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1. Introduzione

La trasformazione digitale rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento per l’economia, le imprese e i cittadini europei. In questo contesto, l’Unione europea ha definito negli ultimi anni una strategia volta a rafforzare la competitività del continente, promuovere l’innovazione e accompagnare la transizione verso un’economia più sostenibile e resiliente.

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Con la Strategia digitale lanciata nel 2019, l’UE ha delineato la visione del “decennio digitale”, fissando obiettivi e priorità per sostenere lo sviluppo di tecnologie, infrastrutture e competenze, nonché per rafforzare la sovranità tecnologica europea. Avviato con la strategia del 2019, questo percorso si è sviluppato nel quadro del decennio digitale europeo ed è stato ulteriormente rilanciato nel 2025 attraverso nuove iniziative orientate alla competitività, alla semplificazione normativa e al rafforzamento della sovranità tecnologica europea. Ne è derivato un insieme sempre più ampio di misure legislative, programmi di investimento e strumenti di sostegno finalizzati a creare un ecosistema digitale più integrato, sicuro e favorevole all’innovazione.

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In questo quadro si inserisce anche la crescente centralità dell’intelligenza artificiale nelle politiche europee. Attraverso iniziative dedicate allo sviluppo dell’ecosistema dell’IA e alla definizione di regole comuni per il suo utilizzo, l’Unione punta a sostenere l’adozione della tecnologia da parte delle imprese, promuovere l’innovazione e garantire un impiego sicuro e coerente con i valori europei. 

2. Digitalizzazione per le PMI: un'opportunità concreta

La trasformazione digitale è una delle massime priorità dell’Unione europea e le PMI sono al centro di questo percorso. Dall’adozione di nuove tecnologie alla formazione sulle competenze digitali, dalla cybersicurezza all’accesso a strumenti finanziari innovativi, l’UE offre alle imprese strumenti concreti per accelerare il processo di digitalizzazione. 

  • Permangono tuttavia ostacoli rilevanti, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, legati alla carenza di competenze, alla limitata conoscenza delle opportunità disponibili e alle difficoltà di accesso agli strumenti di supporto e finanziamento. Per rispondere a queste esigenze, l’Unione europea ha progressivamente sviluppato programmi specifici volti ad accompagnare le PMI nella transizione digitale e rafforzare le capacità di innovazione del sistema produttivo.

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    La digitalizzazione si accompagna a una progressiva e necessaria evoluzione del quadro regolatorio europeo. In questo contesto si inseriscono i principali interventi normativi dell’UE in materia di intelligenza artificiale, cybersicurezza, interoperabilità e dati, destinati a incidere sempre più direttamente sull’attività delle imprese.

     

    In questo scenario, diventa essenziale per le PMI poter contare su informazioni tempestive, orientamento qualificato e strumenti di supporto capaci di tradurre le politiche europee in opportunità concrete di adeguamento, investimento e crescita. 

3. Politiche europee in materia di digitale

3.1 Decennio digitale europeo: obiettivi per il 2030

Il programma strategico per il decennio digitale 2030 definisce gli obiettivi comuni dell’Unione europea per la trasformazione digitale e istituisce un meccanismo di cooperazione e monitoraggio tra la Commissione e gli Stati membri. Le priorità riguardano quattro ambiti: competenze digitali, infrastrutture, digitalizzazione delle imprese e servizi pubblici digitali.

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Per le imprese, gli obiettivi comprendono il raggiungimento di almeno un livello di intensità digitale di base da parte di oltre il 90% delle PMI e l’utilizzo di servizi cloud, analisi dei dati o intelligenza artificiale da parte di almeno il 75% delle imprese europee.

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Il rapporto sullo stato del Decennio digitale 2026 evidenzia i progressi compiuti, ma anche la necessità di colmare divari nelle competenze, nelle infrastrutture e nell’adozione delle tecnologie. Per le PMI, restano centrali l’accesso alla formazione, ai servizi di accompagnamento e agli ecosistemi di innovazione.

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Le valutazioni europee e nazionali orientano l’aggiornamento delle misure necessarie per raggiungere gli obiettivi al 2030.

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3.2 Intelligenza artificiale

L’Unione europea considera l’intelligenza artificiale una leva strategica per la competitività, l’innovazione e la sovranità tecnologica. Il suo approccio combina il sostegno alla ricerca e all’adozione industriale con la tutela della sicurezza e dei diritti fondamentali.

