Dossier Digitale
Sommario

1. Introduzione
La trasformazione digitale rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento per l’economia, le imprese e i cittadini europei. In questo contesto, l’Unione europea ha definito negli ultimi anni una strategia volta a rafforzare la competitività del continente, promuovere l’innovazione e accompagnare la transizione verso un’economia più sostenibile e resiliente.
Con la Strategia digitale lanciata nel 2019, l’UE ha delineato la visione del “decennio digitale”, fissando obiettivi e priorità per sostenere lo sviluppo di tecnologie, infrastrutture e competenze, nonché per rafforzare la sovranità tecnologica europea. Avviato con la strategia del 2019, questo percorso si è sviluppato nel quadro del decennio digitale europeo ed è stato ulteriormente rilanciato nel 2025 attraverso nuove iniziative orientate alla competitività, alla semplificazione normativa e al rafforzamento della sovranità tecnologica europea. Ne è derivato un insieme sempre più ampio di misure legislative, programmi di investimento e strumenti di sostegno finalizzati a creare un ecosistema digitale più integrato, sicuro e favorevole all’innovazione.
In questo quadro si inserisce anche la crescente centralità dell’intelligenza artificiale nelle politiche europee. Attraverso iniziative dedicate allo sviluppo dell’ecosistema dell’IA e alla definizione di regole comuni per il suo utilizzo, l’Unione punta a sostenere l’adozione della tecnologia da parte delle imprese, promuovere l’innovazione e garantire un impiego sicuro e coerente con i valori europei.
2. Digitalizzazione per le PMI: un'opportunità concreta
La trasformazione digitale è una delle massime priorità dell’Unione europea e le PMI sono al centro di questo percorso. Dall’adozione di nuove tecnologie alla formazione sulle competenze digitali, dalla cybersicurezza all’accesso a strumenti finanziari innovativi, l’UE offre alle imprese strumenti concreti per accelerare il processo di digitalizzazione.
Permangono tuttavia ostacoli rilevanti, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, legati alla carenza di competenze, alla limitata conoscenza delle opportunità disponibili e alle difficoltà di accesso agli strumenti di supporto e finanziamento. Per rispondere a queste esigenze, l’Unione europea ha progressivamente sviluppato programmi specifici volti ad accompagnare le PMI nella transizione digitale e rafforzare le capacità di innovazione del sistema produttivo.
La digitalizzazione si accompagna a una progressiva e necessaria evoluzione del quadro regolatorio europeo. In questo contesto si inseriscono i principali interventi normativi dell’UE in materia di intelligenza artificiale, cybersicurezza, interoperabilità e dati, destinati a incidere sempre più direttamente sull’attività delle imprese.
In questo scenario, diventa essenziale per le PMI poter contare su informazioni tempestive, orientamento qualificato e strumenti di supporto capaci di tradurre le politiche europee in opportunità concrete di adeguamento, investimento e crescita.
3. Politiche europee in materia di digitale
3.1 Decennio digitale europeo: obiettivi per il 2030
Il quadro per il decennio digitale definisce il piano strategico dell’Unione europea per guidare la trasformazione digitale fino al 2030. In questo contesto, il programma strategico per il decennio digitale 2030 fissa obiettivi e traguardi comuni e istituisce un meccanismo di cooperazione e monitoraggio tra la Commissione europea e gli Stati membri.
Il programma mira a rafforzare la capacità dell’Europa di cogliere le opportunità offerte dal digitale e, al contempo, di affrontarne le principali sfide, tra cui il divario digitale, la cybersicurezza e la diffusione della disinformazione. In questa prospettiva, individua priorità strategiche in ambiti quali le competenze digitali, la digitalizzazione dei servizi pubblici, la connettività e la sicurezza delle infrastrutture critiche.
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3.2 Intelligenza artificiale
L’Unione europea considera l’intelligenza artificiale una leva strategica per la competitività, l’innovazione e la sovranità tecnologica del continente. Il suo approccio mira a coniugare sviluppo industriale e tutela dei diritti, promuovendo un’IA sicura, affidabile e coerente con i valori europei. In questa prospettiva, l’UE ha progressivamente costruito un quadro articolato di iniziative per sostenere la ricerca, rafforzare le capacità industriali, favorire l’adozione dell’IA da parte delle imprese e accompagnare l’attuazione delle nuove regole europee in materia.
