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1. Introduzione

La tecnologia digitale sta trasformando le vite delle imprese e dei cittadini. Nel 2019, l'UE ha lanciato una Strategia digitale per dotare imprese e cittadini di una nuova generazione di tecnologie, contribuendo al contempo al raggiungimento dell'obiettivo di un'Europa a impatto climatico zero entro il 2050.

 

La strategia ha definito le modalità per trasformare questo periodo nel "decennio digitale" dell'Europa. Ha incoraggiato l'innovazione nella tecnologia digitale per mantenere il continente competitivo ma ha anche definito modalità per minimizzarne i rischi negativi. Ha rafforzato la sovranità digitale dell'Europa e ha definito standard, con una chiara attenzione a dati, tecnologia e infrastrutture. 

In tutta Europa, l'UE ha investito miliardi nell'espansione della fibra ottica e del 5G, ha connesso le regioni rurali e ha fornito a centinaia di migliaia di lavoratori le competenze per il futuro digitale. Il percorso per raggiungere gli obiettivi digitali del 2030 richiede sforzi congiunti e collaborazione tra settore privato e pubblico, istituzioni europee e Stati membri.

In questo quadro si inserisce anche la forte spinta dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale, attraverso l’AI Action Plan e lo sviluppo delle AI Factories e delle infrastrutture di calcolo avanzate, con l’obiettivo di favorire l’adozione dell’IA da parte delle imprese, rafforzare l’ecosistema europeo dell’innovazione e garantire un utilizzo della tecnologia sicuro, affidabile e coerente con i valori europei.

2. Digitalizzazione per le PMI: un'opportunità concreta

La trasformazione digitale è una delle massime priorità dell’Unione europea e le PMI sono al centro di questo percorso. Dall’adozione di nuove tecnologie alla formazione sulle competenze digitali, dalla cybersicurezza all’accesso a strumenti finanziari innovativi, l’UE offre alle imprese strumenti concreti per fare il salto digitale. 

  • Ma la strada non è sempre semplice: carenza di competenze, scarsa conoscenza delle opportunità disponibili o difficoltà di accesso ai fondi sono ancora ostacoli reali per molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni. Per questo motivo, l’UE ha introdotto programmi specifici, piattaforme e strumenti pensati per aiutare le PMI a cogliere le opportunità della transizione digitale. 

     

    La trasformazione digitale non è più un’opzione: è il cuore della competitività europea. L’UE investe per aiutare le PMI a innovare, digitalizzarsi e diventare più resilienti.  

     

    La digitalizzazione non è solo una questione di strumenti: è anche una questione di regole. I legislatori europei stanno definendo nuove norme che riguardano da vicino il mondo produttivo: dal regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), alla legge sulla resilienza cibernetica (Cyber Resilience Act), fino al pacchetto sull’interoperabilità e al quadro europeo per i dati. 

     

    Le imprese devono essere informate per tempo su questi cambiamenti normativi, per potersi preparare, adattare e restare competitive in un contesto in rapida evoluzione. Le Camere di commercio possono svolgere un ruolo chiave nel tradurre queste policy in opportunità concrete per le imprese del territorio. 

3. Politiche europee in materia di digitale

3.1. Decennio digitale europeo: obiettivi digitali per il 2030

Il programma strategico per il decennio digitale, che fissa traguardi e obiettivi concreti per il 2030, guida la trasformazione digitale dell'Europa:

Il programma strategico per il decennio digitale 2030 istituisce un ciclo di cooperazione annuale per conseguire gli obiettivi e i traguardi comuni. Tale quadro si basa su un meccanismo di cooperazione annuale che coinvolge la Commissione e gli Stati membri. 

La Commissione riesaminerà gli obiettivi entro il 2026, per fare il punto in merito agli sviluppi tecnologici, economici e sociali.

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3.2. Intelligenza Artificiale: l’Europa scommette sul futuro

L’UE punta su un’IA affidabile, etica e accessibile anche alle PMI. La nuova legge sull’intelligenza artificiale (AI Act) crea un quadro normativo chiaro e innovativo, pensato per proteggere i cittadini e, allo stesso tempo, stimolare la crescita tecnologica delle imprese.

  • Il Libro bianco sull'intelligenza artificiale del febbraio 2020 ha messo in evidenza il ruolo cruciale dell'IA nella società contemporanea e i benefici sociali ed economici previsti in tutti i settori. 