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Il quadro europeo si fonda sull’AI Act, che introduce regole proporzionate ai rischi, e su iniziative per rafforzare infrastrutture, competenze e utilizzo dell’IA nelle imprese. Nel 2026, il Digital Omnibus sull’IA ha aggiornato alcune disposizioni del regolamento e il calendario di applicazione degli obblighi per i sistemi ad alto rischio.

  • L’approccio europeo all’intelligenza artificiale si sviluppa lungo due direttrici complementari: la definizione di un quadro normativo comune e il rafforzamento delle capacità di innovazione, delle infrastrutture e dell’adozione delle tecnologie. Il Libro bianco pubblicato dalla Commissione nel febbraio 2020 ha contribuito a delineare questo percorso, promuovendo un ecosistema di eccellenza e fiducia.

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    L’AI Act e le modifiche del Digital Omnibus

    Il regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica progressivamente. Adotta un approccio basato sul rischio: vieta determinate pratiche, stabilisce requisiti per i sistemi ad alto rischio e introduce obblighi di trasparenza per specifiche applicazioni. Prevede inoltre disposizioni dedicate ai modelli di IA per finalità generali.

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    Il Digital Omnibus sull’IA, entrato in vigore il 27 luglio 2026, introduce modifiche mirate per semplificare l’attuazione del regolamento, chiarire alcune responsabilità e migliorare il coordinamento con la normativa settoriale. Il calendario aggiornato prevede l’applicazione delle disposizioni sui sistemi ad alto rischio autonomi dal 2 dicembre 2027 e sui sistemi ad alto rischio incorporati nei prodotti dal 2 agosto 2028. Questi rinvii riguardano specifiche disposizioni e non sospendono l’intero AI Act.

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    Per le imprese, gli obblighi dipendono sia dalle caratteristiche del sistema sia dal ruolo svolto, ad esempio come fornitore o utilizzatore.

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    Le iniziative per lo sviluppo e l’adozione dell’IA

    Parallelamente, l’UE sostiene la dimensione industriale e applicativa dell’intelligenza artificiale. L’AI Continent Action Plan, presentato nell’aprile 2025, punta a rafforzare le capacità europee attraverso infrastrutture di calcolo, accesso ai dati, competenze e sviluppo delle tecnologie.

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    La strategia Apply AI, presentata nell’ottobre 2025, mira ad accelerare l’adozione dell’IA nei settori industriali e nei servizi pubblici, con particolare attenzione alle PMI. Il sostegno all’adozione passa anche attraverso servizi di sperimentazione, formazione e assistenza, che aiutano le imprese a individuare soluzioni adatte alle proprie esigenze.

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3.3 Competenze digitali: motore per innovare

Il successo della transizione digitale passa anche dalle persone. L’UE promuove le Digital Skills per lavoratori, imprenditori e cittadini. Dalle accademie per le competenze avanzate, alle competenze base, esistono tante occasioni per rafforzare il capitale umano. La transizione digitale non può realizzarsi senza le competenze giuste. Le iniziative europee puntano sia alle competenze di base sia a quelle avanzate in ambiti come cybersecurity, intelligenza artificiale, cloud e dati. 

  • Piattaforma EU Digital Skills & Jobs

    l punti di riferimento europeo per formazione, strumenti, risorse e opportunità in ambito digitale. Include corsi online, buone pratiche, eventi e schede paese. 

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    Pact for Skills

    Alleanza europea per le competenze: promuove partnership tra imprese, enti pubblici e formazione per aggiornare i lavoratori, inclusi quelli delle PMI. 

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3.4 DSA e DMA per un mercato digitale sicuro

Un elemento essenziale della strategia digitale è la creazione di un mercato unico digitale più sicuro e aperto, che ponga l'accento sui diritti degli utenti e su una concorrenza leale tra le imprese. Ciò è reso possibile da due pilastri legislativi: il regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA) e il regolamento sui mercati digitali (Digital Markets Act – DMA), che rinnovano la legislazione dell'UE sui servizi digitali. 