Il Libro bianco sull’intelligenza artificiale, pubblicato dalla Commissione europea nel febbraio 2020, ha rappresentato il primo passaggio della strategia europea in materia di IA, delineando un approccio volto a promuovere lo sviluppo dell’IA e, al tempo stesso, a garantirne un utilizzo sicuro e affidabile. Da allora, l’azione dell’UE si è progressivamente articolata lungo due direttrici complementari: da un lato, la costruzione di un quadro regolatorio comune e dall’altro, il rafforzamento delle capacità europee in termini di innovazione, infrastrutture, dati e adozione industriale.
In questo contesto si inserisce l’AI Act, primo quadro normativo europeo dedicato all’intelligenza artificiale, entrato in vigore nell’agosto 2024 e applicato in modo progressivo. Il regolamento adotta un approccio basato sul rischio, distinguendo tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio, sistemi a rischio limitato e applicazioni a rischio minimo, e prevede obblighi differenziati in funzione dell’impatto dei sistemi di IA. Attualmente, tale quadro è oggetto di revisione nell’ambito del Digital Omnibus, che propone interventi mirati a chiarire alcuni obblighi, ridurre la complessità amministrativa e accompagnare imprese e operatori verso un adeguamento proporzionato.
Parallelamente, l’Unione europea ha rafforzato la dimensione industriale e applicativa della propria strategia. Con l’AI Continent Action Plan, presentato nell’aprile 2025, la Commissione ha indicato una serie di azioni volte a consolidare la leadership europea nell’IA. A questo si è aggiunta, nell’ottobre 2025, la strategia Apply AI, che mira ad accelerare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei principali ambiti industriali e pubblici, con particolare attenzione alle PMI.
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3.3 Competenze digitali: motore per innovare
Il successo della transizione digitale passa anche dalle persone. L’UE promuove le Digital Skills per lavoratori, imprenditori e cittadini. Dalle accademie per le competenze avanzate, alle competenze base, esistono tante occasioni per rafforzare il capitale umano. La transizione digitale non può realizzarsi senza le competenze giuste. Le iniziative europee puntano sia alle competenze di base sia a quelle avanzate in ambiti come cybersecurity, intelligenza artificiale, cloud e dati.
Piattaforma EU Digital Skills & Jobs
l punti di riferimento europeo per formazione, strumenti, risorse e opportunità in ambito digitale. Include corsi online, buone pratiche, eventi e schede paese.
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Pact for Skills
Alleanza europea per le competenze: promuove partnership tra imprese, enti pubblici e formazione per aggiornare i lavoratori, inclusi quelli delle PMI.
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3.4 DSA e DMA per un mercato digitale sicuro
Un elemento essenziale della strategia digitale è la creazione di un mercato unico digitale più sicuro e aperto, che ponga l'accento sui diritti degli utenti e su una concorrenza leale tra le imprese. Ciò è reso possibile da due pilastri legislativi: il regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA) e il regolamento sui mercati digitali (Digital Markets Act – DMA), che rinnovano la legislazione dell'UE sui servizi digitali.
Adottati dai colegislatori nel 2022 ed entrati in vigore nel maggio 2023, garantiscono un quadro normativo unificato per tutta l'Unione. Il DSA stabilisce le responsabilità per i servizi intermediari, in particolare le piattaforme online. Dati i rischi che le grandi piattaforme presentano per la diffusione di contenuti illegali e dannosi, esse sono disciplinate da specifiche linee guida. Il DMA stabilisce le norme per le imprese che abbiano lo status di gatekeeper, rivolgendosi a quelle più esposte alle pratiche sleali; ciò include servizi quali intermediazione online, social network e cloud computing. Sulla base del DSA, la Commissione ha proposto un regolamento volto a razionalizzare la raccolta e la condivisione dei dati per la locazione di alloggi a breve termine. La procedura legislativa si è conclusa con la firma del regolamento finale l'11 aprile 2024.