    Successivamente, è stato adottato il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (cd. AI Act), che è entrato progressivamente in vigore nel 2025. Questa legge prevede misure di salvaguardia per l'uso dell'intelligenza artificiale per finalità generali, limita l'uso dei sistemi di identificazione biometrica da parte delle forze dell'ordine, vieta il punteggio sociale e l'uso dell'IA per manipolare o sfruttare le vulnerabilità degli utenti, garantisce il diritto dei consumatori a presentare reclami e ricevere spiegazioni congrue. L'Ufficio per l'IA, istituito a norma del regolamento sull'IA, coordina l'applicazione e l'attuazione a livello dell'UE.

    La normativa classifica i sistemi di IA in quattro categorie di rischio: inaccettabile (vietato), alto, limitato e minimo, con obblighi specifici per ciascuno. Le sanzioni per non conformità possono essere severe, spingendo le imprese a una preparazione attiva e offrendo ai cittadini maggiori tutele e trasparenza nell'interazione con l'IA.

    In parallelo al quadro regolatorio, l’Unione europea ha definito l’AI Continent Action Plan come strumento operativo per tradurre la visione europea sull’intelligenza artificiale in azioni concrete a sostegno della competitività, dell’innovazione e dell’adozione diffusa dell’IA. Il Piano si articola attorno a pilastri chiave e complementari: in primo luogo, il rafforzamento delle infrastrutture strategiche attraverso la creazione di AI Factories e l’accesso a capacità di calcolo avanzate, inclusi supercomputer, per consentire a imprese, startup e centri di ricerca di sviluppare e testare modelli di IA su larga scala; in secondo luogo, la valorizzazione dei dati, promuovendo ecosistemi di dati affidabili, interoperabili e sicuri, in linea con lo European Data Strategy, per alimentare sistemi di IA di alta qualità; un terzo pilastro riguarda il sostegno all’adozione dell’IA da parte delle imprese, in particolare PMI e mid-cap, attraverso strumenti di accompagnamento, sandbox regolamentari, hub di innovazione digitale ed iniziative di trasferimento tecnologico; infine, il Piano pone un forte accento sulle competenze e sui talenti, investendo nella formazione, nel reskilling e nell’attrazione di profili qualificati, nonché sulla diffusione di un’IA affidabile e conforme ai valori europei, pienamente coerente con l’AI Act. Nel suo insieme, l’AI Continent Action Plan mira a colmare il divario tra ricerca e mercato, a ridurre la frammentazione dell’ecosistema europeo dell’IA e a garantire che i benefici dell’intelligenza artificiale siano ampiamente condivisi tra cittadini, imprese e territori.

    Per maggiori informazioni:  link e link

3.3. Competenze digitali: motore per innovare

Il successo della transizione digitale passa anche dalle persone. L’UE promuove le Digital Skills per lavoratori, imprenditori e cittadini. Dalle accademie per le competenze avanzate, alle competenze base, esistono tante occasioni per rafforzare il capitale umano. La transizione digitale non può realizzarsi senza le competenze giuste. Le iniziative europee puntano sia alle competenze di base sia a quelle avanzate in ambiti come cybersecurity, intelligenza artificiale, cloud e dati. 

  • Piattaforma EU Digital Skills & Jobs

    l punto di riferimento europeo per formazione, strumenti, risorse e opportunità in ambito digitale. Include corsi online, buone pratiche, eventi e schede paese. 

     Maggiori informazioni: link  

    Pact for Skills

    Alleanza europea per le competenze: promuove partnership tra imprese, enti pubblici e formazione per aggiornare i lavoratori, inclusi quelli delle PMI. 

    Maggiori informazioni: link

3.4. DSA e DMA per un mercato digitale sicuro

Un elemento essenziale della strategia digitale è la creazione di un mercato unico digitale più sicuro e aperto, che ponga l'accento sui diritti degli utenti e su una concorrenza leale tra le imprese. Ciò è reso possibile da due pilastri legislativi: il regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA) e il regolamento sui mercati digitali (Digital Markets Act – DMA), che rinnovano la legislazione dell'UE sui servizi digitali. 

