Dossier eGovernment
Sommario

1. Che cos’è l’eGovernment
L’eGovernment rappresenta l’insieme delle politiche e delle tecnologie che permettono a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni di interagire in modo sicuro ed efficiente attraverso strumenti digitali. Non si tratta solo di digitalizzare i servizi pubblici, ma di creare un ecosistema europeo interoperabile, basato su fiducia, trasparenza e tutela dei dati personali.
Attraverso iniziative come l’Identità Digitale Europea, il Portafoglio per i cittadini e per le imprese, la strategia sui dati e le nuove norme sulla cibersicurezza, l’Unione Europea punta a garantire un accesso semplice e sicuro ai servizi pubblici e privati in tutti gli Stati membri.
L’obiettivo è duplice: da un lato favorire la crescita economica e la competitività del mercato unico, dall’altro rafforzare i diritti digitali delle persone, offrendo strumenti concreti per un’Europa più inclusiva, innovativa e sicura.
2. Identità Digitale: il Portafoglio europeo per cittadini e per le imprese
Creare fiducia online è fondamentale per la crescita sociale ed economica. Il regolamento per l'identificazione elettronica (regolamento (UE) 910/2014) fornisce un quadro normativo che garantisce interazioni digitali sicure tra cittadini, imprese ed enti pubblici. Per conseguire tali obiettivi, nel 2024 è stato adottato il nuovo quadro normativo per l'identità digitale europea (regolamento (UE) 2024/1183, c.d. eIDAS 2), che introduce il Portafoglio europeo di identità digitale (EUDI Wallet). Il nuovo quadro contribuisce agli obiettivi del Decennio Digitale, che prevedono che entro il 2030 tutti i cittadini dell’UE abbiano accesso a mezzi di identificazione elettronica sicuri e riconosciuti in tutta l’Unione. Gli Stati membri hanno l’obbligo di fornire almeno un EUDI Wallet entro 24 mesi dall’entrata in vigore degli atti di esecuzione sulle specifiche tecniche. Il 2026 rappresenta quindi un anno centrale per il passaggio dalla fase di sperimentazione alla progressiva diffusione dei portafogli europei.
In Italia, lo sviluppo dell’EUDI Wallet si inserisce nel più ampio Sistema IT-Wallet, che comprende un portafoglio digitale pubblico integrato nell’app IO e, progressivamente, portafogli digitali privati. Nel corso del 2026 è proseguito l’adeguamento del sistema nazionale al quadro europeo: IT-Wallet ha superato i 12 milioni di attivazioni e l’ambiente nazionale di test è stato aperto anche ai fornitori privati di portafogli digitali, con l’obiettivo di verificarne l’interoperabilità con l’infrastruttura nazionale e preparare il progressivo allineamento all’EUDI Wallet.
2.1 Il Portafoglio di identità digitale per i cittadini
La diffusione dei servizi online rende sempre più importante poter dimostrare la propria identità in modo sicuro, mantenendo il controllo sui dati personali.
Il quadro europeo per l’identità digitale risponde a questa esigenza attraverso gli EUDI Wallet: portafogli digitali che permetteranno a cittadini e residenti di identificarsi, conservare attestazioni e condividere le informazioni necessarie per accedere a servizi pubblici e privati in tutta l’Unione.
Gli Stati membri devono rendere disponibili i wallet entro la fine del 2026. Il loro utilizzo sarà volontario e si baserà su requisiti comuni di sicurezza, protezione dei dati e interoperabilità.
Il Portafoglio europeo di identità digitale consentirà agli utenti di gestire la propria identità e le proprie attestazioni attraverso un’applicazione personale.
Le funzionalità previste comprendono:
• Identificarsi in modo sicuro per accedere a servizi pubblici e privati, anche in altri Stati membri.
• Conservare e presentare documenti e attestazioni digitali, come la patente di guida e i titoli di studio, secondo la disponibilità dei servizi.
• Condividere soltanto le informazioni necessarie, ad esempio dimostrando la propria età senza comunicare tutti i dati del documento d’identità.