3.5 Identità Digitale e Wallets
Creare fiducia online è fondamentale per la crescita sociale ed economica. Il regolamento per l'identificazione elettronica (regolamento (UE) 910/2014) fornisce un quadro normativo che garantisce interazioni digitali sicure tra cittadini, imprese ed enti pubblici. Per conseguire tali obiettivi, nel 2024 è stato adottato un quadro normativo per l'identità digitale europea (regolamento eIDAS 2) grazie a cui, entro il 2030, l'80 % dei cittadini dell'UE potrà accedere in modo sicuro ai servizi pubblici essenziali con un'identità digitale.
Gli Stati membri hanno l’obbligo di fornire ai propri cittadini almeno un EUDI Wallet entro 24 mesi dall’adozione degli atti di esecuzione sulle specifiche tecniche. L’Italia, mediante enti come l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), è attivamente impegnata nello sviluppo dell’infrastruttura nazionale e nell’integrazione con i sistemi esistenti come SPID e CIE. Si prevede che i primi EUDI Wallet inizieranno ad essere disponibili per i cittadini in modo più ampio a partire dal 2026, ma il 2025 è stato l’anno della costruzione delle fondamenta e dei test intensivi.
3.5.1 Il Portafoglio di identità digitale per i cittadini
Sia il settore pubblico che quello privato offrono sempre più servizi online, il che rende sempre più necessaria un'autenticazione digitale sicura. Allo stesso tempo sono ormai evidenti le minacce per la riservatezza online e le persone sono sempre più preoccupate per la profilazione e la sorveglianza.
La risposta a queste sfide è il quadro dell'UE sull'identità digitale, basato sul principio secondo cui tutti dovrebbero sempre avere sotto controllo la propria identità digitale. I portafogli europei di identità digitale sono il mezzo per raggiungere questo obiettivo.
L’EUDI Wallet consentirà, tramite un’applicazione mobile personale, ai cittadini dell’UE di:
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Identificarsi digitalmente in modo sicuro per accedere a servizi pubblici e privati in tutta l’Unione Europea.
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Conservare e condividere documenti digitali ufficiali (attributi e credenziali) come la carta d’identità, la patente di guida, i titoli di studio, le prescrizioni mediche e altro ancora.
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Controllare pienamente quali dati condividere, con chi e per quale scopo, secondo i principi della minimizzazione dei dati e della privacy by design.
Sono in corso Progetti pilota su larga scala (LSPs) per testare il funzionamento dei portafogli europei di identità digitale in un'ampia gamma di situazioni, prima che siano lanciati in tutta l'UE. Vi partecipano oltre 350 imprese private e autorità pubbliche in 26 Stati membri e in Norvegia, Islanda e Ucraina.
Il primo gruppo di progetti pilota è stato avviato il 1º aprile 2023. Una seconda fase è iniziata nel 2025.
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3.5.2 Il Portafoglio europeo per le imprese (EBW)
In un significativo passo avanti verso la semplificazione delle operazioni commerciali in tutta l'UE, la Commissione ha proposto un regolamento per istituire portafogli europei per le imprese.
L'European Business Wallet (EBW) modernizzerà e semplificherà le attività economiche all'interno del mercato unico. Rafforzerà la competitività delle imprese europee, con una previsione di risparmio annuo di almeno 150 miliardi di euro, trasformando i potenziali ostacoli in opportunità di crescita e competitività.
L'obiettivo generale dell'iniziativa è garantire il corretto funzionamento del mercato interno, fornendo un quadro digitale armonizzato, affidabile e di facile utilizzo per gli operatori economici e gli enti del settore pubblico. Questo strumento è progettato per consentire l'identificazione sicura, l'autenticazione e lo scambio di dati con piena efficacia giuridica attraverso i confini dell'UE. La necessità di questa soluzione nasce dalla frammentazione dell'infrastruttura digitale e dalla persistenza degli oneri amministrativi che ostacolano la competitività europea. Attualmente, solo il 56% dei servizi pubblici è accessibile digitalmente agli utenti transfrontalieri, rispetto all'88% per gli utenti nazionali.