  • Adottati dai colegislatori nel 2022 ed entrati in vigore nel maggio 2023, garantiscono un quadro normativo unificato per tutta l'Unione. Il DSA stabilisce le responsabilità per i servizi intermediari, in particolare le piattaforme online. Dati i rischi che le grandi piattaforme presentano per la diffusione di contenuti illegali e dannosi, esse sono disciplinate da specifiche linee guida. Il DMA stabilisce le norme per le imprese che abbiano lo status di gatekeeper, rivolgendosi a quelle più esposte alle pratiche sleali; ciò include servizi quali intermediazione online, social network e cloud computing. Sulla base del DSA, la Commissione ha proposto un regolamento volto a razionalizzare la raccolta e la condivisione dei dati per la locazione di alloggi a breve termine. La procedura legislativa si è conclusa con la firma del regolamento finale l'11 aprile 2024.

3.5. Identità Digitale e Wallets:

Creare fiducia online è fondamentale per la crescita sociale ed economica. Il regolamento per l'identificazione elettronica (regolamento (UE)  910/2014) fornisce un quadro normativo che garantisce interazioni digitali sicure tra cittadini, imprese ed enti pubblici. Per conseguire tali obiettivi, nel 2024 è stato adottato un quadro normativo per l'identità digitale europea (regolamento eIDAS 2) grazie a cui, entro il 2030, l'80 % dei cittadini dell'UE potrà accedere in modo sicuro ai servizi pubblici essenziali con un'identità digitale.

 

Gli Stati membri hanno l’obbligo di fornire ai propri cittadini almeno un EUDI Wallet entro 24 mesi dall’adozione degli atti di esecuzione sulle specifiche tecniche. L’Italia, medianti enti come l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), è attivamente impegnata nello sviluppo dell’infrastruttura nazionale e nell’integrazione con i sistemi esistenti come SPID e CIE. Si prevede che i primi EUDI Wallet inizieranno ad essere disponibili per i cittadini in modo più ampio a partire dal 2026, ma il 2025 è l’anno della costruzione delle fondamenta e dei test intensivi.

3.5.1. Il Portafoglio di identità digitale per i cittadini

Sia il settore pubblico che quello privato offrono sempre più servizi online, il che rende sempre più necessaria un'autenticazione digitale sicura. Allo stesso tempo sono ormai evidenti le minacce per la riservatezza online e le persone sono sempre più preoccupate per la profilazione e la sorveglianza.

La risposta a queste sfide è il quadro dell'UE sull'identità digitale, basato sul principio secondo cui tutti dovrebbero sempre avere sotto controllo la propria identità digitale. I portafogli europei di identità digitale sono il mezzo per raggiungere questo obiettivo.

  • L’EUDI Wallet consentirà, tramite un’applicazione mobile personale, ai cittadini dell’UE di:

    • Identificarsi digitalmente in modo sicuro per accedere a servizi pubblici e privati in tutta l’Unione Europea.

    • Conservare e condividere documenti digitali ufficiali (attributi e credenziali) come la carta d’identità, la patente di guida, i titoli di studio, le prescrizioni mediche e altro ancora.

    • Controllare pienamente quali dati condividere, con chi e per quale scopo, secondo i principi della minimizzazione dei dati e della privacy by design.

     

    Sono in corso Progetti pilota su larga scala (LSPs) per testare il funzionamento dei portafogli europei di identità digitale in un'ampia gamma di situazioni, prima che siano lanciati in tutta l'UE. Vi partecipano oltre 350 imprese private e autorità pubbliche in 26 Stati membri e in Norvegia, Islanda e Ucraina. 

    Il primo gruppo di progetti pilota è stato avviato il 1º aprile 2023. Una seconda fase inizierà nel corso del 2025. 

     

    Per maggiori informazioni: link 

3.5.2. Il Portafoglio europeo per le imprese (EBW)

In un significativo passo avanti verso la semplificazione delle operazioni commerciali in tutta l'UE, la Commissione ha proposto un regolamento per istituire portafogli europei per le imprese.

L'European Business Wallet (EBW) modernizzerà e semplificherà le attività economiche all'interno del mercato unico. Rafforzerà la competitività delle imprese europee, con una previsione di risparmio annuo di almeno 150 miliardi di euro, trasformando i potenziali ostacoli in opportunità di crescita e competitività.