• Firmare elettronicamente documenti, con firme elettroniche qualificate gratuite per le persone fisiche per uso non professionale.
Il controllo dell’utente e la minimizzazione dei dati sono elementi centrali del sistema. L’obiettivo è semplificare l’accesso ai servizi, limitando la condivisione non necessaria di informazioni personali.
La preparazione dei wallet è stata accompagnata da progetti pilota su larga scala, finanziati attraverso il programma Europa digitale.
I primi quattro progetti, avviati nell’aprile 2023, hanno coinvolto oltre 350 soggetti pubblici e privati di 26 Stati membri, oltre a Norvegia, Islanda e Ucraina. Le sperimentazioni hanno riguardato casi d’uso quali l’accesso ai servizi pubblici, l’apertura di conti bancari, la presentazione della patente, i pagamenti, le qualifiche formative e le firme elettroniche. I risultati contribuiscono a verificare le specifiche tecniche e a migliorare sicurezza, interoperabilità e facilità d’uso in vista della disponibilità dei wallet nei diversi Stati membri.
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2.2 Il Portafoglio europeo per le imprese (EBW)
Mentre l’EUDI Wallet è pensato per i cittadini, la Commissione Europea ha annunciato, tramite la Comunicazione “A Competitiveness Compass for the EU”, una soluzione specifica per le entità giuridiche: l’European Business Wallet. Il Portafoglio europeo per le imprese (EBW) punta a fornire alle imprese un portafoglio digitale europeo per gestire in modo sicuro e standardizzato le proprie credenziali aziendali, accedere ai servizi pubblici e privati nei diversi Stati membri e facilitare l’interoperabilità transfrontaliera.
Concepito come un ambiente digitale controllato, l’EBW permetterà alle imprese di:
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dimostrare in modo certificato l’identità della persona giuridica;
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fornire prove digitali della rappresentanza legale, della sede, della forma giuridica, della iscrizione nel registro delle imprese, etc.;
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condividere documenti strutturati (es. visura camerale, licenze, certificati) in modo affidabile e conforme agli standard europei;
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accedere a servizi online transfrontalieri, incluse gare d'appalto, autorizzazioni, rapporti con pubbliche amministrazioni o partner privati.
Questa innovazione mira a semplificare l’interazione digitale delle imprese in tutta l’UE, rafforzando la fiducia e l’efficienza nelle transazioni transfrontaliere. Si fonda sul principio di "once-only" e sulla piena interoperabilità tra sistemi nazionali, nel rispetto delle regole europee sulla privacy, la sicurezza informatica e la protezione dei dati.
Per l’Italia, e in particolare per la rete camerale che gestisce il registro delle imprese attraverso Infocamere, lo sviluppo dell’European Business Wallet rappresenta un passaggio strategico, ma anche una sfida operativa.
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3. Diritto Societario nell’Era Digitale
L’Unione europea promuove la digitalizzazione del diritto societario per semplificare le procedure, migliorare l’accessibilità e l’affidabilità delle informazioni sulle imprese e agevolare le attività transfrontaliere.
La direttiva (UE) 2025/25, già adottata, rafforza lo scambio di dati tra registri e introduce strumenti comuni, tra cui il certificato europeo della società e la procura digitale europea. Valorizza inoltre il principio Once Only, per ridurre la richiesta di informazioni già disponibili alle amministrazioni.
A questo quadro si affianca la proposta EU Inc., presentata nel marzo 2026 e ancora in esame, che mira a istituire una forma societaria europea facoltativa, con procedure digitali e regole comuni per operare nel mercato unico.
La direttiva sulla digitalizzazione del diritto societario
La direttiva (UE) 2025/25, entrata in vigore il 30 gennaio 2025, amplia e migliora l’utilizzo degli strumenti e dei processi digitali nel diritto societario.
