carenza di competenze, ma anche le condizioni che spingono le persone ad abbandonare un territorio o impediscono loro di stabilirvisi: limitate opportunità professionali, debolezza degli ecosistemi innovativi, insufficienza dei servizi pubblici e minore qualità della vita. I progetti censiti dalla Commissione raggiungono attualmente 215 regioni in 26 Stati membri. 

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    A supporto del meccanismo opera la Harnessing Talent Platform, il punto di accesso online alle opportunità, alle conoscenze e alle esperienze sviluppate nell’ambito dell’iniziativa. La piattaforma permette alle amministrazioni e agli attori territoriali di conoscere le forme di assistenza disponibili, consultare progetti e buone pratiche, accedere a studi e strumenti operativi e partecipare ad attività di apprendimento tra pari. 

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    Nell’ambito della piattaforma sono stati inoltre costituiti quattro gruppi di lavoro dedicati a digitale, salute, ricerca e innovazione e dimensione territoriale. Le attività, concluse nel a marzo 2026, hanno portato alla pubblicazione di otto strumenti operativi e documenti di orientamento, tra cui una guida sulle difficoltà delle PMI nelle regioni in trappola per lo sviluppo dei talenti, un sistema di autovalutazione della capacità regionale di attrarre e trattenere competenze e raccomandazioni sull’accesso ai servizi essenziali e sulla qualità della vita. 

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    L’iniziativa collega così la politica europea per le competenze alla politica di coesione: trattenere i talenti non significa soltanto offrire formazione, ma creare territori capaci di assicurare lavoro qualificato, innovazione, servizi efficienti e condizioni adeguate per vivere e lavorare. 

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8. Il Fair Labour Mobility Package: competenze e diritti nel mercato unico

Il 15 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato il Fair Labour Mobility Package, un insieme di iniziative volto a rendere più agevole ed equa la mobilità dei lavoratori nell’Unione. Il pacchetto collega la portabilità delle competenze alla tutela dei diritti sociali e al rafforzamento della cooperazione tra autorità nazionali, con l’obiettivo di ridurre gli ostacoli che ancora limitano la piena realizzazione del mercato unico del lavoro.

  • La libera circolazione dei lavoratori costituisce una delle libertà fondamentali dell’Unione europea. Il suo esercizio incontra tuttavia difficoltà concrete: una qualifica conseguita in uno Stato membro può non essere immediatamente comprensibile in un altro; le procedure di riconoscimento professionale possono risultare lunghe; la verifica dei diritti di sicurezza sociale richiede spesso adempimenti complessi. A questi ostacoli si aggiunge la necessità di assicurare un’applicazione efficace delle norme europee e di contrastare abusi e pratiche di concorrenza sleale.

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    È su questo insieme di criticità che interviene il Fair Labour Mobility Package, composto da una comunicazione e da cinque proposte legislative.

     

    L’impostazione della Commissione riflette una lettura integrata della mobilità: facilitare l’incontro tra lavoratori e imprese in Europa richiede, al tempo stesso, qualifiche più leggibili, procedure amministrative più semplici e garanzie effettive per le persone che lavorano oltre frontiera.

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    Un primo asse riguarda la portabilità delle competenze e delle qualifiche. La Skills Portability Initiative, sviluppata in continuità con la Union of Skills, si articola in tre proposte: lo Skills Portability Act, la revisione della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali e una nuova direttiva relativa alle qualifiche dei cittadini di Paesi terzi.

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    Lo Skills Portability Act intende rendere le qualifiche più facilmente confrontabili e verificabili nei diversi Stati membri. La Commissione propone, in particolare, un formato digitale standardizzato per le qualifiche, utilizzabile attraverso il portafoglio europeo di identità digitale, e uno strumento europeo di comparazione basato sulle informazioni contenute nelle banche dati nazionali. Per lavoratori e imprese, ciò potrebbe tradursi in una maggiore chiarezza sui percorsi formativi e sulle competenze acquisite in altri Paesi, agevolando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

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    La comparabilità delle qualifiche va distinta dal riconoscimento professionale richiesto per l’accesso alle professioni regolamentate. In questo secondo ambito, la Commissione propone di aggiornare le norme esistenti e introdurre procedure digitali obbligatorie, con l’obiettivo di ridurre tempi e oneri amministrativi. La proposta prevede inoltre il ricorso a quadri comuni di formazione per estendere il riconoscimento automatico a un numero maggiore di professioni, salvaguardando gli standard richiesti per il loro esercizio.