  • Adottati dai colegislatori nel 2022 ed entrati in vigore nel maggio 2023, garantiscono un quadro normativo unificato per tutta l'Unione. Il DSA stabilisce le responsabilità per i servizi intermediari, in particolare le piattaforme online. Dati i rischi che le grandi piattaforme presentano per la diffusione di contenuti illegali e dannosi, esse sono disciplinate da specifiche linee guida. Il DMA stabilisce le norme per le imprese che abbiano lo status di gatekeeper, rivolgendosi a quelle più esposte alle pratiche sleali; ciò include servizi quali intermediazione online, social network e cloud computing. Sulla base del DSA, la Commissione ha proposto un regolamento volto a razionalizzare la raccolta e la condivisione dei dati per la locazione di alloggi a breve termine. La procedura legislativa si è conclusa con la firma del regolamento finale l'11 aprile 2024.

3.5 Identità Digitale e Wallets

L’identità digitale e i servizi fiduciari consentono a cittadini, imprese e amministrazioni di identificarsi, firmare documenti e scambiare informazioni in modo sicuro. Il regolamento eIDAS, aggiornato nel 2024 dal regolamento (UE) 2024/1183, istituisce il quadro europeo per l’identità digitale e introduce i portafogli europei di identità digitale, gli EUDI Wallet.

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Gli Stati membri devono rendere disponibili i wallet entro la fine del 2026, secondo le specifiche comuni europee. Il loro utilizzo è volontario e permette agli utenti di mantenere il controllo sulle informazioni personali condivise.

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Il quadro contribuisce all’obiettivo del Decennio digitale di offrire a tutti i cittadini, entro il 2030, la possibilità di accedere a un’identità digitale sicura e riconosciuta nell’Unione. A questa evoluzione si affianca la proposta di un Portafoglio europeo per le imprese, dedicato alle interazioni digitali tra operatori economici e con le amministrazioni.

3.5.1 Il Portafoglio di identità digitale per i cittadini

La direttiva sulla digitalizzazione del diritto societario

La direttiva (UE) 2025/25, entrata in vigore il 30 gennaio 2025, amplia e migliora l’utilizzo degli strumenti e dei processi digitali nel diritto societario. La direttiva mira a rendere le informazioni societarie più accessibili e affidabili, rafforzare la cooperazione tra amministrazioni e ridurre gli oneri nelle procedure transfrontaliere. ​In particolare, la proposta mira a: 

  • Migliorare l’accessibilità delle informazioni societarie, comprese quelle sulle società di persone e sui gruppi societari, attraverso il sistema di interconnessione dei registri delle imprese (BRIS).

  • Rafforzare l’accuratezza, l’affidabilità e l’aggiornamento dei dati conservati nei registri delle imprese, anche attraverso controlli preventivi sulle informazioni da iscrivere.

  • Ridurre gli oneri nelle procedure transfrontaliere, semplificando le formalità relative ai documenti societari e favorendo il riutilizzo delle informazioni già disponibili nei registri secondo il principio Once Only, in particolare nella costituzione di società controllate e nell’apertura di succursali in un altro Stato membro.

  • Introdurre strumenti comuni, tra cui un certificato europeo della società multilingue e una procura digitale europea, per agevolare l’utilizzo delle informazioni societarie e la dimostrazione dei poteri di rappresentanza nelle procedure transfrontaliere.

 

L’attuazione di queste misure contribuirà a rendere le procedure più semplici, mantenendo la certezza giuridica e il ruolo dei registri nella verifica delle informazioni.

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EU Inc.: la proposta di un quadro societario europeo facoltativo

Il 18 marzo 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento EU Inc., nell’ambito dell’iniziativa sul cosiddetto “28° regime”. La proposta mira a offrire alle imprese una forma societaria europea facoltativa, affiancata ai regimi nazionali, per facilitarne la costituzione e l’attività transfrontaliera.

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La digitalizzazione costituisce uno degli elementi centrali dell’iniziativa: procedure online, modelli armonizzati e riutilizzo dei dati dovrebbero ridurre tempi, costi e adempimenti nelle diverse fasi della vita societaria.

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Il dossier è ancora all’esame dei colegislatori. Al Parlamento europeo, la commissione competente per il merito è la commissione giuridica, JURI, dove la proposta è in attesa della decisione della commissione.

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Tra i temi rilevanti figurano l’organizzazione dell’interfaccia digitale europea, il collegamento con BRIS e il ruolo dei registri nazionali. La definizione dei flussi informativi e delle responsabilità nella verifica, nell’aggiornamento e nella correzione dei dati sarà essenziale per coniugare semplificazione e affidabilità delle informazioni societarie.

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  • Il Portafoglio europeo di identità digitale consentirà agli utenti di gestire la propria identità e le proprie attestazioni attraverso un’applicazione personale.