  • L'obiettivo generale dell'iniziativa è garantire il corretto funzionamento del mercato interno, fornendo un quadro digitale armonizzato, affidabile e di facile utilizzo per gli operatori economici e gli enti del settore pubblico. Questo strumento è progettato per consentire l'identificazione sicura, l'autenticazione e lo scambio di dati con piena efficacia giuridica attraverso i confini dell'UE. La necessità di questa soluzione nasce dalla frammentazione dell'infrastruttura digitale e dalla persistenza degli oneri amministrativi che ostacolano la competitività europea. Attualmente, solo il 56% dei servizi pubblici è accessibile digitalmente agli utenti transfrontalieri, rispetto all'88% per gli utenti nazionali

    Gli obiettivi specifici della proposta sono:

    1. Ridurre gli oneri amministrativi, snellire i processi di conformità e migliorare l'erogazione dei servizi.

    2. Garantire che gli operatori economici e gli enti del settore pubblico abbiano accesso a un'identificazione digitale sicura e affidabile oltre i confini.

     

    Gli EBW mirano a integrare e complementare il quadro stabilito dal Regolamento sull'Identità Digitale Europea (EUDI), offrendo funzionalità specifiche per le esigenze delle interazioni B2G (Business-to-Government) e B2B (Business-to-Business).

     

    Gli EBW sono definiti come una soluzione digitale che consente ai proprietari di archiviare, gestire e presentare in modo sicuro i dati di identificazione e gli attestati elettronici di attributi verificati. Le funzionalità fondamentali che i fornitori di EBW devono garantire includono:

    • Archiviazione, condivisione e presentazione sicura di attestazioni elettroniche di attributi.

    • Firma tramite firme elettroniche qualificate e apposizione di sigilli elettronici qualificati.

    • Creazione, gestione e delega di mandati a rappresentanti autorizzati.

    • Trasmissione e ricezione di documenti e dati tramite un servizio qualificato di recapito elettronico certificato (QERDS).

    • Accesso a un registro di tutte le transazioni.

     

    Un punto cruciale è il principio di equivalenza giuridica: le azioni eseguite tramite le funzionalità principali di un EBW avranno lo stesso effetto legale di quelle compiute di persona, in formato cartaceo o tramite qualsiasi altro mezzo conforme ai requisiti legali applicabili.

    Gli enti del settore pubblico (compresi gli enti dell'Unione) saranno obbligati a consentire agli operatori economici di utilizzare gli EBW per l'identificazione, l'autenticazione, la firma/sigillatura, la presentazione di documenti e l'invio/ricezione di notifiche nell'ambito di procedure amministrative o di reporting.

     

    I registri sono considerati la fonte autentica (authentic source) per la verifica dei dati. La verifica dei dati è essenziale per l'emissione dei dati di identificazione del proprietario dell'EBW.

    La proposta non intende pregiudicare il funzionamento o il ruolo dei registri delle imprese come fonti autentiche e non altera il modo in cui operano o i dati ivi archiviati; al contrario, si basa e integra l'infrastruttura esistente.

    Se gli attestati elettronici di attributi sono rilasciati da o per conto di una fonte autentica (come un registro delle imprese), il registro stesso potrebbe rilasciare direttamente i dati pertinenti, migliorando ulteriormente la sicurezza e l'affidabilità del processo di identificazione.

     

    L'EUID, già previsto dalla Direttiva (UE) 2017/1132, è l'identificatore che viene assegnato alle società a responsabilità limitata e alle società commerciali (nonché alle future società del 28° regime).

     

    Per maggiori informazioni: link

3.6. Diritto Societario nell’era digitale 

L’Unione Europea sta modernizzando il diritto societario per rispondere alle sfide e alle opportunità dell’era digitale. Le nuove norme mirano a semplificare la creazione e la gestione online delle imprese, promuovendo al tempo stesso la trasparenza e la cooperazione transfrontaliera. Digitalizzare i processi societari significa ridurre costi e tempi per le imprese, rafforzare la competitività del mercato unico e garantire una maggiore accessibilità alle informazioni aziendali. 

  • La Direttiva (UE) 2025/25, entrata in vigore dal 30 gennaio 2025, rappresenta un ulteriore tassello del quadro normativo europeo volto ad ampliare e migliorare l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, a tale scopo intervenendo sulle disposizioni già esistenti.