La direttiva mira a rendere le informazioni societarie più accessibili e affidabili, rafforzare la cooperazione tra amministrazioni e ridurre gli oneri nelle procedure transfrontaliere. In particolare, la proposta mira a:
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Migliorare l’accessibilità delle informazioni societarie, comprese quelle sulle società di persone e sui gruppi societari, attraverso il sistema di interconnessione dei registri delle imprese (BRIS).
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Rafforzare l’accuratezza, l’affidabilità e l’aggiornamento dei dati conservati nei registri delle imprese, anche attraverso controlli preventivi sulle informazioni da iscrivere.
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Ridurre gli oneri nelle procedure transfrontaliere, semplificando le formalità relative ai documenti societari e favorendo il riutilizzo delle informazioni già disponibili nei registri secondo il principio Once Only, in particolare nella costituzione di società controllate e nell’apertura di succursali in un altro Stato membro.
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Introdurre strumenti comuni, tra cui un certificato europeo della società multilingue e una procura digitale europea, per agevolare l’utilizzo delle informazioni societarie e la dimostrazione dei poteri di rappresentanza nelle procedure transfrontaliere.
L’attuazione di queste misure contribuirà a rendere le procedure più semplici, mantenendo la certezza giuridica e il ruolo dei registri nella verifica delle informazioni.
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EU Inc.: la proposta di un quadro societario europeo facoltativo
Il 18 marzo 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento EU Inc., nell’ambito dell’iniziativa sul cosiddetto “28° regime”. La proposta mira a offrire alle imprese una forma societaria europea facoltativa, affiancata ai regimi nazionali, per facilitarne la costituzione e l’attività transfrontaliera.
La digitalizzazione costituisce uno degli elementi centrali dell’iniziativa: procedure online, modelli armonizzati e riutilizzo dei dati dovrebbero ridurre tempi, costi e adempimenti nelle diverse fasi della vita societaria.
Il dossier è ancora all’esame dei colegislatori. Al Parlamento europeo, la commissione competente per il merito è la commissione giuridica, JURI, dove la proposta è in attesa della decisione della commissione.
Tra i temi rilevanti figurano l’organizzazione dell’interfaccia digitale europea, il collegamento con BRIS e il ruolo dei registri nazionali. La definizione dei flussi informativi e delle responsabilità nella verifica, nell’aggiornamento e nella correzione dei dati sarà essenziale per coniugare semplificazione e affidabilità delle informazioni societarie.
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4. La Strategia europea in materia di dati
La Strategia europea sui dati rappresenta il quadro di riferimento con cui l’Unione europea intende creare un mercato unico dei dati: uno spazio sicuro, affidabile e interoperabile in cui cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni possano accedere, condividere e utilizzare dati in modo controllato, nel rispetto dei diritti fondamentali.
La Strategia mira a favorire la creazione di spazi comuni europei dei dati, affinché una maggiore quantità di dati possa essere resa disponibile per l’economia e la società, garantendo al tempo stesso che imprese e individui mantengano il controllo sui dati che generano. Il quadro è stato ulteriormente sviluppato nel novembre 2025 con la nuova Data Union Strategy, che pone particolare attenzione alla disponibilità di dati di qualità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, alla semplificazione delle regole europee sui dati e al rafforzamento della posizione dell’UE nei flussi internazionali di dati.
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L’obiettivo della Strategia è promuovere l’innovazione, la competitività e la sovranità digitale dell’Europa, sostenendo lo sviluppo di settori economici basati sui dati e facilitando la diffusione di soluzioni digitali etiche e sostenibili in ambiti chiave come la sanità, la mobilità, l’ambiente, l’energia, l’industria e la pubblica amministrazione.
Al centro di questo approccio vi sono fiducia, interoperabilità, sicurezza e apertura: elementi essenziali per costruire un’economia dei dati a misura di persona e capace di rafforzare la competitività del mercato unico.
In questo quadro si inserisce il Data Act, entrato in vigore l’11 gennaio 2024 e applicabile dal 12 settembre 2025, che stabilisce norme armonizzate per l’accesso ai dati e il loro utilizzo equo. Il regolamento chiarisce chi può accedere ai dati, a quali condizioni e come questi possano essere utilizzati per creare valore, con particolare attenzione ai dati generati da prodotti connessi e servizi correlati.