     

    Le funzionalità previste comprendono:

    • Identificarsi in modo sicuro per accedere a servizi pubblici e privati, anche in altri Stati membri.

    • Conservare e presentare documenti e attestazioni digitali, come la patente di guida e i titoli di studio, secondo la disponibilità dei servizi.

    • Condividere soltanto le informazioni necessarie, ad esempio dimostrando la propria età senza comunicare tutti i dati del documento d’identità.

    • Firmare elettronicamente documenti, con firme elettroniche qualificate gratuite per le persone fisiche per uso non professionale.

     

    Il controllo dell’utente e la minimizzazione dei dati sono elementi centrali del sistema. L’obiettivo è semplificare l’accesso ai servizi, limitando la condivisione non necessaria di informazioni personali.

    La preparazione dei wallet è stata accompagnata da progetti pilota su larga scala, finanziati attraverso il programma Europa digitale.

     

    I primi quattro progetti, avviati nell’aprile 2023, hanno coinvolto oltre 350 soggetti pubblici e privati di 26 Stati membri, oltre a Norvegia, Islanda e Ucraina. Le sperimentazioni hanno riguardato casi d’uso quali l’accesso ai servizi pubblici, l’apertura di conti bancari, la presentazione della patente, i pagamenti, le qualifiche formative e le firme elettroniche. I risultati contribuiscono a verificare le specifiche tecniche e a migliorare sicurezza, interoperabilità e facilità d’uso in vista della disponibilità dei wallet nei diversi Stati membri.

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3.5.2 Il Portafoglio europeo per le imprese (EBW)

In un significativo passo avanti verso la semplificazione delle operazioni commerciali in tutta l'UE, la Commissione ha proposto un regolamento per istituire portafogli europei per le imprese.

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L'European Business Wallet (EBW) modernizzerà e semplificherà le attività economiche all'interno del mercato unico. Rafforzerà la competitività delle imprese europee, con una previsione di risparmio annuo di almeno 150 miliardi di euro, trasformando i potenziali ostacoli in opportunità di crescita e competitività.

  • L'obiettivo generale dell'iniziativa è garantire il corretto funzionamento del mercato interno, fornendo un quadro digitale armonizzato, affidabile e di facile utilizzo per gli operatori economici e gli enti del settore pubblico.

     

    Questo strumento è progettato per consentire l'identificazione sicura, l'autenticazione e lo scambio di dati con piena efficacia giuridica attraverso i confini dell'UE. La necessità di questa soluzione nasce dalla frammentazione dell'infrastruttura digitale e dalla persistenza degli oneri amministrativi che ostacolano la competitività europea. Attualmente, solo il 56% dei servizi pubblici è accessibile digitalmente agli utenti transfrontalieri, rispetto all'88% per gli utenti nazionali.

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    Gli obiettivi specifici della proposta sono:

    1. Ridurre gli oneri amministrativi, snellire i processi di conformità e migliorare l'erogazione dei servizi.

    2. Garantire che gli operatori economici e gli enti del settore pubblico abbiano accesso a un'identificazione digitale sicura e affidabile oltre i confini.

     

    Gli EBW mirano a integrare e complementare il quadro stabilito dal Regolamento sull'Identità Digitale Europea (EUDI), offrendo funzionalità specifiche per le esigenze delle interazioni B2G (Business-to-Government) e B2B (Business-to-Business).

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    Gli EBW sono definiti come una soluzione digitale che consente ai proprietari di archiviare, gestire e presentare in modo sicuro i dati di identificazione e gli attestati elettronici di attributi verificati. Le funzionalità fondamentali che i fornitori di EBW devono garantire includono:

    • Archiviazione, condivisione e presentazione sicura di attestazioni elettroniche di attributi.

    • Firma tramite firme elettroniche qualificate e apposizione di sigilli elettronici qualificati.

    • Creazione, gestione e delega di mandati a rappresentanti autorizzati.

    • Trasmissione e ricezione di documenti e dati tramite un servizio qualificato di recapito elettronico certificato (QERDS).

    • Accesso a un registro di tutte le transazioni.

     

    La proposta prevede che le operazioni effettuate attraverso le funzionalità principali del wallet abbiano un’efficacia giuridica equivalente a quelle svolte attraverso altri mezzi conformi alla normativa applicabile. Prevede inoltre obblighi di accettazione da parte degli enti del settore pubblico per determinate interazioni, tra cui identificazione, autenticazione, presentazione di documenti e comunicazioni nell’ambito delle procedure amministrative. L’obiettivo è rendere più semplici le interazioni transfrontaliere e ridurre il ricorso a verifiche manuali o documenti cartacei.