     

    La Direttiva mira a migliorare la trasparenza delle imprese e la fiducia tra gli Stati membri, nonché a creare pubbliche amministrazioni più interconnesse, riducendo al contempo gli oneri amministrativi per le imprese e gli altri soggetti interessati nelle situazioni transfrontaliere. Contribuirà così a un mercato unico più integrato e digitalizzato per le imprese.

     

    In particolare, la proposta mira a: 

    • rendere più accessibili al pubblico informazioni sulle aziende (ad esempio sulle partnership e sui gruppi di aziende), in particolare a livello UE, attraverso il Business Registers Interconnection System (BRIS) ;

    • garantire che i dati aziendali nei registri delle imprese siano accurati, affidabili e aggiornati, ad esempio prevedendo controlli delle informazioni aziendali prima che vengano inserite nei registri delle imprese in tutti gli Stati membri; 

    • ridurre la burocrazia quando le aziende utilizzano informazioni aziendali dai registri delle imprese in situazioni transfrontaliere, ad esempio eliminando formalità come la necessità di un'apostilla per i documenti aziendali, applicando il principio Once-Only quando le aziende costituiscono filiali e succursali in un altro Stato membro e introducendo un certificato aziendale UE multilingue da utilizzare in situazioni transfrontaliere. Le imprese beneficeranno di una riduzione degli oneri amministrativi stimata in circa 437 milioni di euro all'anno.

3.7. La Strategia europea per l'Unione dei dati

La strategia per l'Unione dei dati, pubblicata a novembre 2025, aumenterà la disponibilità di dati per lo sviluppo dell'IA, la semplificazione delle norme dell'UE in materia di dati e rafforzerà la posizione globale dell'UE sui flussi internazionali di dati.

Per poter competere in questo nuovo mercato globale, l'UE deve essere in grado di alimentare l'IA con dati di alta qualità. La strategia dell'Unione dei dati risponde a questa esigenza di dati di alta qualità in Europa, con l'obiettivo di sfruttare il potenziale inutilizzato dei dati e completare il mercato unico dei dati, come indicato nelle linee guida politiche della Presidente von der Leyen.

  • Grazie alla Data Union Strategy, le imprese avranno un accesso più semplice ed economico ai set di dati e costi di conformità inferiori. I ricercatori e gli innovatori otterranno dati di alta qualità per addestrare l'IA. I consumatori beneficeranno di una maggiore innovazione e di nuovi servizi. 

    La strategia individua tre settori d'azione prioritari basati su:

    • ampliare l'accesso ai dati per l'IA al fine di garantire alle nostre imprese l'accesso ai dati di alta qualità necessari per l'innovazione.

    • semplificare le norme in materia di dati per garantire certezza giuridica alle imprese e ridurre i costi di conformità.

    • salvaguardare la sovranità dell'UE in materia di dati per rafforzare la nostra posizione globale sui flussi internazionali di dati.

     

    Ampliare l'accesso ai dati per l'IA

    Iniziative faro per affrontare le strozzature nei flussi di dati:

    • Avviare i primi laboratori di dati per aumentare la disponibilità dei dati e creare collegamenti tra gli spazi di dati e gli ecosistemi di IA.

    • Ampliare gli spazi comuni europei dei dati, sostenuti da un investimento UE in corso di circa 100 milioni di euro, creando nuovi spazi dei dati in settori chiave, compreso uno spazio dei dati per la difesa.

    • Esplorare fattori abilitanti orizzontali per stimolare l'intera economia dei dati. In particolare, ampliare i set di dati ad alto valore nell'ambito della direttiva sui dati aperti, rendere disponibili 30 milioni di oggetti culturali digitalizzati per la formazione dell'IA, promuovere l'uso di dati sintetici e la produzione dell'UE.

     

    Semplificazione delle norme sui dati

    La strategia dell'Unione dei dati è stata pubblicata insieme al Digital Omnibus, che propone, tra l'altro, modalità per modernizzare e consolidare le leggi dell'UE in materia di dati nel Data Act. Questo aggiornamento dell'acquis renderà le norme più facili da applicare e sosterrà meglio l'innovazione. Per sostenere ulteriormente le imprese nella conformità, la Commissione ha anche pubblicato una serie di documenti guida e iniziative, tra cui: condizioni contrattuali tipo per l'accesso e l'utilizzo dei dati; clausole contrattuali standard per i contratti di cloud computing; un helpdesk legale sul Data Act.