Il Data Act integra il Data Governance Act, applicabile da settembre 2023, che disciplina processi e strutture per facilitare la condivisione volontaria e sicura dei dati. Mentre il Data Governance Act favorisce la fiducia nei meccanismi di condivisione dei dati, il Data Act definisce le condizioni per l’accesso e l’utilizzo dei dati.
Nel loro insieme, questi strumenti contribuiscono alla creazione di un mercato unico europeo dei dati, promuovendo un accesso più affidabile, sicuro e trasparente ai dati e sostenendone l’utilizzo in settori economici strategici e in aree di interesse pubblico.
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5. Cibersicurezza: proteggere i dati, rafforzare il business
La cibersicurezza è una condizione essenziale per la competitività delle imprese e la fiducia nel mercato unico digitale. L’Unione europea ha adottato norme per rafforzare la sicurezza delle organizzazioni, dei prodotti e delle infrastrutture, affiancandole a nuove proposte per semplificare gli obblighi e migliorare la risposta alle minacce.
Tra gli sviluppi più recenti figura l’applicazione, dall’11 settembre 2026, degli obblighi di segnalazione previsti dal Cyber Resilience Act per i produttori di hardware e software. Gli obblighi principali del regolamento si applicheranno dall’11 dicembre 2027.
A questo quadro si aggiunge il pacchetto presentato dalla Commissione il 20 gennaio 2026, che propone una revisione del Cybersecurity Act e modifiche mirate alla direttiva NIS2, con attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento TIC, alla certificazione e alla riduzione degli oneri amministrativi.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha rafforzato il proprio quadro normativo in materia di cibersicurezza attraverso strumenti complementari:
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La direttiva NIS2, che amplia gli obblighi di gestione dei rischi e di notifica degli incidenti per i soggetti rientranti nel suo ambito di applicazione.
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Il Cyber Resilience Act, che introduce requisiti di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali, compresi hardware e software.
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Il Cyber Solidarity Act, volto a rafforzare la capacità europea di individuare le minacce, prepararsi agli incidenti e rispondere alle emergenze informatiche.
Cyber Resilience Act
Il regolamento (UE) 2024/2847, noto come Cyber Resilience Act, mira a garantire che i prodotti con elementi digitali siano progettati, sviluppati e mantenuti secondo requisiti comuni di cibersicurezza.
Dall’11 settembre 2026, i produttori devono segnalare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti. Le notifiche sono trasmesse attraverso la piattaforma unica di segnalazione predisposta da ENISA, che consente di indirizzare le informazioni al CSIRT competente e all’Agenzia europea.
Gli obblighi principali del regolamento si applicheranno dall’11 dicembre 2027 e riguarderanno, tra l’altro, i requisiti di sicurezza, la gestione delle vulnerabilità e la valutazione della conformità. Per i produttori di hardware e software, comprese le PMI interessate, è quindi importante individuare i prodotti rientranti nel quadro e predisporre processi adeguati per la gestione e la segnalazione delle vulnerabilità.
Il pacchetto sulla cibersicurezza del gennaio 2026
Il 20 gennaio 2026 la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto comprendente una proposta di revisione del Cybersecurity Act e una proposta di direttiva con modifiche mirate alla NIS2. Queste iniziative devono completare l’iter legislativo e si distinguono dalle norme già adottate.
La revisione proposta interviene sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento TIC, sulla semplificazione del quadro europeo di certificazione e sul rafforzamento del ruolo di ENISA nel sostegno agli Stati membri e nella gestione delle minacce.
Le modifiche alla NIS2 mirano inoltre a rendere più chiari e gestibili alcuni obblighi, facilitando la supervisione dei soggetti transfrontalieri e riducendo la complessità amministrativa. Per le imprese, sarà essenziale assicurare coerenza tra le diverse disposizioni, procedure interoperabili e strumenti di accompagnamento proporzionati alle dimensioni e alle attività degli operatori.