Gli obiettivi specifici della proposta sono:
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Ridurre gli oneri amministrativi, snellire i processi di conformità e migliorare l'erogazione dei servizi.
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Garantire che gli operatori economici e gli enti del settore pubblico abbiano accesso a un'identificazione digitale sicura e affidabile oltre i confini.
Gli EBW mirano a integrare e complementare il quadro stabilito dal Regolamento sull'Identità Digitale Europea (EUDI), offrendo funzionalità specifiche per le esigenze delle interazioni B2G (Business-to-Government) e B2B (Business-to-Business).
Gli EBW sono definiti come una soluzione digitale che consente ai proprietari di archiviare, gestire e presentare in modo sicuro i dati di identificazione e gli attestati elettronici di attributi verificati. Le funzionalità fondamentali che i fornitori di EBW devono garantire includono:
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Archiviazione, condivisione e presentazione sicura di attestazioni elettroniche di attributi.
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Firma tramite firme elettroniche qualificate e apposizione di sigilli elettronici qualificati.
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Creazione, gestione e delega di mandati a rappresentanti autorizzati.
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Trasmissione e ricezione di documenti e dati tramite un servizio qualificato di recapito elettronico certificato (QERDS).
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Accesso a un registro di tutte le transazioni.
Un punto cruciale è il principio di equivalenza giuridica: le azioni eseguite tramite le funzionalità principali di un EBW avranno lo stesso effetto legale di quelle compiute di persona, in formato cartaceo o tramite qualsiasi altro mezzo conforme ai requisiti legali applicabili.
Gli enti del settore pubblico (compresi gli enti dell'Unione) saranno obbligati a consentire agli operatori economici di utilizzare gli EBW per l'identificazione, l'autenticazione, la firma/sigillatura, la presentazione di documenti e l'invio/ricezione di notifiche nell'ambito di procedure amministrative o di reporting.
I registri sono considerati la fonte autentica (authentic source) per la verifica dei dati. La verifica dei dati è essenziale per l'emissione dei dati di identificazione del proprietario dell'EBW.
La proposta non intende pregiudicare il funzionamento o il ruolo dei registri delle imprese come fonti autentiche e non altera il modo in cui operano o i dati ivi archiviati; al contrario, si basa e integra l'infrastruttura esistente.
Se gli attestati elettronici di attributi sono rilasciati da o per conto di una fonte autentica (come un registro delle imprese), il registro stesso potrebbe rilasciare direttamente i dati pertinenti, migliorando ulteriormente la sicurezza e l'affidabilità del processo di identificazione.
L'EUID, già previsto dalla Direttiva (UE) 2017/1132, è l'identificatore che viene assegnato alle società a responsabilità limitata e alle società commerciali (nonché alle future società del 28° regime).
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3.6 Diritto Societario nell’era digitale
L’Unione Europea sta modernizzando il diritto societario per rispondere alle sfide e alle opportunità dell’era digitale. Le nuove norme mirano a semplificare la creazione e la gestione online delle imprese, promuovendo al tempo stesso la trasparenza e la cooperazione transfrontaliera. Digitalizzare i processi societari significa ridurre costi e tempi per le imprese, rafforzare la competitività del mercato unico e garantire una maggiore accessibilità alle informazioni aziendali.
La Direttiva (UE) 2025/25, entrata in vigore dal 30 gennaio 2025, rappresenta un ulteriore tassello del quadro normativo europeo volto ad ampliare e migliorare l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, intervenendo sulle disposizioni già esistenti.
La Direttiva mira a migliorare la trasparenza delle imprese e la fiducia tra gli Stati membri, nonché a creare pubbliche amministrazioni più interconnesse, riducendo al contempo gli oneri amministrativi per le imprese e gli altri soggetti interessati nelle situazioni transfrontaliere. Contribuirà così a un mercato unico più integrato e digitalizzato per le imprese.