    Nel loro insieme, questi strumenti renderanno il Data Act più facile da consultare, consentendo alle nostre imprese di dedicare più tempo all'innovazione e meno all'amministrazione.

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3.8. Cibersicurezza: proteggere i dati, rafforzare il business 

Sicurezza digitale = fiducia. L’UE promuove una cultura della cybersicurezza a misura di PMI, grazie a strumenti, competenze e supporto dedicati. Le politiche europee in materia aiutano le imprese a proteggersi e a crescere in un mercato sempre più interconnesso. 

L'Agenzia dell'UE per la cibersicurezza (ENISA), con sede ad Atene, si adopera per conseguire un livello comune elevato di cibersicurezza nell'UE. Sostiene gli Stati membri, le istituzioni dell'UE e altri portatori di interessi nel miglioramento della cibersicurezza e nella gestione degli attacchi informatici.

  • Politiche chiave dell'UE in materia di cibersicurezza

    Nel 2022 l'UE ha adottato una direttiva NIS riveduta (NIS 2) per sostituire la direttiva NIS del 2016. Le nuove norme garantiscono un livello comune elevato di cibersicurezza nell'Unione in risposta al panorama di minacce in evoluzione.

    Il regolamento sulla ciberresilienza stabilisce requisiti di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali connessi a internet o ad altri dispositivi, il che garantisce che prodotti quali fotocamere domestiche, frigoriferi, televisori e giocattoli connessi siano sicuri prima della loro immissione sul mercato e durante tutto il loro ciclo di vita.

    Il regolamento sulla cibersolidarietà stabilisce le capacità a livello dell'UE per rendere l'Europa più resiliente e reattiva di fronte alle minacce informatiche, rafforzando allo stesso tempo i meccanismi di cooperazione.

    Il regolamento dell'UE sulla cibersicurezza ha introdotto un sistema europeo di certificazione. In precedenza, i paesi dell'UE utilizzavano sistemi di certificazione della cibersicurezza differenti per i prodotti relativi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), il che ha portato a una frammentazione del mercato e a ostacoli normativi. Con il regolamento sulla cibersicurezza, l'UE ha introdotto un quadro unico di certificazione in tutta l'UE volto a stimolare la fiducia e agevolare il commercio in tutta l'UE. Il quadro fornisce un insieme completo di norme, requisiti tecnici, standard e procedure.

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3.9. Digital Omnibus: semplificazione per le imprese

 Il Digital Omnibus è un pacchetto della Commissione europea volto a semplificare e rendere più coerente il quadro normativo digitale dell’UE, intervenendo su norme esistenti in materia di dati, intelligenza artificiale, cybersecurity e privacy. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi, aumentare la chiarezza regolatoria e sostenere la competitività delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo un mercato digitale europeo più integrato e innovativo.

  • Una riforma orizzontale per semplificare le regole digitali nell’UE

    Il Digital Omnibus è un’iniziativa legislativa della Commissione europea presentata nel novembre 2025 con l’obiettivo di rendere il quadro normativo digitale dell’Unione più semplice, coerente e funzionale. L’approccio non introduce nuove regole, ma interviene in modo mirato sulla normativa esistente per ridurre frammentazioni e sovrapposizioni tra discipline che riguardano dati, privacy, cybersicurezza, intelligenza artificiale e condivisione delle informazioni. La proposta si fonda su una revisione coordinata di strumenti chiave come il GDPR, la direttiva ePrivacy, il Data Act e la NIS2, puntando anche a razionalizzare gli adempimenti, ad esempio attraverso meccanismi comuni di notifica degli incidenti di sicurezza.

    Un capitolo centrale del pacchetto riguarda l’attuazione dell’AI Act, con misure pensate per accompagnare imprese e operatori verso l’adeguamento normativo in modo più graduale e proporzionato. Le modifiche proposte mirano a chiarire gli obblighi applicabili, ridurre la complessità amministrativa e favorire un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale e dei dati, anche attraverso precisazioni sul rapporto tra AI e protezione dei dati personali. Nel complesso, il Digital Omnibus intende creare condizioni più favorevoli allo sviluppo dell’innovazione digitale, riducendo i costi di conformità e sostenendo in particolare la competitività delle PMI nel mercato europeo e internazionale.