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    Una particolare attenzione è riservata anche alle qualifiche conseguite al di fuori dell’Unione. La Commissione propone criteri comuni per rendere più prevedibili e rapide le procedure di riconoscimento, intervenendo su un ostacolo che può limitare sia l’inserimento professionale delle persone interessate sia la capacità delle imprese di reperire profili qualificati. Resta ferma la competenza degli Stati membri in materia di ammissione sul proprio territorio e di standard per l’esercizio delle professioni.

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    Il secondo asse del pacchetto riguarda la sicurezza sociale. La proposta di un European Social Security Pass (ESSPASS) mira a consentire a cittadini e imprese di richiedere, conservare e presentare documenti in formato digitale, facilitandone la verifica da parte delle amministrazioni competenti.

     

    Tra questi figurano la tessera europea di assicurazione malattia e il documento portatile A1, utilizzato anche per attestare la legislazione previdenziale applicabile ai lavoratori distaccati.

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    L’obiettivo è rendere più semplice dimostrare i propri diritti nelle situazioni transfrontaliere e, allo stesso tempo, migliorare lo scambio di informazioni tra autorità nazionali. Per le imprese che operano in più Stati membri, la digitalizzazione potrebbe contribuire a ridurre gli oneri amministrativi; per i lavoratori, potrebbe offrire maggiore certezza e accessibilità alla documentazione previdenziale e sanitaria.

    Il terzo asse concerne il rafforzamento dell’Autorità europea del lavoro (European Labour Authority – ELA), chiamata a sostenere gli Stati membri nell’applicazione delle norme dell’UE sulla mobilità. La revisione proposta dalla Commissione intende potenziarne la capacità di assistere le autorità nazionali nelle analisi di rischio e nelle attività ispettive, promuovere una cooperazione più efficace tra Paesi e semplificare la mediazione nelle controversie transfrontaliere. La proposta estende inoltre l’attenzione al contrasto degli abusi nei confronti dei lavoratori di Paesi terzi e del lavoro illegale.

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    Per il sistema produttivo europeo, il pacchetto presenta dunque una duplice rilevanza. Da un lato, qualifiche più trasparenti e procedure più efficienti possono ampliare le opportunità di reclutamento, soprattutto nei settori caratterizzati da carenze di personale.

     

    Dall’altro, una migliore applicazione delle regole può contribuire a condizioni di concorrenza più eque e a una maggiore tutela dei lavoratori, elementi essenziali per la fiducia nel mercato unico.

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    Le misure legislative presentate dalla Commissione costituiscono proposte e dovranno essere esaminate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. La loro portata concreta dipenderà pertanto dall’esito del processo legislativo e dalla successiva attuazione negli Stati membri.

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1. Le competenze come leva per la competitività europea

Lo sviluppo delle competenze è una delle priorità centrali dell’Unione europea per sostenere la competitività, la coesione sociale e la resilienza del mercato unico. Investire nelle competenze significa creare un’economia capace di adattarsi alle sfide della transizione verde e digitale.

  • La Strategia europea per le competenze promuove una visione integrata di crescita sostenibile basata sulla conoscenza e sull’innovazione. L’obiettivo è colmare il divario tra offerta e domanda di competenze, oggi particolarmente evidente nei settori tecnologici, energetici e manifatturieri. Secondo la Commissione europea, oltre il 75% delle imprese dell’UE fatica a trovare lavoratori qualificati, mentre meno della metà della popolazione adulta partecipa regolarmente a percorsi di formazione.