In particolare, la proposta mira a:
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rendere più accessibili al pubblico informazioni sulle aziende (ad esempio sulle partnership e sui gruppi di aziende), in particolare a livello UE, attraverso il Business Registers Interconnection System (BRIS) ;
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garantire che i dati aziendali nei registri delle imprese siano accurati, affidabili e aggiornati, ad esempio prevedendo controlli delle informazioni aziendali prima che vengano inserite nei registri delle imprese in tutti gli Stati membri;
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ridurre la burocrazia quando le aziende utilizzano informazioni aziendali dai registri delle imprese in situazioni transfrontaliere, ad esempio eliminando formalità come la necessità di un'apostilla per i documenti aziendali, applicando il principio Once-Only quando le aziende costituiscono filiali e succursali in un altro Stato membro e introducendo un certificato aziendale UE multilingue da utilizzare in situazioni transfrontaliere. Le imprese beneficeranno di una riduzione degli oneri amministrativi stimata in circa 437 milioni di euro all'anno.
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3.7 La Strategia europea per l'Unione dei dati
La Strategia europea dei dati, pubblicata a novembre 2025, aumenterà la disponibilità di dati per lo sviluppo dell'IA, la semplificazione delle norme dell'UE in materia di dati e rafforzerà la posizione globale dell'UE sui flussi internazionali di dati.
Per poter competere in questo nuovo mercato globale, l'UE deve essere in grado di alimentare l'IA con dati di alta qualità. La Strategia europea dei dati risponde a questa esigenza di dati di alta qualità in Europa, con l'obiettivo di sfruttare il potenziale inutilizzato dei dati e completare il mercato unico dei dati, come indicato nelle linee guida politiche della Presidente von der Leyen.
Grazie alla Data Union Strategy, le imprese avranno un accesso più semplice ed economico ai set di dati e costi di conformità inferiori. I ricercatori e gli innovatori otterranno dati di alta qualità per addestrare l'IA. I consumatori beneficeranno di una maggiore innovazione e di nuovi servizi.
La strategia individua tre settori d'azione prioritari basati su:
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l’ampliamento dell'accesso l'accesso ai dati per l'IA al fine di garantire alle nostre imprese l'accesso ai dati di alta qualità necessari per l'innovazione.
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la semplificazione delle norme in materia di dati per garantire certezza giuridica alle imprese e ridurre i costi di conformità.
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la salvaguardia della sovranità dell'UE in materia di dati per rafforzare la nostra posizione globale sui flussi internazionali di dati.
Ampliare l'accesso ai dati per l'IA
Iniziative faro per affrontare le strozzature nei flussi di dati:
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Avviare i primi laboratori di dati per aumentare la disponibilità dei dati e creare collegamenti tra gli spazi di dati e gli ecosistemi di IA.
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Ampliare gli spazi comuni europei dei dati, sostenuti da un investimento UE in corso di circa 100 milioni di euro, creando nuovi spazi dei dati in settori chiave, compreso uno spazio dei dati per la difesa.
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Esplorare fattori abilitanti orizzontali per stimolare l'intera economia dei dati. In particolare, ampliare i set di dati ad alto valore nell'ambito della direttiva sui dati aperti, rendere disponibili 30 milioni di oggetti culturali digitalizzati per la formazione dell'IA, promuovere l'uso di dati sintetici e la produzione dell'UE.
Semplificazione delle norme sui dati
La strategia dell'Unione dei dati è stata pubblicata insieme al Digital Omnibus, che propone, tra l'altro, modalità per modernizzare e consolidare le leggi dell'UE in materia di dati nel Data Act. Questo aggiornamento dell'acquis renderà le norme più facili da applicare e sosterrà meglio l'innovazione. Per sostenere ulteriormente le imprese nella conformità, la Commissione ha anche pubblicato una serie di documenti guida e iniziative, tra cui: condizioni contrattuali tipo per l'accesso e l'utilizzo dei dati; clausole contrattuali standard per i contratti di cloud computing; un helpdesk legale sul Data Act.
Nel loro insieme, questi strumenti renderanno il Data Act più facile da consultare, consentendo alle nostre imprese di dedicare più tempo all'innovazione e meno all'amministrazione.
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3.8 Cibersicurezza: proteggere i dati, rafforzare il business
La cybersicurezza è una condizione essenziale per la competitività e la fiducia nel mercato unico digitale.