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    Il sistema si fonda sulla verifica dei dati attraverso fonti autentiche, tra cui i registri delle imprese. La proposta preserva il loro ruolo e si integra con le infrastrutture esistenti, senza modificarne le competenze o i dati conservati. Le informazioni provenienti dai registri contribuiscono a garantire l’affidabilità dell’identificazione e delle attestazioni utilizzate nel wallet. Per le società registrate, l’EUID, l’identificativo unico europeo previsto dal diritto societario, rappresenta un elemento di collegamento con il sistema dei registri.

    I registri sono considerati la fonte autentica (authentic source) per la verifica dei dati. La verifica dei dati è essenziale per l'emissione dei dati di identificazione del proprietario dell'EBW.

    Lo stato dell’iter legislativo

    Il 9 giugno 2026 il Consiglio ha adottato la propria posizione negoziale. Tra gli elementi principali figurano la complementarità con i sistemi nazionali, il mantenimento dei requisiti amministrativi e procedurali applicabili e il rafforzamento delle condizioni di autorizzazione e supervisione dei fornitori.

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    La configurazione definitiva degli EBW e i relativi tempi di attuazione dipenderanno dai triloghi in programma nei prossimi mesi.

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3.6 Diritto Societario nell’era digitale 

L’Unione europea promuove la digitalizzazione del diritto societario per semplificare le procedure, migliorare l’accessibilità e l’affidabilità delle informazioni sulle imprese e agevolare le attività transfrontaliere.

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La direttiva (UE) 2025/25, già adottata, rafforza lo scambio di dati tra registri e introduce strumenti comuni, tra cui il certificato europeo della società e la procura digitale europea. Valorizza inoltre il principio Once Only, per ridurre la richiesta di informazioni già disponibili alle amministrazioni.

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A questo quadro si affianca la proposta EU Inc., presentata nel marzo 2026 e ancora in esame, che mira a istituire una forma societaria europea facoltativa, con procedure digitali e regole comuni per operare nel mercato unico.

  • La Direttiva (UE) 2025/25, entrata in vigore dal 30 gennaio 2025, rappresenta un ulteriore tassello del quadro normativo europeo volto ad ampliare e migliorare l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, intervenendo sulle disposizioni già esistenti.

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    La Direttiva mira a migliorare la trasparenza delle imprese e la fiducia tra gli Stati membri, nonché a creare pubbliche amministrazioni più interconnesse, riducendo al contempo gli oneri amministrativi per le imprese e gli altri soggetti interessati nelle situazioni transfrontaliere. Contribuirà così a un mercato unico più integrato e digitalizzato per le imprese.

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    In particolare, la proposta mira a: 

    • rendere più accessibili al pubblico informazioni sulle aziende (ad esempio sulle partnership e sui gruppi di aziende), in particolare a livello UE, attraverso il Business Registers Interconnection System (BRIS) ;

    • garantire che i dati aziendali nei registri delle imprese siano accurati, affidabili e aggiornati, ad esempio prevedendo controlli delle informazioni aziendali prima che vengano inserite nei registri delle imprese in tutti gli Stati membri; 

    • ridurre la burocrazia quando le aziende utilizzano informazioni aziendali dai registri delle imprese in situazioni transfrontaliere, ad esempio eliminando formalità come la necessità di un'apostilla per i documenti aziendali, applicando il principio Once-Only quando le aziende costituiscono filiali e succursali in un altro Stato membro e introducendo un certificato aziendale UE multilingue da utilizzare in situazioni transfrontaliere.

     

    Secondo le stime della Commissione europea, queste misure potranno generare una riduzione degli oneri amministrativi per le imprese pari a circa 437 milioni di euro all’anno.

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    Tra gli sviluppi futuri del diritto societario europeo si inserisce anche la proposta EU Inc., con cui la Commissione europea intende introdurre un quadro societario europeo opzionale per facilitare la costituzione e la crescita transfrontaliera delle imprese innovative. Pur trattandosi di una proposta ancora in fase legislativa, essa si colloca nel più ampio percorso di semplificazione, digitalizzazione e rafforzamento del mercato unico per le imprese.