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3.10. Europa interoperabile

L'agenda digitale pone l'accento sull'e-government e sulla cooperazione transfrontaliera nel settore pubblico. Nel marzo 2024, a seguito della proposta della Commissione del novembre 2022, è stato adottato il regolamento su un'Europa interoperabile (Interoperable Europe) per migliorare i servizi pubblici nell'UE. 

  • Il regolamento punta a istituire un nuovo quadro di cooperazione per le amministrazioni pubbliche dell'UE allo scopo di assicurare l'erogazione continua di servizi pubblici a livello transfrontaliero e prevedere misure di sostegno che promuovano l'innovazione e favoriscano lo scambio di competenze e conoscenze.

    Il nuovo regolamento istituirà una struttura di governance dell'interoperabilità allo scopo di creare un ecosistema di soluzioni di interoperabilità condivise per il settore pubblico dell'UE, in particolare attraverso la creazione di spazi di sperimentazione normativa. Le amministrazioni pubbliche nell'UE potranno così contribuire a tali soluzioni e riutilizzarle, innovare insieme e creare valore aggiunto.

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4. I registri delle imprese nell’UE

4.1. BRIS, BORIS, IRI

Per garantire una maggiore trasparenza e tracciabilità a livello europeo, nel 2017 l’UE ha avviato l’interconnessione dei registri delle imprese nazionali tramite il sistema BRIS (Business Registers Interconnection System). Questo sistema consente l’accesso e lo scambio automatico di informazioni sulle imprese registrate negli Stati membri, facilitando operazioni transfrontaliere, controlli legali e protezione dei consumatori. 

 

BRIS verrà ulteriormente rafforzato e integrato con BORIS (cioè il sistema di interconnessione del registro dei titolari effettivi) e IRI (sistema di interconnessione dei registri nazionali sulle insolvenze). 

 

Si accede al BRIS dal Portale e-Justice gestito dalla Commissione Europea.

 

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4.2. L’Associazione Europea dei Registri delle imprese (EBRA)

EBRA è l’Associazione Europea dei registri delle imprese, nata nel 2019 dall’unione di due precedenti associazioni. Nonostante sia nata 6 anni fa, vanta oltre 30 anni di storia.

 

EBRA ha sede a Bruxelles e riunisce 43 membri da tutta Europa, che gestiscono i registri delle imprese e dei titolari effettivi. EBRA fornisce buone pratiche, gruppi di esperti e conoscenze di settore per promuovere il funzionamento e la tenuta dei registri delle imprese.  

Tra le sue attività, EBRA coordina gruppi di lavoro e progetti di ricerca per analizzare politiche emergenti e sfide comuni dei registri. I membri partecipano a gruppi di lavoro di esperti che si occupano di argomenti rilevanti come la titolarità effettiva e le attuali iniziative di diritto societario che riguardano i registri delle imprese. Inoltre, l’associazione finanzia e coordina un progetto internazionale sui dati dei registri impresa di tutto il mondo (Business Registry Insights project) e ha di recente costituito un Network di esperti sulla cibersicurezza. 

 

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5. Programmi chiave per la digitalizzazione

Digital Europe Programme 

Sostiene la diffusione dell’IA, la cybersicurezza, l’uso dei dati e le competenze digitali avanzate. Gli European Digital Innovation Hubs (EDIH) ne sono una componente centrale. 

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Single Market Programme 

Promuove la digitalizzazione delle imprese attraverso lo sviluppo di servizi, standard comuni e l’accesso al mercato unico.

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Fondi strutturali (FESR e FSE+) 

Cofinanziano progetti digitali a livello locale e regionale, favorendo investimenti in tecnologie, formazione e infrastrutture.  

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Programmi trasversali a supporto del digitale:

 

Erasmus+ 

Non solo mobilità: Erasmus+ finanzia anche progetti per rafforzare le competenze digitali in ambito VET (istruzione e formazione professionale), upskilling dei lavoratori e cooperazione tra imprese e centri di formazione. 

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Horizon Europe 

Il principale programma di ricerca e innovazione dell’UE sostiene lo sviluppo di soluzioni digitali avanzate (IA, robotica, data economy, digital twin, ecc.) e la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca. 

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InvestEU 

Finanzia progetti imprenditoriali innovativi, compresi quelli con una forte componente tecnologica e digitale. Offre anche garanzie e strumenti finanziari accessibili alle PMI. 

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