In questo quadro, il 20 gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto sulla cibersicurezza, che comprende una proposta di revisione del Cybersecurity Act e una proposta di direttiva con modifiche mirate alla NIS2. L’iniziativa mira a rafforzare la resilienza dell’UE, migliorare la sicurezza delle catene di approvvigionamento TIC e semplificare il quadro normativo europeo in materia.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha progressivamente rafforzato il proprio quadro normativo in materia di cybersicurezza. In questo contesto si collocano la direttiva NIS2, che ha ampliato gli obblighi di gestione dei rischi e di notifica degli incidenti, il Cyber Resilience Act, che introduce requisiti di sicurezza per i prodotti con elementi digitali, e il Cyber Solidarity Act, volto a rafforzare la capacità europea di prevenzione e risposta agli incidenti informatici.
Su questa base, il 20 gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato un pacchetto sulla cybersicurezza che comprende una proposta di revisione del Cybersecurity Act e modifiche mirate alla NIS2. Tra i principali elementi della proposta vi sono il rafforzamento della sicurezza delle catene di approvvigionamento ICT, una semplificazione del quadro europeo di certificazione della cybersicurezza e un ruolo più forte per ENISA nel supporto agli Stati membri e nell’attuazione delle politiche europee.
La proposta interviene anche per rendere più chiari e gestibili gli obblighi previsti dalla NIS2, con l’obiettivo di ridurre la complessità normativa e gli oneri amministrativi per le imprese. Nel complesso, la revisione mira a rendere il quadro europeo della cybersicurezza più efficace e adeguato all’evoluzione delle minacce digitali.
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3.9 Digital Omnibus: semplificazione per le imprese
Il Digital Omnibus è il settimo pacchetto di semplificazione presentato dalla Commissione europea nel novembre 2025.
Il pacchetto mira a rendere il quadro normativo digitale dell’Unione più semplice e funzionale, intervenendo in modo mirato sulla legislazione esistente in materia di dati, intelligenza artificiale, cybersecurity e privacy. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi e sostenere la competitività delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo un mercato digitale europeo più integrato e innovativo.
Il Digital Omnibus si articola in due proposte: una finalizzata a semplificare il quadro legislativo digitale dell’UE e una volta a facilitare l’attuazione delle norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale.
In questa prospettiva, il pacchetto adotta un approccio volto a ridurre frammentazioni e sovrapposizioni tra i principali strumenti normativi digitali dell’UE, tra cui il GDPR, la direttiva ePrivacy, il Data Act e la NIS2. L’obiettivo è semplificare gli adempimenti previsti dalla normativa vigente e rafforzare la coerenza complessiva del quadro regolatorio, anche attraverso un migliore coordinamento degli obblighi di notifica e reporting.
La seconda proposta interviene invece sull’attuazione dell’AI Act, introducendo misure pensate per accompagnare imprese e operatori verso un adeguamento normativo graduale e proporzionato. Le modifiche proposte intendono chiarire gli obblighi applicabili, ridurre la complessità amministrativa e favorire un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale e dei dati. Nel complesso, il Digital Omnibus intende creare condizioni più favorevoli allo sviluppo dell’innovazione digitale e ridurre i costi di conformità per le imprese.
Il Digital Omnibus è attualmente all’esame dei co-legislatori europei. In riferimento alla proposta relativa all’IA, il 13 marzo 2026, il Consiglio dell’UE ha adottato la propria posizione, confermando l’impostazione generale della Commissione volta a semplificare l’attuazione delle norme armonizzare in materia di IA. A seguito dell’adozione del mandato negoziale del Consiglio, sono ora attesi i negoziati con il Parlamento europeo.
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3.10 Europa interoperabile
L'agenda digitale pone l'accento sull'e-government e sulla cooperazione transfrontaliera nel settore pubblico. Nel marzo 2024, a seguito della proposta della Commissione del novembre 2022, è stato adottato il regolamento su un'Europa interoperabile (Interoperable Europe) per migliorare i servizi pubblici nell'UE.