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3.7 La Strategia europea per l'Unione dei dati

La Strategia europea sui dati rappresenta il quadro di riferimento con cui l’Unione europea intende creare un mercato unico dei dati: uno spazio sicuro, affidabile e interoperabile in cui cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni possano accedere, condividere e utilizzare dati in modo controllato, nel rispetto dei diritti fondamentali.

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La Strategia mira a favorire la creazione di spazi comuni europei dei dati, affinché una maggiore quantità di dati possa essere resa disponibile per l’economia e la società, garantendo al tempo stesso che imprese e individui mantengano il controllo sui dati che generano. Il quadro è stato ulteriormente sviluppato nel novembre 2025 con la nuova Data Union Strategy, che pone particolare attenzione alla disponibilità di dati di qualità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, alla semplificazione delle regole europee sui dati e al rafforzamento della posizione dell’UE nei flussi internazionali di dati.

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  • L’obiettivo della Strategia è promuovere l’innovazione, la competitività e la sovranità digitale dell’Europa, sostenendo lo sviluppo di settori economici basati sui dati e facilitando la diffusione di soluzioni digitali etiche e sostenibili in ambiti chiave come la sanità, la mobilità, l’ambiente, l’energia, l’industria e la pubblica amministrazione.

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    Al centro di questo approccio vi sono fiducia, interoperabilità, sicurezza e apertura: elementi essenziali per costruire un’economia dei dati a misura di persona e capace di rafforzare la competitività del mercato unico.

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    In questo quadro si inserisce il Data Act, entrato in vigore l’11 gennaio 2024 e applicabile dal 12 settembre 2025, che stabilisce norme armonizzate per l’accesso ai dati e il loro utilizzo equo. Il regolamento chiarisce chi può accedere ai dati, a quali condizioni e come questi possano essere utilizzati per creare valore, con particolare attenzione ai dati generati da prodotti connessi e servizi correlati.

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    Il Data Act integra il Data Governance Act, applicabile da settembre 2023, che disciplina processi e strutture per facilitare la condivisione volontaria e sicura dei dati. Mentre il Data Governance Act favorisce la fiducia nei meccanismi di condivisione dei dati, il Data Act definisce le condizioni per l’accesso e l’utilizzo dei dati.

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    Nel loro insieme, questi strumenti contribuiscono alla creazione di un mercato unico europeo dei dati, promuovendo un accesso più affidabile, sicuro e trasparente ai dati e sostenendone l’utilizzo in settori economici strategici e in aree di interesse pubblico.

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3.8 Cibersicurezza: proteggere i dati, rafforzare il business 

La cibersicurezza è una condizione essenziale per la competitività delle imprese e la fiducia nel mercato unico digitale. L’Unione europea ha adottato norme per rafforzare la sicurezza delle organizzazioni, dei prodotti e delle infrastrutture, affiancandole a nuove proposte per semplificare gli obblighi e migliorare la risposta alle minacce.

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Tra gli sviluppi più recenti figura l’applicazione, dall’11 settembre 2026, degli obblighi di segnalazione previsti dal Cyber Resilience Act per i produttori di hardware e software. Gli obblighi principali del regolamento si applicheranno dall’11 dicembre 2027.

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A questo quadro si aggiunge il pacchetto presentato dalla Commissione il 20 gennaio 2026, che propone una revisione del Cybersecurity Act e modifiche mirate alla direttiva NIS2, con attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento TIC, alla certificazione e alla riduzione degli oneri amministrativi.

  • Negli ultimi anni l’Unione europea ha rafforzato il proprio quadro normativo in materia di cibersicurezza attraverso strumenti complementari:

    • La direttiva NIS2, che amplia gli obblighi di gestione dei rischi e di notifica degli incidenti per i soggetti rientranti nel suo ambito di applicazione.

    • Il Cyber Resilience Act, che introduce requisiti di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali, compresi hardware e software.

    • Il Cyber Solidarity Act, volto a rafforzare la capacità europea di individuare le minacce, prepararsi agli incidenti e rispondere alle emergenze informatiche.

     

    Cyber Resilience Act

    Il regolamento (UE) 2024/2847, noto come Cyber Resilience Act, mira a garantire che i prodotti con elementi digitali siano progettati, sviluppati e mantenuti secondo requisiti comuni di cibersicurezza.

    Dall’11 settembre 2026, i produttori devono segnalare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti. Le notifiche sono trasmesse attraverso la piattaforma unica di segnalazione predisposta da ENISA, che consente di indirizzare le informazioni al CSIRT competente e all’Agenzia europea.