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    Il ruolo della Commissione europea in materia di competenze si fonda sulle disposizioni dei Trattati dell’Unione europea, che attribuiscono all’UE una competenza di sostegno e coordinamento nel campo dell’istruzione, della formazione professionale e delle politiche per l’occupazione (articoli 6 e 165-166 del TFUE). L’istruzione resta una competenza primaria degli Stati membri, che mantengono la responsabilità di definire i contenuti, l’organizzazione e la gestione dei propri sistemi educativi e formativi. Tuttavia, la Commissione promuove cooperazione, convergenza e mobilità tra i sistemi nazionali, incentivando la condivisione di buone pratiche e l’adozione di standard comuni di qualità e riconoscimento delle qualifiche.

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    Attraverso strumenti come il Quadro europeo delle qualifiche (EQF), Europass e il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP), la Commissione sostiene la trasparenza delle competenze e la mobilità dei lavoratori in tutta l’UE. Inoltre, la politica europea per le competenze si integra con le strategie occupazionali e industriali, promuovendo la riqualificazione (reskilling) e l’aggiornamento (upskilling) dei lavoratori per adattarsi ai cambiamenti tecnologici e ambientali. 

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    Un pilastro fondamentale di questa azione è il rafforzamento del VET – Vocational Education and Training, ossia l’istruzione e formazione professionale, considerata essenziale per fornire ai giovani e agli adulti competenze pratiche e facilmente spendibili sul mercato del lavoro. La Commissione, attraverso il Quadro di cooperazione di Copenaghen e la Raccomandazione del Consiglio sul VET del 2020, promuove sistemi di formazione professionale moderni, inclusivi e flessibili, integrando percorsi formativi con esperienze di lavoro reale (work-based learning).

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    In questo contesto, la Dichiarazione di Herning ha rappresentato un passo decisivo: firmata dai ministri europei dell’istruzione e della formazione professionale insieme alla Commissione europea, essa riafferma l’impegno comune a fare della formazione professionale un motore per la transizione verde e digitale, sottolineando l’importanza di investire in percorsi formativi di qualità, digitalizzati, orientati all’innovazione e accessibili a tutti. La Dichiarazione pone le basi per una cooperazione più stretta tra Stati membri, imprese, Camera di commercio e centri di formazione, promuovendo sistemi VET in grado di rispondere in modo dinamico ai fabbisogni di competenze dei settori produttivi europei.

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    La New European Skills Agenda, presentata dalla Commissione nel 2020, rappresenta il quadro di riferimento per tutte le iniziative europee in questo ambito. Essa definisce 12 azioni faro per stimolare l’apprendimento permanente, promuovere il VET, sostenere la riqualificazione (reskilling) e l’aggiornamento (upskilling), migliorare l’intelligenza sulle competenze (skills intelligence) e rafforzare la cooperazione pubblico-privata attraverso il Pact for Skills.

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    L’Anno europeo delle competenze (2023) ha segnato una svolta politica e comunicativa, rafforzando il messaggio secondo cui l’apprendimento permanente (lifelong learning) è la chiave per l’occupabilità, l’innovazione e l’inclusione. L’UE incoraggia la creazione di ecosistemi di competenze che uniscano istituzioni pubbliche, imprese, enti formativi e parti sociali per sviluppare una forza lavoro pronta alle trasformazioni industriali in corso. La Commissione ha promosso iniziative collegate ai Learning Accounts, ossia conti individuali di apprendimento che consentono ad ogni cittadino di accumulare diritti formativi lungo tutto l’arco della vita, garantendo un accesso equo e continuo alla formazione. Un ulteriore passo verso un apprendimento più flessibile e accessibile è rappresentato dalle microcredenziali, uno strumento innovativo introdotto dalla New European Skills Agenda e formalizzato con la Raccomandazione del Consiglio dell’UE del 2022. Le microcredenziali certificano competenze specifiche acquisite attraverso percorsi formativi brevi, mirati e modulari, che possono essere offerti da università, centri di formazione professionale, Camera di commercio o imprese. Questo approccio consente ai cittadini di aggiornare o ampliare le proprie competenze in tempi rapidi, adattandosi alle esigenze del mercato del lavoro e delle transizioni verde e digitale. Inoltre, le microcredenziali favoriscono il riconoscimento transfrontaliero delle competenze e aiutano la mobilità dei lavoratori.

     

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