Il regolamento punta a istituire un nuovo quadro di cooperazione per le amministrazioni pubbliche dell'UE allo scopo di assicurare l'erogazione continua di servizi pubblici a livello transfrontaliero e prevedere misure di sostegno che promuovano l'innovazione e favoriscano lo scambio di competenze e conoscenze.
Il nuovo regolamento istituirà una struttura di governance dell'interoperabilità allo scopo di creare un ecosistema di soluzioni di interoperabilità condivise per il settore pubblico dell'UE, in particolare attraverso la creazione di spazi di sperimentazione normativa. Le amministrazioni pubbliche nell'UE potranno così contribuire a tali soluzioni e riutilizzarle, innovare insieme e creare valore aggiunto.
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4. I registri delle imprese nell’UE
4.1 BRIS, BORIS, IRI
Nel 2017 l’UE ha avviato l’interconnessione dei registri delle imprese nazionali tramite il sistema BRIS (Business Registers Interconnection System), al fine di rafforzare la trasparenza e la tracciabilità a livello europeo. Il sistema consente l’accesso e lo scambio di informazioni sulle imprese registrate negli Stati membri, facilitando operazioni transfrontaliere, controlli giuridici e tutela dei consumatori.
BRIS si inserisce in un più ampio ecosistema europeo di registri interconnessi, che comprende anche BORIS, per l’accesso alle informazioni sui titolari effettivi, e IRI, relativo ai registri delle insolvenze. In prospettiva, tali strumenti sono destinati a evolvere verso una maggiore interoperabilità, nell’ambito del rafforzamento dell’infrastruttura digitale europea a supporto del mercato unico.
L’accesso ai servizi avviene attraverso il Portale europeo della giustizia elettronica (e-Justice Portal).
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4.2 L’Associazione Europea dei Registri delle imprese (EBRA)
EBRA è l’Associazione Europea dei registri delle imprese, nata nel 2019 dall’unione di due precedenti associazioni. Nonostante sia nata 6 anni fa, vanta oltre 30 anni di storia.
EBRA ha sede a Bruxelles e riunisce 43 membri provenienti da tutta Europa, che gestiscono i registri delle imprese e dei titolari effettivi. EBRA fornisce buone pratiche, gruppi di esperti e conoscenze di settore per promuovere il funzionamento e la tenuta dei registri delle imprese.
Tra le sue attività, EBRA coordina gruppi di lavoro e progetti di ricerca per analizzare politiche emergenti e sfide comuni dei registri. I membri partecipano a gruppi di lavoro di esperti che si occupano di argomenti rilevanti come la titolarità effettiva e le attuali iniziative di diritto societario che riguardano i registri delle imprese. Inoltre, l’associazione finanzia e coordina un progetto internazionale sui dati dei registri delle imprese di tutto il mondo (Business Registry Insights project) e ha di recente costituito un Network di esperti sulla cibersicurezza.
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5. Programmi chiave per la digitalizzazione
Digital Europe Programme
Sostiene la diffusione dell’IA, la cybersicurezza, l’uso dei dati e le competenze digitali avanzate. Gli European Digital Innovation Hubs (EDIH) ne sono una componente centrale.
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Single Market Programme
Promuove la digitalizzazione delle imprese attraverso lo sviluppo di servizi, standard comuni e l’accesso al mercato unico.
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Fondi strutturali (FESR e FSE+)
Cofinanziano progetti digitali a livello locale e regionale, favorendo investimenti in tecnologie, formazione e infrastrutture.
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Programmi trasversali a supporto del digitale:
Erasmus+
Non solo mobilità: Erasmus+ finanzia anche progetti per rafforzare le competenze digitali in ambito VET (istruzione e formazione professionale), upskilling dei lavoratori e cooperazione tra imprese e centri di formazione.
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Horizon Europe
Il principale programma di ricerca e innovazione dell’UE sostiene lo sviluppo di soluzioni digitali avanzate (IA, robotica, data economy, digital twin, ecc.) e la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca.
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InvestEU
Finanzia progetti imprenditoriali innovativi, compresi quelli con una forte componente tecnologica e digitale. Offre anche garanzie e strumenti finanziari accessibili alle PMI.
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