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    Gli obblighi principali del regolamento si applicheranno dall’11 dicembre 2027 e riguarderanno, tra l’altro, i requisiti di sicurezza, la gestione delle vulnerabilità e la valutazione della conformità. Per i produttori di hardware e software, comprese le PMI interessate, è quindi importante individuare i prodotti rientranti nel quadro e predisporre processi adeguati per la gestione e la segnalazione delle vulnerabilità.

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    Il pacchetto sulla cibersicurezza del gennaio 2026

    Il 20 gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto comprendente una proposta di revisione del Cybersecurity Act e una proposta di direttiva con modifiche mirate alla NIS2.

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    Queste iniziative devono completare l’iter legislativo e si distinguono dalle norme già adottate.

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    La revisione proposta interviene sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento TIC, sulla semplificazione del quadro europeo di certificazione e sul rafforzamento del ruolo di ENISA nel sostegno agli Stati membri e nella gestione delle minacce.

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    Le modifiche alla NIS2 mirano inoltre a rendere più chiari e gestibili alcuni obblighi, facilitando la supervisione dei soggetti transfrontalieri e riducendo la complessità amministrativa. Per le imprese, sarà essenziale assicurare coerenza tra le diverse disposizioni, procedure interoperabili e strumenti di accompagnamento proporzionati alle dimensioni e alle attività degli operatori.

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3.9 Digital Omnibus: semplificazione per le imprese

Il Digital Omnibus è il settimo pacchetto di semplificazione presentato dalla Commissione europea nel novembre 2025.

  

Il pacchetto mira a rendere il quadro normativo digitale dell’Unione più semplice e funzionale, intervenendo in modo mirato sulla legislazione esistente in materia di dati, intelligenza artificiale, cybersecurity e privacy. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi e sostenere la competitività delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo un mercato digitale europeo più integrato e innovativo. 

  • Il Digital Omnibus si articola in due proposte: una finalizzata a semplificare il quadro legislativo digitale dell’UE e una volta a facilitare l’attuazione delle norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale.

     

    In questa prospettiva, il pacchetto adotta un approccio volto a ridurre frammentazioni e sovrapposizioni tra i principali strumenti normativi digitali dell’UE, tra cui il GDPR, la direttiva ePrivacy, il Data Act e la NIS2. L’obiettivo è semplificare gli adempimenti previsti dalla normativa vigente e rafforzare la coerenza complessiva del quadro regolatorio, anche attraverso un migliore coordinamento degli obblighi di notifica e reporting.

     

    La seconda proposta interviene invece sull’attuazione dell’AI Act, introducendo misure pensate per accompagnare imprese e operatori verso un adeguamento normativo graduale e proporzionato. Le modifiche proposte intendono chiarire gli obblighi applicabili, ridurre la complessità amministrativa e favorire un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale e dei dati. Nel complesso, il Digital Omnibus intende creare condizioni più favorevoli allo sviluppo dell’innovazione digitale e ridurre i costi di conformità per le imprese.

     

    Il Digital Omnibus è attualmente all’esame dei co-legislatori europei. In riferimento alla proposta relativa all’IA, il 13 marzo 2026, il Consiglio dell’UE ha adottato la propria posizione, confermando l’impostazione generale della Commissione volta a semplificare l’attuazione delle norme armonizzare in materia di IA. A seguito dell’adozione del mandato negoziale del Consiglio, sono ora attesi i negoziati con il Parlamento europeo.

     

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3.9 Europa interoperabile

L’agenda digitale europea pone particolare attenzione all’e-government e alla cooperazione transfrontaliera tra le pubbliche amministrazioni. In questo quadro si inserisce il Regolamento (UE) 2024/903 su un’Europa interoperabile (Interoperable Europe Act), adottato nel 2024 ed entrato in vigore l’11 aprile 2024, con l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità dei servizi pubblici digitali nell’Unione europea.

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L’interoperabilità consente alle amministrazioni pubbliche di cooperare e scambiare dati in modo più efficace, anche oltre i confini nazionali. Per cittadini e imprese, ciò può tradursi in servizi pubblici digitali più semplici, accessibili e coordinati, riducendo duplicazioni, tempi e oneri amministrativi nelle procedure transfrontaliere.