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6. Europa interoperabile
L’agenda digitale europea pone particolare attenzione all’e-government e alla cooperazione transfrontaliera tra le pubbliche amministrazioni. In questo quadro si inserisce il Regolamento (UE) 2024/903 su un’Europa interoperabile (Interoperable Europe Act), adottato nel 2024 ed entrato in vigore l’11 aprile 2024, con l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità dei servizi pubblici digitali nell’Unione europea.
L’interoperabilità consente alle amministrazioni pubbliche di cooperare e scambiare dati in modo più efficace, anche oltre i confini nazionali. Per cittadini e imprese, ciò può tradursi in servizi pubblici digitali più semplici, accessibili e coordinati, riducendo duplicazioni, tempi e oneri amministrativi nelle procedure transfrontaliere.
Il Regolamento istituisce un nuovo quadro di cooperazione per le amministrazioni pubbliche dell’UE, con l’obiettivo di garantire l’erogazione continua e coordinata di servizi pubblici digitali a livello transfrontaliero. Prevede inoltre misure di sostegno per promuovere l’innovazione, favorire lo scambio di competenze e conoscenze e incoraggiare il riutilizzo di soluzioni digitali condivise.
Il nuovo quadro introduce una governance europea dell’interoperabilità, volta a creare un ecosistema comune di soluzioni interoperabili per il settore pubblico. Le amministrazioni pubbliche potranno contribuire allo sviluppo di tali soluzioni, riutilizzarle e innovare congiuntamente, anche attraverso strumenti come gli spazi di sperimentazione normativa.
Per le imprese, un settore pubblico più interoperabile può facilitare l’accesso ai servizi digitali, semplificare gli adempimenti amministrativi e rendere più fluide le interazioni con le pubbliche amministrazioni in altri Stati membri. In questo modo, l’Interoperable Europe Act contribuisce al rafforzamento del mercato unico digitale e alla modernizzazione dei servizi pubblici europei.
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7. I registri delle imprese nell’UE
7.1 BRIS
Per garantire una maggiore trasparenza e tracciabilità a livello europeo, nel 2017 l’UE ha avviato l’interconnessione dei registri delle imprese nazionali tramite il sistema BRIS (Business Registers Interconnection System). Questo sistema consente l’accesso e lo scambio automatico di informazioni sulle imprese registrate negli Stati membri, facilitando operazioni transfrontaliere, controlli legali e protezione dei consumatori.
BRIS verrà ulteriormente rafforzato e integrato con BORIS (cioè il sistema di interconnessione del registro dei titolari effettivi) e IRI (sistema di interconnessione dei registri nazionali sulle insolvenze).
Si accede al BRIS dal Portale e-Justice gestito dalla Commissione Europea.
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7.2 L’Associazione Europea dei Registri delle imprese (EBRA)
EBRA è l’Associazione Europea dei registri delle imprese, nata nel 2019 dall’unione di due precedenti associazioni. Nonostante sia nata 6 anni fa, vanta oltre 30 anni di storia.
EBRA ha sede a Bruxelles e riunisce 43 membri provenienti da tutta Europa, che gestiscono i registri delle imprese e dei titolari effettivi. EBRA fornisce buone pratiche, gruppi di esperti e conoscenze di settore per promuovere il funzionamento e la tenuta dei registri delle imprese.
Tra le sue attività, EBRA coordina gruppi di lavoro e progetti di ricerca per analizzare politiche emergenti e sfide comuni dei registri. I membri partecipano a gruppi di lavoro di esperti che si occupano di argomenti rilevanti come la titolarità effettiva e le attuali iniziative di diritto societario che riguardano i registri delle imprese. Inoltre, l’associazione finanzia e coordina un progetto internazionale sui dati dei registri impresa di tutto il mondo (Business Registry Insights project) e ha di recente costituito un Network di esperti sulla cibersicurezza.
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