  • Il Regolamento istituisce un nuovo quadro di cooperazione per le amministrazioni pubbliche dell’UE, con l’obiettivo di garantire l’erogazione continua e coordinata di servizi pubblici digitali a livello transfrontaliero. Prevede inoltre misure di sostegno per promuovere l’innovazione, favorire lo scambio di competenze e conoscenze e incoraggiare il riutilizzo di soluzioni digitali condivise.

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    Il nuovo quadro introduce una governance europea dell’interoperabilità, volta a creare un ecosistema comune di soluzioni interoperabili per il settore pubblico. Le amministrazioni pubbliche potranno contribuire allo sviluppo di tali soluzioni, riutilizzarle e innovare congiuntamente, anche attraverso strumenti come gli spazi di sperimentazione normativa.

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    Per le imprese, un settore pubblico più interoperabile può facilitare l’accesso ai servizi digitali, semplificare gli adempimenti amministrativi e rendere più fluide le interazioni con le pubbliche amministrazioni in altri Stati membri. In questo modo, l’Interoperable Europe Act contribuisce al rafforzamento del mercato unico digitale e alla modernizzazione dei servizi pubblici europei.

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4. I registri delle imprese nell’UE

4.1 BRIS, BORIS, IRI

Nel 2017 l’UE ha avviato l’interconnessione dei registri delle imprese nazionali tramite il sistema BRIS (Business Registers Interconnection System), al fine di rafforzare la trasparenza e la tracciabilità a livello europeo. Il sistema consente l’accesso e lo scambio di informazioni sulle imprese registrate negli Stati membri, facilitando operazioni transfrontaliere, controlli giuridici e tutela dei consumatori.

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BRIS si inserisce in un più ampio ecosistema europeo di registri interconnessi, che comprende anche BORIS, per l’accesso alle informazioni sui titolari effettivi, e IRI, relativo ai registri delle insolvenze. In prospettiva, tali strumenti sono destinati a evolvere verso una maggiore interoperabilità, nell’ambito del rafforzamento dell’infrastruttura digitale europea a supporto del mercato unico.

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L’accesso ai servizi avviene attraverso il Portale europeo della giustizia elettronica (e-Justice Portal). 

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4.2 L’Associazione Europea dei Registri delle imprese (EBRA)

EBRA è l’Associazione europea dei registri delle imprese, nata nel 2019 dall’unione di due precedenti associazioni. Raccoglie un’esperienza di cooperazione internazionale maturata nell’arco di oltre trent’anni.

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Con sede a Bruxelles, riunisce 42 membri provenienti da Paesi europei, appartenenti e non appartenenti all’UE.

 

L’associazione promuove lo scambio di buone pratiche, competenze e conoscenze per migliorare il funzionamento dei registri delle imprese e dei titolari effettivi.

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Tra le sue attività, EBRA coordina gruppi di esperti e progetti di ricerca sulle politiche emergenti e sulle sfide comuni ai registri, con particolare attenzione alla titolarità effettiva, all’evoluzione del diritto societario e alla cibersicurezza. Finanzia e coordina inoltre il Business Registry Insights project, dedicato alla raccolta e all’analisi di dati sui registri delle imprese a livello mondiale.

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5. Programmi chiave per la digitalizzazione

Digital Europe Programme 

Sostiene la diffusione dell’IA, la cybersicurezza, l’uso dei dati e le competenze digitali avanzate. Gli European Digital Innovation Hubs (EDIH) ne sono una componente centrale. 

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Single Market Programme 

Promuove la digitalizzazione delle imprese attraverso lo sviluppo di servizi, standard comuni e l’accesso al mercato unico.

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Fondi strutturali (FESR e FSE+) 

Cofinanziano progetti digitali a livello locale e regionale, favorendo investimenti in tecnologie, formazione e infrastrutture.  

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Programmi trasversali a supporto del digitale:

 

Erasmus+ 

Non solo mobilità: Erasmus+ finanzia anche progetti per rafforzare le competenze digitali in ambito VET (istruzione e formazione professionale), upskilling dei lavoratori e cooperazione tra imprese e centri di formazione. 

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Horizon Europe 

Il principale programma di ricerca e innovazione dell’UE sostiene lo sviluppo di soluzioni digitali avanzate (IA, robotica, data economy, digital twin, ecc.) e la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca. 

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InvestEU 

Finanzia progetti imprenditoriali innovativi, compresi quelli con una forte componente tecnologica e digitale. Offre anche garanzie e strumenti finanziari accessibili alle PMI. 

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